DONNE SUL GRANDE E PICCOLO SCHERMO

L’amica geniale racconta in Tv la storia delle donne

Rita Cavallari
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Alla Tv italiana non si era mai visto: un serial centrato su due figure femminili dall’infanzia all’età matura, dal secondo dopoguerra ai nostri giorni. Merito di Elena Ferrante e dei quattro volumi della storia L’amica geniale, del regista Saverio Costanzo che li ha trasferiti sullo schermo, e della RAI che ha saputo cogliere questa occasione.

Fin dalla prima puntata il serial riesce ad avvincere: parla di noi, di noi donne, delle nostre battaglie, della cultura da cui veniamo, del nostro futuro, del cammino che ci attende. Tradizioni patriarcali, violenza familiare, strutture sociali in cui le donne badano alla casa e ai bambini e sanno appena leggere e scrivere, perché andare a scuola non serve, ma anche l’importanza rivoluzionaria dell’istruzione, carta vincente di Lila e Lenù: tutto questo è rappresentato con vivezza sullo schermo.

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Da lì noi veniamo, da un mondo dove era impensabile spendere nell’istruzione di una bambina intelligente e dotata, se il fratello svogliato e somaro era stato mandato a lavorare; dove una donna non doveva sapere più di un uomo, doveva stare zitta e non doveva rispondere.

Il tema della prima puntata è l’emancipazione: le bambine, sotto la guida della maestra Oliviero, imparano a misurarsi con i compagni maschi di un’altra classe, perché, come dice la maestra “se non gli facciamo vedere quanto siamo brave ci schiacceranno”. Ma non è semplice come sembra, perché la vittoria in grammatica e matematica delle femmine crea tensioni, conflittualità, violenza. È una storia che ben conosciamo.

Le bambine che interpretano le due protagoniste sono bravissime, come gli altri attori che danno vita ai molti personaggi del libro; suggestiva l’ambientazione in un rione di Napoli diviso tra miseria, violenza e desiderio di riscatto; memorabili alcune scene, come la pazzia di Melina che getta dalla finestra le pentole, simboli ammaccati di una vita senza speranza e futuro da cui si cerca invano di uscire.

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Ma le piccole protagoniste ci indicano una strada. Con i pochi soldi che posseggono non si comprano una bambola ma un libro. È Piccole donne. Dal libro imparano che si può immaginare una vita diversa e lottare per ottenerla. La subalternità femminile in cui sono rinchiuse potrà rompersi per sempre.

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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