BATTAGLIE ELEZIONI USA

Femminismo al bivio

Roberta Trucco
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Non posso fare a meno di presentarmi come una femminista tardiva e anti-stereotipo per eccellenza della femminista doc – in quanto casalinga, madre di quattro figli e cattolica – per spiegare il cammino straordinariamente lungo che ho fatto da quando sono scesa in piazza con Se non ora quando? e la direzione che ha preso all’interno del movimento. La nuova ondata femminista globale che oggi si palesa in modo straordinario nelle elezioni di Midterm americane, mostra quanto la rivoluzione e il cambiamento abbiano il volto di donna. E quanto il sapere millenario del genere femminile, elaborato nel ruolo di cura da sempre appannaggio delle donne, sia oggi di particolare importanza nel discorso politico e pubblico. Acquista un valore inestimabile, proprio perché la nostra Casa Terra rischia di venire spazzata via dalla stessa natura che si sta ribellando all’agire sconsiderato dell’uomo. Non è dunque procrastinabile un approccio alle sfide contemporanee, politico, economico, filosofico e scientifico completamente nuovo e radicalmente diverso. E questo “nuovo” ha bisogno dell’intelligenza delle donne.

Tutto ciò sembra però collidere con quel femminismo che si è battuto anima e corpo per cancellare la subordinazione femminile, pietra fondante del patriarcato, legata a doppia mandata al ruolo di cura. Per potere accedere liberamente al mondo del lavoro e della realizzazione personale, la liberazione femminile è passata proprio attraverso la libertà di scegliere di diventare madri; sottraendosi dunque a un destino biologico che le inchiodava al solo lavoro di cura non lasciando loro spazio per il resto. E qui si apre il grande spartiacque nel pensiero femminista. La libertà di scelta viene intesa da certo femminismo come una libertà totalizzante e idealizzata, che riguarda sé e il proprio corpo privato del suo valore nella relazione. Che poi si tramuta in una esacerbata rivendicazione del diritto all’aborto, fino a giungere alla rivendicazione del diritto di poter vendere o affittare il proprio corpo per qualsiasi prestazione (penso alla prostituzione e alla maternità surrogata).

Dall’altra parte, invece, c’è un filone che mette al centro della sua riflessione una libertà calata nel reale che si afferma solo nel dialogo e nel confronto continuo con l’altro/a; che ragiona sulla ricchezza delle diversità e sull’importanza di una alleanza in nome di un bene comune. Questo dialogo ovviamente è possibile solo se viene socialmente riconosciuto il diritto a auto-determinarci, che io definirei più che un diritto una necessità dell’anima (Simone Weil).

Simone Weil è stata una filosofa, innamorata del pensiero greco; una combattente per la giustizia e il rispetto della dignità umana, appassionata all’idea di Dio, cui corrispondere senza limiti confessionali (sa l'Enciclopedia delle donne).

Simone Weil è stata una filosofa, innamorata del pensiero greco; una combattente per la giustizia e il rispetto della dignità umana, appassionata all’idea di Dio, cui corrispondere senza limiti confessionali (da l’Enciclopedia delle donne).

Ecco, io mi situo in questo secondo filone, perché mi appare evidente che la libertà intesa come assoluta e idealizzata, non possa altro che inserirsi nel modello esistente, un modello patriarcale e di mercato, in cui la libertà è un bene di consumo e per le donne diventa possibile solo se immette sul mercato il proprio corpo; mentre il filone che mette al centro la nostra autodeterminazione mi pare capace di liberare l’unicità di ogni individuo all’interno di una esperienza comune, salvaguardando il sacrosanto diritto a essere se stessi e ad assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Ed è qui che entra in gioco l’importanza dell’intelligenza delle donne e quella che mi pare abbia portato al clamoroso successo delle donne americane in corsa alle elezioni. Una donna che con autorevolezza occupa uno spazio pubblico perché ricca di competenze che riguardano la sua storia personale, i suoi studi, ma che non disdegna anche un sapere ancestrale inscritto nel suo ruolo potenziale di madre, eredità naturale, legata ai luoghi di appartenenze alle proprie radici, è una risorsa importante per tutte e tutti.

 

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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