BATTAGLIE MOLESTIE

Perché il rinvio del Nobel fa la differenza

Fabrizia Giuliani
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C’è da essere grati a Matilda Gustavsson, trentun’anni, giornalista del Dagens Nyherter di Stoccolma, che con il suo lavoro d’inchiesta ha squarciato il velo sul lato oscuro del Nobel e dell’idilliaca Scandinavia. E però si commette un errore a liquidare la vicenda scrivendo “Nessuno è perfetto”, nemmeno quell’area dell’Europa che ha fatto della parità di genere e del rispetto di ogni diversità una forma di vita collettiva.

Matilda Gustavsson, giornalista del Dagens Nyherter di Stoccolma [Ph. MarieClaire http://www.marieclaire.fr/nobel-scandale-sexuel-suede,1263652.asp]

Non basta cavarsela indicando la polvere che il politicamente corretto nasconde sotto il tappeto, per almeno due ragioni. La prima è che questa non è la notizia. Il fatto che il Nobel – come il Pulitzer, Premio dei premi – salti e venga rinviato, è senza dubbio alcuno una cosa enorme. Ma l’enormità non è nel fatto che anche nella civilissima Svezia le molestie sono pratica diffusa, la notizia è che l’accertamento di quel fatto cambia il corso delle cose, che il Premio alla Letteratura, prestigioso appuntamento atteso dalla comunità internazionale viene cancellato e rinviato. Il contrario, insomma del far finta di nulla o del “The show must go on”. Lo scandalo è riconosciuto come tale, la tutela della dignità delle donne è ritenuta seria tanto da mettere in gioco prestigio e identità nazionale.

È chiaro a tutti che le molestie sono ovunque, ma il punto è se una comunità, un paese abbiano più o meno la forza per riconoscerli e combatterli. Se pesa di più il prestigio dell’Istituzione, Azienda, Casa di produzione, Scuola, Ateneo, Partito, Fabbrica che dà lavoro, Corpo di Polizia o Arma, o la parola – e la vita – delle donne. Per questo c’è da dire grazie a Maria e alle donne che hanno parlato, e per questo è davvero fuorviante da noi, dove l’onda molestie fatica anche solo ad essere riconosciuta e condannata come tale, cavarsela dicendo accade anche lì. Se gli abusi sono ovunque, prendersi la responsabilità di chiamarli per nome e dare credito alle denunce fa la differenza, eccome se la fa.

 

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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