Aborto

Che cosa dice la 194

[Flickr_CreativeCommons: autrice Daniela Vitello 194...#5]
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Rita Cavallari
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La 194, norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, ha 40 anni. Questa legge, nata sotto la spinta di un grande movimento di donne – come scrive su questo sito Anna Maria Riviello in Da Verona un segnale che preoccupa -, non sancisce il diritto a interrompere la gravidanza, ma definisce la possibilità di ricorrervi entro determinati limiti di tempo e a certe condizioni. Purtroppo l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) non è a tutt’oggi pienamente garantito e le modalità tengono scarso conto dei progressi della medicina in questo campo.

La legge 194 non sancisce il diritto a interrompere la gravidanza, ma definisce la possibilità di riccorrervi entro determinati limiti di tempo e a certe condizioni.

Il primo problema riguarda il rilevante numero del personale medico che fa ricorso all’obiezione di coscienza: è in media il 70%, con punte oltre il 90% in Molise, Trentino Alto Adige e Basilicata. Sono dati ben conosciuti, che costringono le donne a rivolgersi a ospedali lontani, spesso fuori regione, causando ritardi motivati solo da colpevole trascuratezza. Si potrebbe, infatti, ovviare a questo garantendo, in ogni ospedale che abbia un reparto ginecologico, IVG effettuate con medici esterni non obiettori assunti a prestazione. Ciò comporterebbe costi addizionali per il servizio sanitario nazionale, ma renderebbe possibile uniformemente a livello nazionale, senza discriminazioni, un intervento previsto dalla legge. Perché non é giusto che una donna, se vive in Molise, debba essere costretta a umilianti e faticose trasferte per avere un intervento di base garantito per legge.

È successo a Trapani adesso. E fa pensare a molti anni fa quando proprio a Trapani si tenne l'ultimo processo per aborto clandestino.

Pubblicato da Rita Cavallari su Martedì 28 giugno 2016

Altro fatto su cui interrogarsi è lo scarso uso dell’interruzione di gravidanza con mezzi farmacologici (RU487). In Italia gli aborti farmacologici sono solo il 15% del totale, ponendo il nostro paese come fanalino di coda in Europa: in Francia sono il 60%, in Portogallo il 70%, in Finlandia il 93%. Perchè questa differenza? I motivi sono molteplici. In Italia si possono usare mezzi farmacologici solo nelle prime 7 settimane, contro 9 settimane nel resto d’Europa. Questo fa sì che spesso, a causa delle procedure stabilite dalla 104 (i 7 giorni previsti dall’art. 5 prima di effettuare l’intervento), e a causa della scarsità delle strutture sanitarie disponibili, il tempo venga superato e sia necessario subire un’operazione chirurgica.

Un altro motivo è che, per assurdo, il metodo farmacologico è molto più costoso del metodo chirurgico, perchè prevede tre giorni di ricovero in ospedale, mentre l’intervento chirurgico è in day hospital e non prevede quindi ricovero. In alcune regioni si è provato a dimettere la donna (dietro sua richiesta) dopo l’assunzione del farmaco, ricoverandola nuovamente il terzo giorno, ma è una procedura complessa, comporta la compilazione di due diverse cartelle cliniche, in pratica è scarsamente usata. Si noti che, nel resto di Europa, la RU486 è distribuita dalla rete dei consultori e il suo uso non comporta ricovero ospedaliero. Per concludere: 7 settimane invece di 9, tre giorni di ricovero invece che regime ambulatoriale, un’operazione invece di una pillola, tutto questo vuol dire una cosa sola: devi soffrire, hai goduto, ora paga. È il monito delle mammane ai tempi degli aborti clandestini: non si puó accettare.

…in Italia gli aborti farmacologici sono solo il 15% del totale, ponendo il nostro paese come fanalino di coda in Europa.

C’è poi un altro argomento, che non riguarda l’interruzione di gravidanza ma è legato alla tutela della salute riproduttiva delle donne, la così detta pillola del giorno dopo o contraccezione di emergenza. Non si tratta, giova ripeterlo, di un metodo abortivo, ma semplicemente di un sistema per bloccare l’ovulazione e impedire quindi la gravidanza. L’OMS l’ha catalogata come anti-ovulatorio. Secondo gli studi, entro le prime 24 ore dal rapporto a rischio garantisce un’efficacia del 95%.
In Italia, dopo molti tentativi di sottoporre l’uso della pillola del giorno dopo a lacci e lacciuoli (obbligo di ricetta medica, distribuzione esclusivamente in consultori e pronto soccorsi) finalmente, dal 2015, è divenuta un farmaco senza obbligo di prescizione, liberamente vendibile nelle farmacie alle donne maggiorenni. Per le minorenni resta l’obbligo di ricetta medica. Si ritiene che la costante diminuzione negli anni di IVG sia dovuta anche al ricorso a questo tipo di contraccezione di emergenza.
Resta però un problema: l’alto costo della pillola: ben 27 euro. Ciò malgrado dal 2002 una Risoluzione del Parlamento europeo sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi ne raccomandi la vendita a prezzi accessibili.

In Europa la situazione è diversa: in Spagna può essera acquistata senza ricetta anche da minorenni, in Francia è disponibile liberamente nelle scuole, nel Regno Unito si sta sperimentando la distribuzione gratuita. Forse anche in Italia, nell’ambito di una migliore informazione sui metodi anticoncezionali, una disponibilità a prezzo accessibile della pillola del giorno dopo potrebbe contribuire a un’ulteriore diminuzione delle pratiche abortive, in costante calo dall’entrata in vigore della 194.

 

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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