MAI PIÙ COMPLICI

Ancora femminicidi e noi non capiamo

Fabrizia Giuliani
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Mancano due giorni al 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e leggiamo sui quotidiani di oggi di Sabbioneta: un ex incendia la casa della moglie, nel rogo perde la vita il figlio di 11 anni. Poteva non finire qui: l’uomo prova a speronare l’auto dove viaggiavano la moglie e gli altri due figli, ma riescono a salvarsi. Sabbioneta arriva dopo Cisterna, Ischia, Francavilla, Motta Visconti. Elenchiamo i luoghi accanto ai nomi, perché sono i soli dati che consentono di distinguere fatti che si ripetono senza eccezioni: una relazione che finisce, un uomo incapace di accettarla, l’uccisione – o il tentativo di arrivarci – delle donne e dei figli.

Lo aveva raccontato magistralmente Melania Mazzucco, in “Un giorno perfetto” – poi diventato film -, sono passati quindici anni da quel libro, ma la ripetizione non si spezza. Perché? Forse perché ancora non si vede: come spiegarsi altrimenti il racconto della notizia, in cronaca su tutti i quotidiani, senza nessuna lettura reale dei fatti, senza memoria di quelli che li hanno preceduti. Nel pozzo dell’etichetta ‘dramma familiare’ annega tutto, per prima la responsabilità. Il punto è esattamente qui: se ancora leggiamo in chiusura dei pezzi, “Chi pensava si arrivasse a tanto”, allora vuol dire che davvero non vogliamo vedere nulla.

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Sentiamo di dover negare ed evitare uno specchio che ci metta davanti il sostegno che quelle donne non hanno avuto nella lotta contro la volontà omicida del marito, e di cui avrebbero avuto bisogno per proteggere i ragazzi (salvare le donne vuol dire salvare i bambini, come si può non capirlo?). Anche quando avevano denunciato, come in questo caso. Capirlo vorrebbe dire accettare che le famiglie non sono immagini da difendere, stereotipi di un ordine tramontato dove esistono solo una volontà e una libertà; che gli uomini, alcuni uomini, non accettano la relazione con una donna libera, anche di rifiutarli, e possono uccidere, se accade, famiglie intere. E allora usiamo le parole per dirla, la verità, non per coprirla. E scegliamo di aprire gli occhi, perché non accada più.

 

La normalità del male a Motta Visconti

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Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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http://www.fabriziagiuliani.it/

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