Recensione

Che libertà? Rispondono le figlie del Padre

Cecilia Sabelli
Scritto da

Indagare quello che si muove dall’antichità nel profondo dei nostri gesti e delle nostre credenze è il modo più efficace che abbiamo per comprendere la realtà che ci circonda e aspirare al cambiamento di certi corsi della nostra storia. Una via che ‘Figlie del padre’, il saggio-romanzo di Maria Serena Sapegno (Feltrinelli, 2018), sembra suggerire per compiere questa operazione è la letteratura; più precisamente, interrogando sulla relazione padre-figlia i testi della tradizione occidentale: la Bibbia, il mito e i classici; esplorando, cioè, come lungo i secoli venga rappresentata, dapprima nella scrittura dei padri e solo poi in quella delle figlie, una relazione definita dall’autrice: “particolare e al contempo emblematica, in quanto non legata soltanto all’interno familiare, ma per sua natura chiave di lettura del rapporto tra quell’interno e il mondo esterno, figura simbolica del potere sociale e politico”.

Maria Serena Sapegno presenta Figlie del Padre a LaFeltrinelli di Roma

Per chi il 18 aprile si fosse perso/a l'occasione di assistere alla presentazione a Roma di Figlie del padre con Cristina Comencini, Pierluigi Battista e naturalmente Maria Serena Sapegno, ecco il video della serata! Giangiacomo Feltrinelli Editore

Pubblicato da Figlie del padre su venerdì 4 maggio 2018

Chiarisce dunque da subito l’intenzione di occuparsi di questo rapporto, non in relazione alla sola dimensione familiare, piuttosto a partire dal collegamento tra quest’ultima e il mondo esterno, rappresentato dalla politica e dal potere. A questo proposito, invece delle relazioni storicamente antagoniste padre-figlio o moglie-marito (rispettivamente in competizione e in conflitto con quel potere), sceglie il legame tra il padre, detentore del massimo del potere, e la figlia, senza alcun potere. La figlia è, infatti, l’unico soggetto della famiglia destinato a trovare fuori, nella società, la propria legittimazione (come madre e moglie), per mezzo del padre che la concede in sposa (o almeno dovrebbe). Consuetudine che – ricorda Sapegno – Levi Strauss spiega con il tabù dell’incesto padre-figlia, vigente nelle nostre società, considerato alla loro origine e sempre sullo sfondo di questo rapporto che in questo senso, “parla dell’autorità e dei limiti del Potere, del rapporto tra natura e cultura, della legge e della morale. E attraverso diverse figure di figlie ribelli come Eva, Antigone e Cordelia, parla di resistenza all’autorità, di trasgressione”.

Antigone / promo

"Cittadini, guardatemi mentre percorro l'ultima mia strada, mentre contemplo l'ultimo mio sole che non vedrò mai più."L'opera eterna di #Sofocle sotto lo sguardo potente di #Tiezzi. #Antigoneregia di Federico TiezziTeatro Argentina – Teatro di Roma● dal 27 febbraio al 29 marzo 2018 Trovi tutte le info qui –> https://goo.gl/dCYqNkE se vuoi acquistare online, qui –> https://goo.gl/V9693y

Pubblicato da Teatro Argentina – Teatro di Roma su giovedì 22 febbraio 2018

La riflessione si avvia naturalmente risalendo agli archetipi. Nella tragedia greca i caratteri delle protagoniste si definiscono anche in virtù di quella relazione. Antigone è la ribelle che sfida il potere patriarcale, seppellendo il fratello e suicidandosi per non finire sepolta viva; trasgredisce in nome della legge degli Dei “scolpita nel cuore” e non nella pietra come quella degli uomini. Ifigenia, che sarà il modello più riproposto dalla tradizione, è la figlia ubbidiente al volere del padre che la vuole sacrificare ad Artemide per vincere la guerra: “che io sia spenta e Troia cada”, dice la giovane alla madre che non ne vuole il sacrificio. Mirra, con il suo amore inconfessabile per il padre, segna invece la pietra miliare del tabù dell’incesto. Sebbene l’ombra dell’incesto – rileva Sapegno – sia in tutta la letteratura, soltanto Ovidio nelle ‘Metamorfosi’ sarà in grado di mettere in parole la potenza di quel desiderio proibito dalla Natura e dalla Legge. Neanche Boccaccio, che pure è un amante del genio letterario di Ovidio, ci riesce quando affronta nel Decameron lo stesso argomento rovesciato: è il padre, il principe Tancredi, che stavolta non sa separarsi dalla bellissima figlia Ghismunda.

Content not available.
Please allow cookies by clicking Accept on the banner

Nel mito classico, invece, Atena, la vergine guerriera, forte e inattaccabile (ciononostante meno temibile di Venere, dea dell’amore), incarna – se così si può dire di un essere tanto ideale – le qualità della Sapienza. È il caso, irripetibile nella tradizione, della ‘figlia unicamente del padre’ (è nata già adulta dalla testa di Giove che ne ha divorato la madre Meti). Atena ha di una donna solo l’aspetto che è però quanto occorre per non minacciare lo sterminato potere del padre; Giove la considera la sua prediletta anche perché l’ha procreata lui stesso: con la sua nascita ha sconfitto il limite umano imposto dalla differenza tra i sessi e ciò lo ha reso ancor più mitico e onnipotente. Con Atena, infine, viene consacrata la figura della figlia privata della madre, che verrà cancellata in quasi tutte le narrazioni successive di questo rapporto.

Ampliamento del mito è poi la fiaba. Diversa da una storia, che può svolgersi soltanto una volta, la fiaba può accadere sempre, ed è significativo che i padri protagonisti di queste narrazioni, si rivelino quasi tutti inadeguati, vittime di matrigne e fate cattive, o al solito disposti a utilizzare le figlie come merce di scambio per accrescere il loro potere. Le figlie, sempre orfane di madre, intrappolate nel ruolo di adulte-bambine, prive di autonomia, non si scostano dal modello di figlia ubbidiente e sacrificale.

Content not available.
Please allow cookies by clicking Accept on the banner

Possessivi e protettivi fino all’eccesso sono anche i padri delle tragedie di Shakespeare. Le figlie con cui si confrontano sono però ribelli e autonome, qualità che l’autore inglese in primis mostra di considerare un valore. Cordelia su tutte, figlia adorata del Re Lear, è colei che si sottrae al giogo paterno e denuncia come le richieste del padre siano il riflesso di un inaccettabile abuso di potere (stessa accusa che la società aristocratica del tempo imputa alla monarchia). La figlia assume la “funzione civilizzatrice” inaugurata dal mito di Antigone, con cui il padre – insieme al patriarcato e allo Stato, come in un gioco di specchi – dovrà forzatamente fare i conti. Sono le prime crepe che attaccano queste autorità, che a partire dal Settecento, dalla Rivoluzione francese in poi, entrano definitivamente in crisi.

È in questa fase, preparata dall’Illuminismo, da cui la cultura e gli assetti sociali escono del tutto rivoluzionati, che, le donne del nuovo ceto medio iniziano a scrivere loro stesse di questo rapporto. Tanto queste scrittici, quanto le figlie che popoleranno i loro primi romanzi, (si pensi a Jo in “Piccole donne” di Louisa May Alcott o a Catherine in “Cime tempestose” di Emily Brontë) si troveranno spinte tra il bisogno di affermare con forza la propria autodeterminazione e quello di approvazione dei padri, in altre parole, della società e della tradizione letteraria, fondate sulla legge del Padre.

(In “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen, il Signor Bennet mostra di tenere più alla felicità della figlia che all’aspetto patrimoniale del suo matrimonio e Elizabeth che pure chiede la benedizione del padre, è una donna consapevole)

Content not available.
Please allow cookies by clicking Accept on the banner

Anche nel Novecento la ribellione continua a essere fondamentale per le donne per riappropriarsi della propria identità. Al contempo, il padre continua a essere una sorta di legittimatore, persino nel 68’, nel pieno cioè di quella che fu per definizione una rivolta contro questa figura. Leggiamo in apertura del libro: “noi non lo sapevamo ma credo si possa dire che molte di noi non sarebbero approdate al movimento femminista senza i nostri padri”.

Serena Sapegno tra gli ospiti di TG1 SPECIALE "C'ERA UNA SVOLTA / 1968" Di Amedeo MARTORELLI

Clicca qui per la versione integrale http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b0ac595c-a278-475d-9391-04703b1191cb.html#p=

Pubblicato da Figlie del padre su giovedì 10 maggio 2018

Sono gli anni della contestazione, a cui l’autrice parteciperà in prima persona. I padri rappresentano lo spazio pubblico che le loro figlie vogliono cambiare, è con loro che ci si confronta, si prendono le misure e si trova il coraggio di mettersi alla prova tra rotture e identificazioni non indolori. L’autrice ci conduce qui a una scoperta inaspettata: è alla madre prima che al padre che le figlie dicono no; è prima di tutto a loro che non vogliono somigliare, prigioniere di regole e ruoli soffocanti e anche quando incluse nella vita pubblica, troppo complici del potere maschile. Il silenzio materno, che, come abbiamo visto per tutto il libro, ha percorso la letteratura attraverso i secoli, pesa come un macigno.

Nel ’68 con il femminismo si chiude una parabola culturale e simbolica, le donne conquistano un’altra coscienza, un nuovo senso di sé; d’ora innanzi sarà tutta un’altra storia, come racconta anche Sapegno nel finale del suo libro. Le nuove figlie saranno finalmente libere di scegliere, persino di non essere più madri per destino, come abbiamo ricordato spesso su questo sito che non a caso si chiama “Che libertà”: un’esclamazione, ma anche una domanda – che ci poniamo dinanzi agli episodi di violenza contro le donne o alla scia di sangue lasciata dai femminicidi, e anche quando parliamo di molestie o di riprenderci la maternità – a cui “Figlie del padre” ci aiuta senza dubbio a trovare una risposta per un cambiamento.

 

 

Chi ha scritto questo post

Cecilia Sabelli

Cecilia Sabelli

Nasco a Roma, nello stesso anno in cui un Papa abbraccia il suo attentatore, un militare sovietico evita la guerra nucleare e una nota azienda informatica rilascia la prima versione di Word. Tutte anticipazioni sul mio futuro. Non diventerò Pontefice e non sventerò guerre, ma mi dedicherò all'arte dello scrivere imparando tanto nelle redazioni di Radio Vaticana, e di servizi esteri di agenzie stampa come l'AdnKronos. Giovane e donna, vivo, mi interrogo e scrivo di entrambi le condizioni. Mi sono affidata a Se non ora quando-Libere per trovare risposte: voglio capire come capitalizzare i risultati delle lotte che altre hanno fatto o stanno facendo per la mia libertà. Come reagire a una natura che mi impone dei tempi e a una società che sfrutta la scienza perché io li ignori pur di essere produttiva. Per ricambiare sono diventata autrice e web-editor del sito del gruppo. Finite le domande volerò in Brasile per parlare la lingua in cui ho avuto l’immenso piacere di discutere la mia tesi di laurea.

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi