Care libere Pari e differenti

Una nuova parola per rimetterci in un angolo

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Care Libere e care lettrici di CheLiberta.it,

il 13 febbraio del 2011, in tutta Italia, abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ci siamo ritenute soddisfatte: le piazze di Se non ora quando? confermavano che il vento stava cambiando. Eravamo felici! La cultura, seppur lentamente, in modo italiano, da allora è cambiata e a distanza di sette anni abbiamo raggiunto obiettivi che solo qualche hanno fa ritenevamo irraggiungibili.

Oggi è il momento di fare bilanci. Guardiamo ad alcuni numeri italiani: nel nostro Paese solo il 22% dei manager è donna (la media europea è del 29% ). Risulta confermato che, in media, la retribuzione delle donne è inferiore di circa il 5,5 % rispetto alla retribuzione media maschile. Questi numeri ribadiscono che siamo ben distanti dal raggiungere l’obiettivo di una parità di sostanza, di una cultura che non necessita di interventi in quanto nuova e radicata!

Piuttosto cosa sta succedendo? Si inizia a parlare non più di parità tra uomo e donna, ma si inizia a parlare di ‘diversity’. Ma cos’è questa ‘diversity’ di cui si parla tanto? È un inglesismo che ingloba nel suo insieme: parità di genere, discriminazioni sessuali, disabilità fisiche e mentali e molto altro ancora.

Ecco come l’uomo moderno, non potendo più contrastare l’ondata femminista degli ultimi anni, ha trovato un nuovo modo per farci smettere di urlare, e con il contributo e il sostegno delle donne! Per fermarci ci hanno sbattuto in faccia delle situazioni di difficoltà oggettiva, ci hanno prima legittimato e poi hanno fatto presente che ci sono persone con difficoltà fisica, persone con difficoltà familiari…e noi donne cosa abbiamo fatto? Noi siamo FIGLIE, MADRI ZIE e NONNE, Noi lo sappiamo cosa significa accudire, dare precedenza ai più deboli! Noi, che storicamente ci siamo sempre fatte carico in prima persona delle difficoltà dei più deboli, ritorniamo nell’angolo, ritorniamo in silenzio e prestiamo il nostro grido ai più deboli.

Inizio a pensare che storicamente la rivoluzione culturale che credevamo possibile sia impossibile, che forse è vero che il Nostro ruolo è e deve essere quello di rimanere in secondo piano, di essere da spalla per i più deboli, gli emarginati gli ultimi.

Ma io non voglio crederci! Abbiamo imparato che il linguaggio è importante, soprattutto quando utilizzato per indicare alcuni ruoli, ‘Sindaca’, ‘Ministra’, ‘Direttrice’; allora è fondamentale che quanto propongono le donne non venga confuso o affogato con altre problematiche. Sono Donna, sono Manager e devo lottare ogni giorno per evitare di essere sorpassata o oltraggiata da un mondo sia politico che professionale ai cui vertici ci sono solo uomini. Cari Uomini, non riuscirete a rimetterci in un angolo, magari facendo leva sulla nostra natura da crocerossina. Non dobbiamo accettare che la nostra battaglia per la parità venga affogata nel concetto di Diversity!

Anna

 

Chi ha scritto questo post

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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