Maternità Parliamone

Un’immagine diversa della maternità

Maternità e Creatività è il titolo dell’incontro che lo scorso 16 marzo si è svolto nell’ambito del programma del Laboratorio ‘Sguardi sulle differenze’ de La Sapienza di Roma, dedicato quest’anno al tema donna e creatività.

 

L’idea di prevedere un incontro sulla maternità e la sua componente creativa, in un momento in cui il tema della maternità è al centro di dibattiti complessi e a volte faticosi, è nata con l’intento di provare a spostare l’attenzione sugli aspetti vitali e costruttivi che l’esperienza della maternità potenzialmente porta con sé. All’incontro del 16 marzo alla Sapienza, si sono confrontati, come relatori, Caterina Botti e Tommaso Gennaro, moderati da Serena Sapegno: a partire dai testi “Il bambino della notte”, di Silvia Veggetti Finzi, e “Partorire con il corpo, partorire con la mente” di Francesca Rigotti, i relatori hanno affrontato la relazione tra maternità e creatività, dialogando con le varie sollecitazioni che i partecipanti in aula e il gruppo di lettura interno al Laboratorio hanno posto loro.

Molti i temi emersi dalla discussione: tra questi, la relazione esistente tra maternità e creatività e quella tra la condizione di donna e quella di madre. Caterina Botti ha ribadito con forza l’importanza di riconoscere nella maternità non la realizzazione del femminile, ma una sua importante possibilità: è importante non assolutizzare l’esperienza del materno, per non riproporre la definizione patriarcale del femminile, e per non escludere le tantissime donne che non sono attraversate da una domanda su questa esperienza.

Diversi interventi hanno però sottolineato l’esigenza di riappropriarsi oggi, soprattutto da parte della generazione di donne più giovani, di un’idea di maternità che superi la dicotomia tra maternità come destino unico e assoluto – non integrabile con l’espressione di altre parti di sé – oppure rinuncia ad essa e rimozione. Il rischio è quello che la difesa da una identificazione totalizzante – in termini sia simbolici che materiali – finisca per far immaginare la maternità solo in termini di sacrificio e annullamento, e di rimuoverla come possibilità della propria vita.

 

…dimenticarci il materno significa dimenticare l’essere umano. Per cui occorre riappropriarsi della maternità come capacità umana [cit. Caterina Botti]

 

In che modo è possibile provare a costruire un’immagine diversa di questa esperienza? Come ha sostenuto nel dibattito Serena Sapegno, per la prima volta, da alcuni decenni le donne hanno la possibilità di poter pensare alla maternità, di simbolizzare questa esperienza: di trattarla come oggetto di pensiero, a contatto con quanto accade nel loro corpo. E questo è un fatto molto significativo, poiché quest’esperienza, fino ad ora, è stata priva di riflessione ed è rimasta muta. Di fatto, “l’essere due” non è mai stato pensato: comprendere e dare valore, da parte delle donne, a ciò che avviene durante la gravidanza e la maternità e tradurlo in un discorso condiviso, è importante per riappropriarsi attivamente di un’esperienza e di una scelta, ma anche per colmare un vuoto di coscienza e conoscenza umana.

Serena Sapegno: problematizzare l'esperienza della maternità tra onnipotenza e vulnerabilità

Pubblicato da Sguardi sulle Differenze su venerdì 16 marzo 2018

Che strumenti può offrire, la categoria della creatività?  In che senso la gravidanza e la maternità costituiscono delle esperienze creative, che contribuiscono a formare un modo originale di stare nel mondo?

Durante la gestazione, le donne sperimentano un’esperienza di fusione con l’altro: si dispongono a contenere dentro se stesse qualcosa che avrà vita autonoma e a cui, intanto, assicurano uno spazio vitale dentro di sé, mettendo in gioco fisicamente se stesse. Sperimentano, inoltre, una condizione di sospensione: all’inizio, nell’accettazione dello scarto tra il figlio immaginato e quello reale e poi, in seguito, in tutta la relazione di crescita – processo in parte non prevedibile. Ci si chiede, questa capacità di destrutturazione e di riadattamento di sé può essere vissuta non come un destino di oscuramento per l’altro, ma come una modalità preziosa, che una donna-madre può esercitare nella sua relazione con il mondo, non soltanto con il proprio figlio?

Perché questo sia possibile, sarebbe necessaria una disponibilità sociale che riconoscessel’importanza dei contributi collettivi che le donne, che scelgono di essere madri, possono dare: che le sostenesse nella possibilità di rivolgere anche altrove le energie che la maternità ha messo in moto. Che ruolo ha avuto, infatti, la solitudine, in cui le donne storicamente sono state lasciate nella gestione della maternità, nell’amplificarne gli aspetti di identificazione e responsabilizzazione e nell’impedire, così, a questa esperienza di trovare spazi per pensarsi e per permeare altri campi? Di essere sia scoperta individuale che ricchezza collettiva? È possibile oggi provare a pensare la maternità come esperienza individuale e sociale insieme?

Caterina Botti riflette con noi su maternità e creatività

Pubblicato da Sguardi sulle Differenze su venerdì 16 marzo 2018

Importante lo stimolo di riflessione che, nel dibattito, ci ha offerto Caterina Botti riguardo al legame tra maternità ed etica: apre uno spazio a un’idea di libertà, in cui si incontrano responsabilità e creatività, in cui pensare il limite che l’altro rappresenta non soltanto come una restrizione della propria libertà, ma anche come ciò che le dà senso. Se infatti la costruzione quotidiana di un progetto con l’altro costringe i nostri riferimenti ideali e le nostre proposte a riformularsi continuamente, a tradursi in percorsi che devono, per riuscire, contenere un punto di vista più allargato, creativo diventa allora il modo stesso di assumere e vivere, attivamente e collettivamente, questa responsabilità. Questa discussione, questi testi, i contributi di tutti, sono stati un’occasione viva per iniziare a rifletterci.

 

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Brandoni e Chiara Palmisani

Fabrizia Brandoni e Chiara Palmisani

Le nostre inviate dal Laboratorio di studi femministi dell'Università La Sapienza di Roma "Sguardi sulle differenze". Il Laboratorio riunisce studiosi provenienti da tutto il mondo, interessati al linguaggio e alle tematiche di genere.

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