INTERVISTE MAI PIÙ COMPLICI

ANDREA CATIZONE: stupro, di nuovo sotto accusa la vittima

Fabrizia Giuliani
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La scelta della Cassazione di escludere l’aggravante per uso di sostanze alcoliche nella condanna di uno stupro di gruppo, commesso da due cinquantenni di Biella ai danni di una giovane donna, ha fatto discutere. La sentenza si concentra sulla volontarietà dell’assunzione: l’aggravante è applicabile solo nei casi di costrizione effettiva; in questo caso, sostengono i giudici, la ragazza ha bevuto volontariamente. I conti non tornano, però, secondo Andrea Catizone, giurista e studiosa specializzata in diritti umani, diritto delle minoranze, dei minori e della famiglia, da sempre impegnata dalla parte delle donne, a cui abbiamo chiesto di commentare la sentenza della Corte, che qualcuno ha già cercato di liquidare come “una mera applicazione della legge”. Non è solo questo. L’avv.ta Catizone ci aiuta a riflettere sulle ragioni.

La sentenza mostra una prevalenza dell’interpretazione sui fatti oggettivi, e questo compito esula dalle funzioni di chi è chiamato a giudicare. Quando si è davanti a reati di questa natura, è necessario invece concentrarsi sull’accaduto, sulle condizioni nelle quali si è venuto a determinare. Stiamo ai fatti: una cena, alla quale partecipano due uomini cinquantenni e una ragazza. A questa cena segue una violenza, denunciata dalla ragazza in Pronto Soccorso e certificata dal referto. La ragazza arriva in ospedale in condizioni critiche, è stordita dall’alcool e fatica persino a ricostruire i fatti. Chi abbia versato il vino alla ragazza e perché abbia bevuto molto, non è ricostruibile in modo certo: quel che è certo è che le sue condizioni non permettevano rapporti consensuali. Il suo stato avrebbe dovuto rappresentare, per chi era con lei, un ‘semaforo giallo’; al contrario gli uomini si sono approfittati di un’oggettiva condizione di vulnerabilità, questo certo non attenua la loro responsabilità, semmai l’aggrava. Ancora: come si può escludere la premeditazione se la ragazza aveva bevuto insieme ai due uomini? Non saremo mai in grado di dire chi ha versato il vino nel suo bicchiere, ma sappiamo – con certezza – che alla cena è seguita una violenza su una ragazza che non era padrona di sé.

Come spiega, allora, la sentenza?

In questo, come in altri casi prevale l’analisi delle intenzioni, invece che dei fatti. Un’analisi guidata da un retro pensiero: siamo proprio certi che lei non fosse consenziente? Referti d’ospedale, condizioni oggettive, vanno in secondo piano, o addirittura diventano oggetto di nuovi interrogativi. Non siamo, purtroppo, lontani da quanto affermava in un’arringa del ’79 che ha fatto storia, Tina Lagostena Bassi: c’è sempre un’implicita ricerca di corresponsabilità che porta la vittima al centro del processo. Si scandagliano abitudini, comportamenti, intenzioni: alla fine è lei che deve dimostrare la sua estraneità. È necessario rovesciare questa prospettiva che altera profondamente il rapporto tra elementi oggettivi e soggettivi.

Come si fa?

Occorre continuare sulla strada imboccata con il varo della Convenzione d’Istanbul, in cui questi fattori sono esplicitati e si vincolano gli Stati aderenti a trovare gli strumenti per superarli. Penso alle ultime norme varate in Francia o in Germania, che vanno esattamente in questa direzione. No vuol dire no: si pone fine, una volta per tutte a una mentalità per cui il consenso è accessorio.

 

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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