ELEZIONI USA

TIZIANA FERRARIO: l’America è cambiata, le donne raccolgono la sfida e ci provano

Simonetta Robiony
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Le recentissime elezioni americane hanno coinvolto un gran numero di donne, mai tante per una consultazione di Midterm, quelle che, a due anni dall’insediamento del nuovo Presidente, rinnovano la Camera, parte del Senato e eleggono alcuni governatori dei vari stati, oltre a saggiare la popolarità di chi in quel momento governa gli Usa. In questo caso le elezioni sono state, dunque, anche un referendum su Trump. Il risultato è stato che, su 114 milioni di americani che sono andati al voto, il 40% è contro Trump, un altro 40% è a suo favore, ma il 60% ritiene che il paese stia andando in una direzione sbagliata. Abbiamo chiesto a Tiziana Ferrario, uno dei volti e delle firme storiche del Tg1 della Rai, corrispondente per anni dagli Stati Uniti che conosce in maniera approfondita, autrice del libro “Orgoglio e pregiudizi: il risveglio delle donne ai tempi di Trump”, di riflettere con noi su quest’ondata femminile in politica che potrebbe trasformare l’America.

 

A cosa è dovuto quest’interesse delle donne verso la politica attiva?

È un fenomeno interessante. Su 900 eletti 272 sono donne, questi sono i conteggi al momento. Tutto comincia con la voglia di rivincita nata dalla sconfitta di Hillary Clinton che per il meccanismo elettorale americano, ha perso contro Trump pur avendo ottenuto 3 milioni di voti in più. Il 21 gennaio del 2017, a meno di due mesi dalla sua elezione, una immensa massa di donne si mosse in corteo a Washington, in ogni altra grande città americana e perfino all’estero, per protestare contro Trump, un presidente maschilista, arrogante, aggressivo che minacciava di fare arretrare diritti ormai conquistati dalle donne e da alcune minoranze.

Come era nata quella grandiosa manifestazione?

Per caso. Fu lanciata con un appello su Facebook da una pasticciera pratica del web sulla spinta di alcune amiche. Ma organizzarla non fu semplice: anche in America le donne sono divise in gruppi diversi tra loro, in più ci sono molte etnie e molte fedi religiose: le afro- americane, le asiatiche, le bianche, le islamiche, le orientali, le ebree. L’accordo per smuoverne il maggior numero possibile fu quello di creare una piattaforma in difesa dei diritti dei più deboli. Su quel punto fu trovata l’intesa. È dal successo di quella marcia che hanno preso le mosse le tante associazioni femminili che simpatizzano per il Partito democratico americano sotto lo slogan “Hai marciato? Ora candidati”. La maggior parte delle donne si è dedicata alla raccolta dei finanziamenti, perchè una campagna elettorale costa; altre all’organizzazione; altre ancora hanno accettato di candidarsi e spesso hanno vinto. Hanno voluto donne comuni, anche quelle che di politica non sapevano niente: le hanno preparate e poi le hanno proposte alla gente. Al Congresso le donne erano 84, oggi sono 100.

Come mai hanno vinto in tante?

Hanno vinto non solo perchè sono donne, ma perchè hanno usato un linguaggio diverso, semplice, diretto, proponendosi con le loro facce, le loro storie, la loro cultura. Spesso sono giovani, nuove, immigrate ma forti e decise. Il più noto è il caso di Alexandia Ocasio-Cortez, la portoricana barista del Bronx che a New York ha battuto alle primarie un vecchio peso massimo dei Democratici. Ma è interessante anche quello di Stacey Abrams, una avvocata e una scrittrice nera del partito democratico, che ha osato proporsi come governatore della Georgia, uno degli stati del sud più profondamente razzisti: non ha vinto ma è stata coraggiosa.

Anche tra i Repubblicani, però, sono state elette donne.

Certo. I Repubblicani hanno visto quello che facevano i Democratici e li hanno copiati tanto che oggi le donne sono più numerose di prima perfino tra loro. L’America è cambiata. Le donne raccolgono la sfida ai maschi e ci provano. E questo prima del caso Weinstein. Nelle elezioni presidenziali di due anni fa il 53% delle donne bianche ha votato Trump e non la Clinton. Adesso voterebbero una donna anche molte repubblicane. La sconfitta di Hillary Clinton ha aperto una autostrada per la Casa Bianca. Ha perso, ma ha dimostrato che è possibile per una donna diventare presidente degli Stati Uniti. La sua candidatura, secondo me, è stata fondamentale per questa riscossa femminile a cui certamente ha dato impulso anche Donald Trump, un presidente anomalo che ha provocato una forte reazione in tutto il paese.

Quanto ha contato un movimento come il #Metoo?

Ha avuto il suo peso, certo. È mutato negli Stati Uniti il modo degli uomini di comportarsi nei confronti delle donne. La protesta e le denunce di molestie hanno spazzato via figure importanti, non solo nello spettacolo, ma in molti altri settori. Ha rinvigorito e rafforzato le donne che si sono sentite pronte a denunciare anche molestie subite molto tempo prima. È vero, questo può aver creato qualche spaccatura nell’opinione pubblica, alcuni ritengono che certe denunce siano solo una vendetta verso uomini potenti, altri che sia un modo di esporli alla gogna mediatica, ma nel suo insieme ha giovato alle donne che sono adesso più rispettate. E questo si deve soprattutto all’atteggiamento della stampa che ha appoggiato il movimento. Il New York Times ha condotto inchieste serie e approfondite sulle molestie in tutti i settori, da quello della ristorazione, a quello della agricoltura e alcune teste sono cadute.

Il settore sanitario, invece, non sembra esser stato toccato. Da noi i casi di medici che molestano le infermiere non mancano.

L’organizzazione degli ospedali in America è differente. Gli abusi sono frequenti nei campus universitari più che nelle corsie ospedaliere. L’Italia, comunque, non ha avuto il #Metoo. C’è stata Asia Argento e quattro ragazze aspiranti attrici contro il regista Brizzi, ma subito sono state attaccate con l’accusa di essersela cercata. Il giornale che più si è battuto in favore del #Metoo in Italia è stato La Stampa, forse perchè il direttore Molinari è stato a lungo all’estero, anche in America. Ma senza l’appoggio dei media purtroppo non succede niente.

Come mai i media in Italia non hanno appoggiato la campagna contro le molestie?

L’Italia è complicata. Noi sappiamo che nelle redazioni c’è ancora molto maschilismo. Le donne giornaliste sono diventate tante, ma molte restano precarie o a bassi livelli e il ricatto sessuale nei loro confronti è più facile. La televisione che parla attraverso le immagini dovrebbe lanciare una campagna spiegando che non si passa dal letto del capo per diventare un buon professionista. Ma tutte le aziende responsabili dovrebbero controllare che le assunzioni avvengono in maniera corretta e non tenere nel cassetto le proteste e le accuse delle donne molestate. La denuncia spaventa ma girano le voci: le aziende serie dovrebbero indagare. Alla Fox, una grande società televisiva, è successo che Murdoch non solo abbia dovuto licenziare una delle sue star più importanti, ma anche alcuni suoi collaboratori che avevano taciuto diventandone complici.

Le italiane tacciono.

Tacciono perchè si sentono perse, rassegnate, senza energia. Ne ho intervistate tante, è così. Tra l’altro non sanno fare rete, né tra loro, né con i loro capi. A prendere il caffé insieme vanno gruppi di uomini, a calcetto giocano gruppi di uomini. Le donne no, sono escluse. E anche questo contribuisce a non far fare loro carriera. Si promuove chi si conosce e si frequenta: è umano. Purtroppo le donne in questi gruppetti di maschi non entrano. Per alcune, quindi, poche per fortuna, resta solo la via dello scambio sessuale. E comunque l’Italia non ha avuto una come Hillary Clinton: nessuna donna, fino ad oggi, ha corso seriamente per diventare Presidente della Repubblica. Non abbiamo ancora un esempio da seguire.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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