DONNE&GOVERNO RAPPRESENTANZA PARITARIA

E le donne? Sono in Spagna

Il premier spagnolo Sanchez PSOE | EFE https://www.libremercado.com/
Alessandra Mancuso
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E le donne? Al refrain che in Italia ci accompagna da mesi, dalla proclamazione degli eletti, all’elezione dei capigruppo, alle consultazioni al Quirinale in rigorosa grisaglia, fino al giuramento del governo Conte, possiamo finalmente rispondere: le donne sono in Spagna. Tanto che sui giornali compare da domanda: ora che sono 11 a 6, dobbiamo parlare di Consiglio delle ministre?

 

 

Distanza siderale: in Italia un governo ad alto tasso di testosterone, esponenti politici che negli anni hanno abbondantemente dato prova di machismo, diritti delle donne e civili a rischio, assenza del ministero delle pari opportunità (comunque già abolito da Renzi), 5 ministre (di cui 3 senza portafoglio) su 18. Specchio di un paese in cui accendi la tv e a parlare di “cose serie” trovi solo maschi.

 

Dalla ricerca dell’European Journalism Observatory “Dove sono le donne nelle testate europee?”, si parla di Germania ma vale pure per l’Italia: “L’ho visto succedere molte volte”, scrive Susanne Klingner, una giornalista tedesca con oltre dieci anni di esperienza nel campo della parità di genere, “giovani che iniziano a lavorare in un’organizzazione mediatica e non vengono giudicati per le loro performance ma in base alle preferenze, mentre i redattori maschi, per lo più anziani e bianchi (un’altra carenza di diversità in Germania), si sentono più vicini ai redattori giovani, maschi e bianchi. Rivedono se stessi agli inizi e li appoggiano di conseguenza. Molte giovani donne passano inosservate e non importa quanto talento abbiano. Semplicemente non hanno lo stesso numero di sostenitori nell’azienda. Nel momento in cui ci saranno abbastanza donne ai ruoli di comando questo cambierà. I media d’informazione stanno fallendo perché credono che essere progressisti significhi solo dare notizie in modo progressista, non necessariamente essere un’azienda progressista. Nelle aziende conservatrici, invece, semplicemente non importa”. “Dovrebbero, invece, mettere in discussione la loro stessa mentalità”, ha aggiunto Klingner.

 

La segregazione nel piccolo schermo: day-time consacrato a bellezza, famiglia e cucina, regno delle donne. Prime time e talk show politici con solo uomini a concionare, analizzare, commentare. Settimana dopo settimana, i conduttori neanche se ne accorgono, vanno in automatico: solo maschi in video, spesso neanche una – dico una – donna. Sarebbe ora di fare boicottaggio col telecomando (c’è già chi lo fa). E se non fosse per tre bravissime conduttrici (Annunziata, Berlinguer, Gruber) gli uomini avrebbero il monopolio anche delle conduzioni degli approfondimenti, dopo quella delle direzioni dei quotidiani nazionali (solo Norma Rangeri al Manifesto).

 

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E che sorpresa quando il premier Sanchez annuncia il suo governo “europeista e femminista”! Siamo così intente a misurare i passi indietro fatti in Italia che non ci siamo accorte di quanto succedeva in Spagna. Dove oltre cinque milioni di donne hanno scioperato l’8 marzo e sono scese in piazza, con una protesta che ha precedenti solo nel ’75 in Islanda. Non ci siamo accorte che le giornaliste della RTVE, la tv pubblica, da settimane hanno lanciato il “viernes negro”: si vestono di nero il venerdì contro “l’informazione manipolata”, una protesta seguita da tutti i colleghi. E che da lunedì oltre 800 universitari spagnoli raccolgono firme su un Manifesto che lancia il movimento “No Sin Mujeres: No senza donne”, esortando a boicottare le Conferenze con esclusiva presenza maschile.

 

Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su sabato 28 aprile 2018

 

In Italia siamo spettatrici. Spettatrici anche del movimento #metoo, senza che da noi sia nato nulla di analogo. Siamo in campo come femministe, con i nostri progetti, il lavoro carsico importante, che produce cambiamento, ma non siamo “movimento”. Restiamo elite, non riuscendo a suscitare – neanche attraverso i sindacati – il protagonismo delle donne. Professioniste e lavoratrici o precarie che ogni giorno vivono come fossero “cittadine di seconda classe”. Siamo ancora “cittadine di seconda classe”. È vero, siamo parte di un problema più generale: l’eclissi della sinistra, è, in Italia, eclissi dei movimenti. Non è solo quello femminista a essere fantasma. Ma, per quanto ci riguarda, una riflessione va avviata e velocemente se non vogliamo restare schiacciate dalla nostra stessa assenza.

 

Chi ha scritto questo post

Alessandra Mancuso

Alessandra Mancuso

Vice caporedattrice a Speciali TG1, presidente Commissione Pari Opportunità' Fnsi, past president GiULiA, rete cui aderiscono mille giornaliste italiane, che ha contribuito a fondare nel 2011.

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