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Cancellare la madre è un abominio

Roberta Trucco
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“Gabicce come Torino: l’anagrafe comunale iscrive i gemellini nati da una coppia di padri”: così LaRepubblica titola l’articolo in cui si dice che sono stati registrati all’anagrafe del comune di residenza dei genitori due gemellini nati negli USA. Dimenticando forse che nessuno è mai nato da un uomo, o almeno non ancora, il giornale dunque non rende noto da chi e come i piccoli sarebbero venuti al mondo. Di poche ore fa è anche la notizia dei tecnici dell’anagrafe del Comune di Roma che “per la prima volta hanno effettuato una trascrizione completa e ‘spontanea’, ovvero senza l’intervento di un giudice, di una bimba nata in Canada riconoscendone subito i due papà, tali grazie alla gestazione per altri” che almeno qui viene nominata.

Ciò che non deve però sfuggire è che l’iscrizione al registro di cui si parla nelle notizie, sancisce la cancellazione della madre e della sua storia (benché inconsciamente nel bambino resterà per sempre) affinché la pratica di mercato, e il conseguente “rispetto” del contratto firmato da entrambi le parti, si possa espletare totalmente. Nella pratica della maternità surrogata il bambino infatti viene commissionato da genitori pretendenti e una volta acquistato come prodotto finito, viene registrato. L’anagrafe funziona in pratica come il notaio quando registra la compravendita di un immobile, assicurando così tutti i diritti previsti dalla Stato in cui avviene la registrazione.

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In questo caso la cancellazione delle madre è totale, come fosse un corpo-fabbrica, che agendo dietro libero consenso – come una fabbrica possa esercitare un consenso libero non è dato saperlo – appena sfornato il prodotto-bambino, deve pacificamente sparire. Il feto è trattato come un oggetto, non possiede né un’anima e né un cuore che batte, fino al momento in cui, tra le braccia di chi se lo è comprato, diventa un bambino a tutti gli effetti: acquista il suo valore antropologico di essere umano a cui, giustamente, vanno riconosciuti i suoi diritti e di cui la comunità si deve far carico.

Sconcerta che questa pratica disumana e figlia del traffico di essere umani ci venga raccontata come “un atto di civiltà dovuto”, parole del Sindaco e, in un certo senso, anche nella scelta redazionale di chi ci riferisce la notizia in questo modo. Far credere che la maternità surrogata sia la strada per il raggiungimento della piena libertà e autodeterminazione delle donne è un trucco spietato del perverso capitalismo odierno. Le donne lo devono sapere e capire: qui è in gioco il nostro senso stesso di essere umani, non in quanto esseri parziali, costole di Adamo, ma come pezzi unici e interi, persone! Diciamolo: la violenza passa attraverso la cancellazione di ciò che siamo! Come per i femminicidi, cancellare la madre è un abominio.

 

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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