Oltre la grata

La forza dell’ascolto

Claudia Marsulli
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Comincia con questo scritto della nostra Claudia Marsulli Ferri, il nostro viaggio fra le donne che vivono segregate per libera scelta. Viene da chiedersi se la conseguenza sia un allontanarsi dal mondo o, piuttosto, la possibilità di viverlo in maggior e sorprendente connessione sentimentale. 

 

Nel 2016 stavo lavorando alla mia tesi di laurea sull’opera letteraria di Teresa de Jesús, meglio conosciuta come la grande mistica Teresa d’Avila. Bazzicavo, oltre che per una quantità di biblioteche, per fondazioni laiche e religiose, collettivi politici a matrice spirituale, conventi. Volevo vivere quella scrittura, la scrittura di Teresa d’Avila (che ben presto diventò per me solo Teresa), in maniera totalizzante: volevo sentirla scorrere addosso e dentro, desideravo un contatto vivo. Quel contatto prese il colore di molti volti, ritratti vividi quanto immaginari: appartenevano alle diverse monache da cui ero andata a colloquio.

L’intervista seguiva sempre la stessa struttura ed era sempre mediata dalla ruota di legno; non ho mai visto nessuna delle mie interlocutrici. Eppure, riuscivo a immaginarne i tratti facciali, gli occhi, la bocca. Erano tutte abbastanza giovani, dai venticinque ai quarant’anni, reduci dai background più disparati. Alcune laureate in medicina, in sociologia, altre monache praticamente da sempre. Tutte felici della loro scelta. Mi resi conto con una punta di meraviglia che la mia idea precostituita di queste donne non corrispondeva alla realtà: non sembravano mansuete, né serafiche, né tantomeno inerti. Risplendevano, invece. Anche oltre l’ostacolo fisico della ruota.

Santa Teresa, François Gérard (1827)

Santa Teresa, François Gérard (1827)

È di diverse settimane fa una notizia che riguarda alcune carmelitane spagnole. A Hondarribia un gruppo di sorelle ha preso voce sul caso di stupro conosciuto a livello internazionale come lo stupro della Manada. «Avere abiti diversi non significa stare fuori dal mondo, questo tipo di questioni appartengono anche a noi» riferisce a El País suor Patricia Noya, responsabile della pagina Facebook del convento. Le carmelitane sono intervenute nel dibattito mediatico sul caso con una lunga dichiarazione:

Noi viviamo in clausura, indossiamo un vestito che arriva quasi alle caviglie, non usciamo mai la notte (tranne per le emergenze), non andiamo alle feste, non beviamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità: è una scelta che non ci rende migliori o peggiori di nessuno sebbene paradossalmente ci rende più libere e felici di molte. E proprio perché è una scelta libera, difendiamo con tutti i nostri mezzi a nostra disposizione (e questo è uno di quelli) il diritto di tutte le donne di fare liberamente il contrario senza per questo essere giudicate, violentate, intimidite, assassinate o umiliate. Sorella, io sì ti credo.

 

Mi torna in mente la suggestione di qualche giorno fa, nata dalle parole di un’amica e collega che durante un suo intervento sulla Cassandra mitologica usava in maniera intercambiabile i termini “ascoltare” e “credere”. In effetti, se ascoltare non vuol dire necessariamente credere, credere senza aver ascoltato va incontro a una contraddizione in termini. L’atto dell’ascoltare presuppone diversi tempi: c’è un tempo che prepara, in cui i muscoli si rilassano e predispongono all’interlocuzione; c’è un silenzio, quasi una sospensione carica della miracolosità del dono; infine si chiude con un tacet, lenta sedimentazione.

Penso che molte saranno d’accordo con me nel riconoscere il potenziale d’autodeterminazione che risuona nelle parole delle carmelitane spagnole. Sono parole pronunciate da soggetti consapevoli e coscienziosi, che riconoscono la loro dimensione politica e la abitano. Ma oltre a ciò quello che trapela è una grande capacità di ascolto, un tipo di ascolto che si autopercepisce e si posiziona. Non, come si potrebbe pensare, al di là di un muro in pura contemplazione dell’astratto; ma giù nel mondo, per e in continuità con esso.

 

Chi ha scritto questo post

Claudia Marsulli

Claudia Marsulli

Sono nata a Roma, dove mi sono laureata in Lettere Moderne. A Madrid ho frequentato un’accademia d’arte e al momento frequento una magistrale in Italianistica, Culture letterarie europee e Scienze linguistiche all’Alma Mater di Bologna. Dal 2013 faccio parte del Laboratorio di Studi Femministi Anna Rita Simeone.

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