Succede Utero in affitto

Addio PD!

ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
Francesco Nicodemo (s), delega alla cultura, e Chiara Braga, delega all'Ambiente, durante l'Assemblea nazionale del Pd a Milano, 15 dicembre 2013. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
Cecilia Sabelli
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Una decisione sofferta, comunicata al segretario Martina con una lettera che è un vero documento politico, ripreso dai giornali insieme alla notizia: Francesca Izzo, Francesca Marinaro e Licia Conte rassegnano le proprie dimissioni dal Partito democratico. Per le tre che sono state fra le fondatrici di quel partito, la permanenza dopo la nomina di Sergio Lo Giudice (esponente del movimento lgtb, favorevole alla surrogazione di maternità, a cui è già ricorso due volte) a responsabile del Dipartimento tematico dei diritti civili, non è accettabile. Con questa scelta, dicono le tre dimissionarie, i dirigenti del partito hanno “inviato agli iscritti, agli elettori e ai cittadini un messaggio inequivocabile: il Pd ritiene che una pratica inaccettabile rientri nel novero dei diritti civili”. Il potere generativo considerato come un diritto – dicono – e le donne oggetto del mercato sono l’espressione di una concezione di libertà che il partito democratico vuole evidentemente fare propria. Dopo gli appelli, le lettere, le richieste di incontri inviate in questi anni ai vari segretari e responsabili, ma come si vede con nessun risultato, le tre hanno deciso di lasciare. Di seguito il testo integrale della lettera inviata:

 

L’utero in affitto “offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane”. Lo ha affermato di recente (novembre 2017) la Corte Costituzionale. A tanti può sembrare marginale la questione dell’utero in affitto: riguarda relativamente poche persone, non ne sono facilmente comprensibili le implicazioni e pare una disputa da “intellettuali” (almeno fino a quando Salvini non se ne è impadronito per farne con l’immigrazione un tema di propaganda identitaria reazionaria).

L’utero in affitto, invece, rende non più ignorabili conflitti di valori, di visioni antropologiche, di culture politiche. Considerare un diritto civile una pratica che prevede la compravendita della pancia di una donna, allo scopo di fabbricare un bambino, è l’esito, a nostro avviso, di un completo stravolgimento di quei valori che hanno fatto grande la civiltà europea: la dignità di ogni essere umano, la libertà che non può ridursi alla disponibilità a mettere se stessa o parti di sé sul mercato e l’assoluta unicità di ogni neonato che non può e non deve essere ridotto a merce. Noi abbiamo tenacemente combattuto contro l’utero in affitto fino a rivolgerci, insieme ad altre
associazioni, movimenti e singole personalità, a varie istanze internazionali e all’Onu per
chiederne la messa al bando universale.

Constatiamo con dolore che il nostro partito, il PD, sciogliendo ogni precedente ambiguità, ha fatto la sua scelta con l’affidare il Dipartimento diritti civili a una figura che ha fatto della battaglia per la legalizzazione dell’utero in affitto la propria bandiera identitaria. È stato inviato in tal modo agli iscritti, agli elettori e ai cittadini un messaggio inequivocabile: il Pd ritiene che una pratica inaccettabile rientri nel novero dei diritti civili. Ebbene non è più possibile per noi restare in un partito che attua una tale scelta di campo in contrasto con principi e valori ai quali abbiamo ispirato il nostro impegno civile e politico nel movimento delle donne e nei partiti cui abbiamo aderito.

Trasformare in diritto civile il desiderio di procreazione comporta a nostro avviso una profonda alterazione delle basi antropologiche su cui si fonda la nostra convivenza. Con la retorica della genitorialità sociale si giustifica il sempre più massivo intervento della tecnica e della giurisprudenza per produrre bambini come oggetti a disposizione di desideri solvibili. Saluti, Francesca Izzo, Francesca Marinaro, Licia Conte

 

Chi ha scritto questo post

Cecilia Sabelli

Cecilia Sabelli

Nasco a Roma, nello stesso anno in cui un Papa abbraccia il suo attentatore, un militare sovietico evita la guerra nucleare e una nota azienda informatica rilascia la prima versione di Word. Tutte anticipazioni sul mio futuro. Non diventerò Pontefice e non sventerò guerre, ma mi dedicherò all'arte dello scrivere imparando tanto nelle redazioni di Radio Vaticana, e di servizi esteri di agenzie stampa come l'AdnKronos. Giovane e donna, vivo, mi interrogo e scrivo di entrambi le condizioni. Mi sono affidata a Se non ora quando-Libere per trovare risposte: voglio capire come capitalizzare i risultati delle lotte che altre hanno fatto o stanno facendo per la mia libertà. Come reagire a una natura che mi impone dei tempi e a una società che sfrutta la scienza perché io li ignori pur di essere produttiva. Per ricambiare sono diventata autrice e web-editor del sito del gruppo. Finite le domande volerò in Brasile per parlare la lingua in cui ho avuto l’immenso piacere di discutere la mia tesi di laurea.

1 Comment

  • Ben fatto, grazie! Adesso, dopo il taglio delle briglie PD sul controllo del corpo delle donne noi da Femministe, dovremmo dare un taglio alle appartenenze partitiche sostenendo di volta in volta solo chi difende i diritti di tutte le donne .

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