MOLESTIE RAPPRESENTANZA PARITARIA

È il tempo delle donne

Dopo un secolo e mezzo di storia, la socialdemocrazia tedesca elegge la sua prima leader, Andrea Nahles. [Ph. WikipediaCommons]
Fabrizia Giuliani
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Dopo un secolo e mezzo di storia, la socialdemocrazia tedesca elegge la sua prima leader, Andrea Nahles. La notizia c’è e infatti viene registrata ovunque, ma bisogna allargare il fuoco per cogliere fino in fondo la novità di un passaggio non certo riducibile ad una contesa tra linee politiche interne alla SPD. La prima segretaria socialdemocratica è una notizia, un inedito, perché viene eletta in un contesto nel quale le donne sono complessivamente protagoniste. La corsa alla segreteria è stata una partita tra due donne, Nahles e Simone Lange che vedeva sullo sfondo un’altra protagonista, la Cancelliera Angela Merkel alla guida del governo di GroKo di cui l’SPD è parte e sulla cui partecipazione non ha mai cessato di discutere.

Ma il punto non è quanto sia conforme alle aspettative la percentuale ottenuta da Nahles, o quali siano i suoi giudizi sul governo; la notizia è rappresentata invece dal fatto che anche in un paese dell’Europa centrale, e non più solo nella virtuosa ma assai lontana Scandinavia, la politica diventi risolutamente questione di donne. C’è da augurarsi che la notizia venga colta (per dare un nome alle cose bisogna vederle e non sempre accade), ma soprattutto c’è da augurarsi che l’onda del cambiamento si spinga altrove in Europa.

Da sinistra: Andrea Nahles alla guida della SPD; Angela Merkel Cancelliera federale della Germania; Annegrette Kramp Karrenbauer leader dei Cristiani Democratici (CDU) nel piccolo stato francofono del Saarland;

Da sinistra: Andrea Nahles alla guida della SPD; Angela Merkel Cancelliera federale della Germania; Annegrette Kramp Karrenbauer leader dei Cristiani Democratici (CDU) nel piccolo stato francofono del Saarland;

Dagli Usa è venuto un segnale forte: nel suo 100° anniversario la giuria del Pulitzer ha scelto di premiare per il servizio pubblico – public service, una voce ad hoc nella rosa dei riconoscimenti – Jodi Kantor e Megan Twohey del New York Times, e Ronan Farrow della rivista The New Yorker, per le inchieste sugli abusi partite dal caso Weinstein.

La redazione del New York Times con Jodi Kantor e Megan Twohey (rispettivamente terza e quarta da sinistra) che, per le loro inchieste sulle molestie sessuali sulle donne, hanno conquistato il Premio Pulitzer 2018. / Ansa

La redazione del New York Times con Jodi Kantor e Megan Twohey (rispettivamente terza e quarta da sinistra) che, per le loro inchieste sulle molestie sessuali sulle donne, hanno conquistato il Premio Pulitzer 2018. / Ansa

Affermare, come ha fatto la giuria, che i reportage capaci di far emergere la ‘normalità’ delle molestie nei luoghi di lavoro hanno una valenza esemplare, non è solo un atto coraggioso, ma una scelta politica che rovescia il senso comune per il quale quest’ordine di vicende sono e restano ‘questioni di donne’, estranee all’interesse generale.

L’idea che tra le donne e la polis vi sia un rapporto di reciproca estraneità, che l’opinione pubblica – cittadini, elettori, lettori – sia un insieme unicamente maschile è una convinzione arretrata e misogina, ma ancora viva, capace di guidare orientamenti e decisioni. È la materia della quale è fatto il tetto di cristallo con cui deve misurarsi il cammino delle donne, che però, come vediamo avanza. La scelta del Pulitzer mostra quanto questa materia sia sempre meno invisibile, la vicenda tedesca mostra come ormai siano profonde le crepe che la segnano. Time’s up, o se si ha nostalgia: The times they are a changing…

 

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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