PAPA FRANCESCO

Sesso e Sacro

Elio De Luca, "Amore. Cantico dei Cantici" (www.eliodeluca.it/)
Elio De Luca, "Amore. Cantico dei Cantici" (www.eliodeluca.it/)
Claudia Marsulli
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«Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino». Questi i primi versi del Cantico dei Cantici, eterno inno all’amore non appesantito dalla sola materialità del corpo, non reso volatile dallo slancio dell’anima, ma uno e plurimo: rivo d’acqua in cui si specchia il divino. A questo tipo di suggestione forse attingeva papa Francesco quando, giorni fa, parlava ai giovani e alle giovani della diocesi di Grenoble-Vienne. «Il sesso è un dono di Dio, non un tabù», si legge chiaramente nel discorso del pontefice.

Spero sinceramente di sbagliarmi, ma credo che sia la prima volta che un papa parli apertamente di sesso. Francesco lo fa in maniera apprezzabilmente sottile non riducendolo all’attimo puramente procreativo. Di più, sembra andare oltre anche la limitata genitalità, riferendosi esplicitamente a una sessualità intesa nella sua complessa ricchezza. Tocca un nervo scoperto della nostra epoca iper-materialistica, perché suggerisce la sacralizzazione. Non dell’umano, non della meccanica dei corpi, e nemmeno di una vaga alterità, ma dell’attimo. Sacralizzare l’attimo ancorato alla sensualità significa tirare in ballo la nostra moribilità (come direbbe la poeta Valduga) e farne un glorioso vivaio. Significa riconoscere l’attimo senza farne un mausoleo a onore e gloria dell’umana onnipotenza; ma abitare la piccolezza, annusare la pulsante precarietà, ascoltare, accogliere e infine congedarsi rendendo grazie.

Foucault seppelliva una volta per tutte la chimera dell’unità da due predicata dall’amore romantico eteronormativo; Francesco forse riesuma uno spettro? Vorrei dire di no. Vorrei credere che abbiamo imparato a discernere le narrazioni disciplinanti, e così a prenderne le distanze, senza tuttavia perdere la capacità di accarezzare il sacro. Che pure dovrebbe essere, per noi donne, un teatro di sperimentazione. Ecco l’amore che genera: indisciplinato slancio diretto al mondo che sa cogliere nel particolare tutta la meraviglia del Creato. E non si tratta di numeri: non bisogna essere una donna e un uomo, forse non bisogna essere nemmeno in due per praticare quella fioritura che è la compenetrazione di corpo e anima accese al mistero dell’amore. Come suggerisce Antonietta Potente, l’estasi è una precisa traiettoria politica, una maniera di abitare il mondo. Allora, vestendo la nostra singolarità, possiamo accenderci e innamorarci della Creazione a cominciare dalle sue piccole ricchissime pieghe.

 

Chi ha scritto questo post

Claudia Marsulli

Claudia Marsulli

Sono nata a Roma, dove mi sono laureata in Lettere Moderne. A Madrid ho frequentato un’accademia d’arte e al momento frequento una magistrale in Italianistica, Culture letterarie europee e Scienze linguistiche all’Alma Mater di Bologna. Dal 2013 faccio parte del Laboratorio di Studi Femministi Anna Rita Simeone.

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