Affido condiviso Battaglie Mai più complici

Una proposta che ignora la realtà delle donne e il bene dei bambini

Fabrizia Giuliani
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Partiamo dai fondamentali: in materia di diritto familiare, la mano del legislatore dovrebbe essere ispirata da principi diversi ma uniti da un tratto comune, vale a dire il superiore interesse del minore. Esperienza, consapevolezza di cosa sono oggi le famiglie e dei rapporti tra donne e uomini, conoscenza della storia che hanno le leggi vigenti, equilibrio e sensibilità, sono ingredienti necessari; ma ciò che guida – dovrebbe guidare – chi scrive le leggi è, appunto, ciò che con fatica si è arrivati a mettere per iscritto nei trattati e poi nelle convenzioni: i bambini vengono prima. Bene, questo principio di civiltà viene radicalmente rovesciato dal provvedimento sull’affido condiviso promosso dalla Lega, per mano del senatore Simone Pillon, con buona pace degli slogan che l’hanno accompagnato.

L’obiettivo reale della norma è, infatti, correggere la naturale propensione a favorire le donne – e penalizzare gli uomini – nei contenziosi che accompagnano separazioni e divorzi, invocando la perfetta bigenitorialità – doppio domicilio per il minore, cancellazione dell’assegno di mantenimento a forfait, obbligo del mediatore familiare (a pagamento) – . La realtà delle famiglie in crisi, in un paese dove le condizioni di vita di donne e uomini sono segnate da asimmetrie drammatiche, scompare per far posto a una guerra ideologica arretrata e dannosa. Perseguire l’idea di condivisione della crescita e dell’accudimento dei figli è sacrosanto, ma è sbagliato, profondamente sbagliato, cercarla ‘contro’ le madri, fingendo che le condizioni materiali di vita di donne e uomini siano uguali, e che uguale sia il contributo che entrambi danno – anche in tempi di pace – alla cura e allo sviluppo della famiglia.

Questo è un disegno di legge pericolosissimo maschilista ma anche dannoso per la vita dei figli.Credo sia il caso di cominciare a contrastarlo.

Pubblicato da Maura Manghi su Domenica 9 settembre 2018

Ma c’è un altro aspetto che è davvero grave ignorare: la famiglia è anche luogo di violenza, a volte senza ritorno. E se abbiamo numeri certi sui femminicidi, sappiamo che ancora molto poco emerge rispetto agli abusi e ai maltrattamenti reali. Il solo dato che dovrebbe far riflettere è che oltre il 60% delle violenze contro le donne avviene in presenza di minori. Ecco, il dato della violenza assistita dovrebbe essere ben presente, o quanto meno noto, agli estensori della legge: li aiuterebbe a tornare con i piedi per terra, a rendersi conto che la mediazione obbligatoria rischia di essere una trappola fatale per molte donne e per i loro figli; a capire che il bene dei bambini non può essere cercato contro le donne, mai.

*Fabrizia Giuliani, parlamentare nella scorsa legislatura, da sempre impegnata sui temi legati alla violenza (ricordiamo Codice Rosa), alle pari opportunità ed alle politiche di genere, è anche la prima firmataria della legge per la “tutela ed il sostegno ai figli rimasti orfani a seguito di un crimine domestico”, approvata in Commissione giustizia lo scorso dicembre. Si tratta di norme che prevedono forme di tutela – come il patrocinio gratuito, la pensione di reversibilità, il sequestro conservativo dei beni a garanzia del risarcimento dei danni, l’assistenza medica e psicologica e anche un fondo ad hoc – per i figli delle vittime di femminicidio.

 

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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