PARI E DIFFERENTI

Donne al volante in Arabia Saudita

Rita Cavallari
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Dal mese di giugno c’è una novità in Arabia Saudita: le donne possono guidare. Ne parlo con Muhammad, un mio giovane amico che vive a Jeddah e passa in Italia le vacanze estive. Mi dice che questa decisione è stata presa a settembre 2017 e che in questi mesi sono state organizzate le autoscuole per permettere alle donne di prendere la patente. In Arabia, mi dice Muhammad, si usano automobili col cambio automatico, facili da portare. Si può prendere la patente a sedici anni, ma guidano anche ragazzi di tredici o quattordici anni perché su questo la polizia chiude un occhio. Le donne incominciano adesso e hanno tutta l’estate per impratichirsi, con lo scarso traffico dei mesi caldi.

Come è vista questa novità, chiedo. I sauditi sono favorevoli. A Jeddah non esistono mezzi pubblici, solo taxi, e fino ad ora le donne dovevano essere accompagnate per qualsiasi cosa, dal supermercato alla visita ad un’amica, e ora questo non sarà più necessario. Potranno accompagnare i figli a scuola con la loro auto e non dovranno più rivolgersi ai taxi, con un notevole risparmio nel bilancio familiare. Diventerà conveniente lavorare fuori casa e guadagnare un secondo stipendio. Il saudita della classe media sta vivendo sulla sua pelle la crisi petrolifera. Il costo della benzina è triplicato, passando da dieci centesimi di euro a trenta centesimi al litro. Una miseria, secondo il nostro metro, ma chi sa di vivere su una gigantesca bolla di greggio ha preso male la cosa. Anche il costo dell’energia è triplicato. Che fare? Si risparmia sui taxi e si incomincia a pensare che anche le donne devono contribuire in modo più fattivo alla crescita del paese. Molti posti di lavoro che oggi sono occupati da “expat” (pakistani, palestinesi, siriani, filippini) potranno essere svolti dalle donne saudite, che ormai da molti anni studiano ed hanno un’ottima preparazione in tutti i campi. Intanto cominciano a guidare.

Women’s Driving Set To Transform Saudi Job MarketThe employment landscape in Saudi Arabia will be transformed by the…

Pubblicato da Arab Local su Domenica 24 giugno 2018

L’apertura sul tema dei diritti è legata a doppio filo col piano di sviluppo del paese “Saudi Vision 2030”, lanciato da re Salman, che prevede radicali riforme strutturali finalizzate a una sempre minor dipendenza dall’oro nero. Il piano prevede che la partecipazione delle donne al mondo del lavoro debba arrivare dal 22% attuale fino al 30%. Nel piano sono previsti anche consistenti investimenti in cultura e in infrastrutture che possano rendere più piacevole la vita dei sauditi. Una grande novità è l’apertura di una sala cinematografica a Riad. In Arabia Saudita i cinema sono stati chiusi nel 1979, dopo l’occupazione della grande moschea della Mecca da parte degli integralisti wahabiti, e i sauditi dovevano andare al cinema a Dubai o Abu Dhabi. Ora aspettano l’apertura di altre sale, dove le donne potranno andare guidando l’autovettura e spendendo i soldi guadagnati col loro lavoro.

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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