Recensione

Lazzaro Felice, il linguaggio nuovo di Alice Rohrwacher

Rita Cavallari
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Gli esseri umani sono come bestie, animali. Liberarli vuol dire renderli consci della propria condizione di schiavitù, non bisogna dare libertà a chi non ne ha. È questa la filosofia della marchesa Alfonsina de Luna, proprietaria della tenuta dell’Inviolata, ettari ed ettari di terreno coltivati a tabacco, delimitati da calanchi a strapiombo e da un corso d’acqua che i contadini non si sono mai azzardati ad attraversare.
In questo lembo di terra abitato da un gruppo di famiglie nessuno sa leggere e scrivere, i bambini non vanno a scuola, non serve denaro perché si vive dei prodotti della terra ed è il factotum della marchesa a portare ciò che manca, secondo il suo giudizio: “Hai portato le lampadine?”, chiede un’anziana contadina. “No, tanto non vi servono”, risponde l’uomo.

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Lazzaro, il protagonista del film, vive felice in questo microcosmo fuori dal tempo, ultimo fra gli ultimi. Sono destinati a lui i lavori più pesanti, le incombenze più fastidiose, le mansioni più umili che svolge sempre con un sorriso. È generoso, sincero, leale. Sempre disponibile e sempre contento. Viene ricambiato con il disinteresse, la maleducazione, la prevaricazione. Nessuno lo rispetta e la sua dignità viene spesso calpestata, ma questo non cambia il suo atteggiamento nei confronti degli altri. Lazzaro è diverso dai contadini dell’Inviolata che non sono coscienti dei propri diritti, per lui, semplicemente, i diritti non hanno valore e non gli interessano. La sua libertà è essere buono. Attraverso la bontà si mette in relazione con gli altri, siano essi persone, o animali (il lupo che gli è amico), o elementi naturali, come il vento che soffia improvviso portando echi lontani. O come la musica sacra, che abbandona la chiesa per seguirlo nelle strade di una metropoli ostile e lontana. Lazzaro crede nell’amicizia con il marchesino Tancredi, anche se lui lo maltratta, anche se a causa sua cade nel burrone e resta senza vita.

Il regno dell’Inviolata ha fine con l’intervento della polizia, che libera la bislacca società dei servi della gleba, costringe i contadini impauriti a traversare il fiumiciattolo al confine della tenuta, manda i bambini a scuola. Quello che la stampa chiama “il grande inganno” viene smascherato e la marchesa de Luna finisce in prigione. Nessuno si cura della scomparsa di Lazzaro.

Alice Rohrwacher

Alice Rohrwacher

Ma Lazzaro, il buono oltre ogni limite, colui che crede agli esseri umani anche contro ogni evidenza, sconfigge la morte. Lo ritroviamo vent’anni dopo, giovane e bello come un santo senza peccato, in una periferia disumana e miserabile, insieme ai superstiti dell’Inviolata che vivono ai margini del mondo civile tra espedienti e piccola criminalità. Lazzaro, eterno ragazzo, incontra Tancredi, bolso e invecchiato, anche lui ridotto in povertà. Lazzaro prenderà le difese di Tancredi, sosterrà le sue ragioni, e si esporrà così a una nuova caduta.

Dice in una lettera Dostoevskij a proposito del principe Myskin, il protagonista de L’Idiota:

…da tempo mi tormentava un’idea (….) raffigurare un uomo assolutamente buono. Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto.

Alice Rohrwacher ci è riuscita. Ha costruito un personaggio, Lazzaro, coinvolgente e spiazzante, che si incide nella memoria nei suoi lineamenti di estrema bellezza. Ha ritratto contadini dell’Inviolata con volti antichi come di pietra e una parlata non usuale per il nostro cinema: la lingua aspra della Tuscia. Ha rappresentato l’ambiente selvaggio intorno ad Acquapendente e a Civita di Bagnoregio dandogli tratti fiabeschi. Qualche critico ha parlato di Olmi, altri di Pasolini o del De Sica di Miracolo a Milano. A me sembra che quest’autrice, una giovane donna, sia riuscita invece a crearsi un linguaggio suo proprio, fresco, originale e insieme dolce, nuovo nel cinema italiano contemporaneo.

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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