Interviste Pari e differenti

La ministra per le Pari opportunità che non abbiamo

Foto da ElPais https://politica.elpais.com/politica/2018/06/09/actualidad/1
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Contrasto alla violenza sulle donne, ai femminicidi e alla tratta di esseri umani; abolizione della pratica dell’utero in affitto e della prostituzione; misure per rafforzare il ruolo delle donne in tutti gli ambiti professionali, soprattutto quello scientifico-tecnologico; indipendenza economica, lavori dignitosi e carriere per tutte le donne, anche per quelle diventate mamme che vogliono continuare a lavorare; una legge contro il gap salariale e, infine, non viene detto ma sembra l’unica conclusione di un elenco così: dopo un presidente femminista, l’elezione di una donna presidente! Non sono le istanze messe a punto da un collettivo femminista come il nostro, bensì il programma politico della numero due del neonato esecutivo dello spagnolo Sanchez. Carmen Calvo, originaria dell’Andalusia, 61 anni, giurista costituzionalista, è l’unica vicepresidente per la prima volta anche alla guida del dicastero delle Pari Opportunità. Come si legge nell’intervista rilasciata a El Pais che trovate di seguito tradotta dalla nostra Silvia Cataldi (interprete e traduttrice), Calvo non ha paura di agire con e per le donne, anzi riconosce al femminismo, in particolare alle associazioni di donne in Spagna, una grande forza e mostra una maturità politica e istituzionale che pongono lei e questo governo decisamente un pezzo avanti a tutti gli altri. 

 

“L’utero in affitto sfrutta il corpo delle donne più povere” da El Pais, 10 giugno 2018

La donna più potente del governo non ha ancora avuto il tempo di cambiare nulla del suo nuovo ufficio. Carmen Calvo (Cabra, Córdoba, 1957) aspetta nell’enorme sala luminosa del complesso di Moncloa, sede della vicepresidenza del governo. Si è trasferita qui giovedì. Racconta di aver dormito a malapena dai preparativi per il voto di sfiducia della settimana scorsa. È un luogo che non sente completamente estraneo, in cui ha sempre lavorato con altre donne. Quando era ministra della Cultura, durante il primo governo Zapatero (2004-2009), veniva in questa sala a discutere con María Teresa Fernández de la Vega, allora vicepresidente. È venuta spesso qui, anche durante l’ultima fase del governo del partito Popolare, per negoziare con Soraya Sáenz de Santamaría l’applicazione dell’articolo 155 in Catalogna.

Questo sabato mattina riceve il quotidiano El Paìs per la sua prima intervista da vicepresidente e ministra delle Pari Opportunità. Arriva un team di giornalisti composto in maggioranza da donne come il nuovo governo. Tre redattrici, due cameramen donne e un fotografo. Guarda sorridendo l’unico uomo della sala e scherza: “Tu sei qui grazie alle tue capacità o alle quote azzurre?”. Durante l’intervista, in cui si parla delle emergenze nel campo delle pari opportunità e del resto dell’agenda politica, sfoggia l’eredità di Zapatero nel sociale. E del suo nuovo superiore, Pedro Sánchez, dice: “Finalmente un presidente femminista”. Loquace e diretta, ha una posizione molto chiara su temi controversi come l’utero in affitto. La vicepresidente non è a favore di una legge in materia: “È una pratica che strumentalizza il corpo delle donne più povere”. Assicura che il Patto di Stato contro la violenza di genere sarà finanziato, che sia presente nel bilancio o meno: “si porterà avanti fino alla fine”.

 

Da dove viene la forza che ha sviluppato il femminismo in Spagna, che non troviamo in Italia, Portogallo o Francia?

Da 40 anni di impegno del movimento femminista e delle tante donne di questo paese che avvalendosi di questa democrazia hanno acquisito consapevolezza. Ora tutto questo si accumula ed esplode. La Spagna ha un movimento associativo di donne incredibile. 

Questo è un governo femminista?

Assolutamente, ma non solo per la presenza di tante ministre donne: soprattutto perché ne segue i propositi. Questo momento doveva arrivare ed evidentemente venire dal pensiero progressista. Non poteva arrivare che da lì. Le teoriche femministe lo dicono da decenni. La democrazia ce la fa a malapena con noi donne.

Dice che doveva arrivare dal pensiero progressista. La destra non è femminista?

La destra arriva sempre tardi con il femminismo, è in molti casi obbligata a capire ciò che rappresenta il progresso che rende più profondo il concettodi democrazia in quanto a diritti e libertà. Lo abbiamo già visto con i diritti degli omosessuali, con il matrimonio civile. Segue sempre una linea forzata e trascinata. Comunque non importa, un punto molto importante tra quelli proposti dal femminismo è la democrazia. 

Il primo provvedimento del primo governo Zapatero nel campo delle pari opportunità è stata la Legge integrale contro la violenza di genere. Quale sarà il suo?

Saranno due provvedimenti da attuare rapidamente. Uno è il Patto di Stato contro la violenza di genere. Stiamo già lavorando a un’agenda bilaterale con i governi delle comunità autonome che hanno un impatto importante sulle politiche sociali. Noi donne meritiamo di vivere al sicuro, e che non si commettano delitti nei nostri confronti per il semplice fatto che siamo donne.

E il secondo?

La parità sul lavoro. Esiste già una legge sulla quale porremo il nostro veto. Le donne devono poter avere l’indipendenza economica. Lavori degni, promozioni, la possibilità di essere, qualora lo vogliano, madri continuando a lavorare. Questo è il primo passo per la nostra libertà. In seguito, un tema importante è quello delle politiche in materia di scienza, ricerca e tecnologia. È lì che ci giochiamo il futuro e le donne presenti sono poche.

Qual è il margine di manovra di un governo con una durata molto limitata, senza un mandato completo e con poco sostegno?

Un governo di destra è giunto al termine, con una situazione generale in Spagna che è quella che è. Ci sono cose che per noi sono radicalmente diverse, e non sempre hanno a che vedere con il bilancio. E altre che richiederebbero modifiche di bilanci su cui il paese vedrà pronunciarsi l’intero parlamento.

Per esempio?

La parità sul lavoro: la nostra legge ha delle implicazioni economiche. Andranno i partiti a dire alle donne che non gli importa cosa succede tra quando entrano e quando escono? Allora che lo dicano a noi tutte. Vogliono o no i gruppi parlamentari? Allora che lo dicano a noi tutte.

Garantirete i duecento milioni del Patto contro la violenza di genere anche se non sono inseriti nel bilancio?

Stiamo rispettando i tempi parlamentari, ad ogni modo, nel caso non ci fossero i fondi, effettueremo delle modifiche per garantire quella cifra. Il patto sarà portato avanti fino in fondo in un ambito che mi sta molto a cuore, quello delle donne più svantaggiate, le donne del mondo rurale che hanno meno possibilità di azione e di assistenza. Dobbiamo trasformare le amministrazioni municipali in una rete di prevenzione e aiuto. Se verranno ascoltate, eviteremo il peggio: gli omicidi.

Quattordici anni dopo la Legge integrale di Misure contro la violenza di genere, la Spagna non scende al di sotto delle 40 donne assassinate dai loro compagni o ex compagni.

Mi preoccupo di ognuna di loro. In democrazia a volte pensiamo con intenzioni più o meno buone che le leggi cambino tutto. Sono fondamentali per trasformare la realtà, ma c’è bisogno di stanziare fondi e impegnarsi in campagne. Il governo uscente non ha investito nulla in campagne per l’educazione, la responsabilità, la coscienza sociale. Vi dirò di più, credo che la campagna più grande sia stata la manifestazione di noi donne spagnole lo scorso 8 marzo.

Sulla sentenza del caso La Manada, lei ha commentato che “la giustizia semplicemente è stata ingiusta”. Lo conferma? 

L’interpretazione delle norme è stata poco sensibile considerata la realtà in cui noi donne siamo vittime di delitti gravi come questo. Sappiate che la prima legge prevista dall’agenda del gruppo socialista è quella sulla riforma della legge organica del Potere giudiziario. E in questi giorni la Camera per intero dovrà decidere se investire le risorse economiche previste dal patto e uno sforzo nella formazione dei giudici e nell’ampliamento dei tribunali, perché la giustizia sia conforme alla realtà di questo caso. Noi donne subiamo ingiustizie specifiche gravissime, tra le quali spicca la violenza sessuale su cui non ci si possono permettere frivolezze poiché distrugge la vita delle donne.

E per quanto riguarda la prostituzione?

Stiamo lavorando a una legge sulla tratta di esseri umani e sulla prostituzione. Il mio partito è abolizionista. Per il momento, inizieremo con le due normative di cui sopra. Ci saremo per la legge sulla parità sul lavoro, che include quella sul gap salariale uomo donna, trattato anche da Unidos Podemos, il quale ha già iniziato a lavorarci e che noi appoggiamo. Il presidente riceverà presto gli agenti economici e sociali e gli parlerà della situazione delle donne.

La Spagna dovrebbe regolare la pratica dell’utero in affitto?

Abbiamo la forza parlamentare che abbiamo. C’è un’iniziativa di Ciudadanos su cui bisogna dibattere. La nostra posizione è chiarissima: si chiama ‘utero in affitto’ ed è una nuova forma di sfruttamento del corpo delle donne. È particolarmente grave per noi perché utilizza il corpo delle donne più povere. Non c’è spazio per gli eufemismi.

Il 12 giugno scadrà il contratto che istituisce lo 016, il telefono contro la violenza. Le lavoratrici temono che il servizio diventi precario o venga smantellato da una nuova impresa.

Le riceveremo questa settimana, io e la segretaria di Stato, Soledad Murillo. Il numero continuerà a funzionare, è assolutamente necessario. Non abbandoneremo le donne che hanno come unica possibilità quella di alzare la cornetta e chiamare.

A quando una presidente del governo?

(Ride). Finalmente abbiamo un presidente femminista che farà molto bene alle donne. Per i socialisti, inoltre, è già il secondo. Sono queste le formule della democrazia. Noi donne stiamo vincendo una battaglia dopo l’altra, alcune molto difficili. Arriverà il momento.

Chi ha scritto questo post

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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