Recensione

Dogman, l’illusione di un riscatto

Rita Cavallari
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Cosa può fare un uomo mite che si trova a vivere in un mondo cattivo, squallido, egoista, aggressivo? Per prima cosa cerca di adattarsi. Con fatica e sacrifici crea un’attività in sintonia con i suoi sentimenti: lui ama i cani e, quindi, mette su un negozio di toelettatura per cani. Le prime scene del film ce lo mostrano mentre lava, pettina e arriccia il mantello peloso dei suoi clienti canini, li chiama con nomignoli affettuosi – amore, tesoro – , li prepara per le esposizioni e le gare di bellezza. È molto bravo e lo vediamo mentre vince un premio e sua figlia, una bambina di nome Alida, lo guarda teneramente, orgogliosa di lui. Li unisce. padre e figlia, la passione per il mare e per lo snorkeling e a volte fanno immersioni insieme in un mare azzurro e trasparenze ad osservare i pesci. Quando lui vuole progettare qualcosa di bello con la bambina, le promette una vacanza sul Mar Rosso. Ma è solo un sogno, la realtà è ben diversa. Marcello si guarda in giro e vede strade fangose piene di buche, mucchi di spazzatura, case degradate, un parco giochi miserabile, moto che sfrecciano senza rispetto per i pochi pedoni, un locale di lap-dance, una sala di video-poker, il compro-oro, il mare color piombo in lontananza. Ma lì è la sua vita.

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Gli amici con cui si incontra al bar vivono ai margini della legalità e lui, che ha buoni rapporti con tutti, si adegua. Fa piccoli traffici di droga e un po’ di ricettazione, e a volte il palo nei furti negli appartamenti. Ma quando i suoi complici, per liberarsi del cane che rischiava di dare l’allarme, lo chiudono nel surgelatore, lui, rischiando di essere preso, torna sul luogo del furto per liberare e curare la bestiola semicongelata. In questo fragile equilibrio tra lavoro onesto e illegalità irrompe Simoncino, pugile feroce e violento, che semina terrore nel quartiere. Marcello gli è amico, subisce le sue angherie, china la testa alle offese, non lo tradisce mai, fino ad accollarsi un anno di carcere al posto suo e ad apparire un infame di fronte agli amici del bar. Poi la sua rabbia esplode. La vendetta di Marcello su Simoncino sarà feroce, ma non servirà a nulla. Gli amici, che pure volevano liberarsi del pugile violento, spariscono. Lui si aspettava lodi e riconoscenza per la sua opera di giustiziere, ma si ritrova solo, nel deserto di un campo di calcio simile a un prato incolto, tra strade vuote e case dalle finestre mute. È stata una ribellione inutile, il desiderio di riscatto è solo un’illusione, il suo mondo gli volta le spalle, restano il fango e i cumuli di spazzatura. Il film è ispirato a un fatto vero, il delitto del canaro della Magliana, avvenuto a Roma alla fine degli anni ’80.

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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