LA RECENSIONE

Non ci resta che un miracolo

Rita Cavallari
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Paradossale, bislacco, folle, così è stato definito “Troppa grazia”, il film vincitore a Cannes come miglior film europeo alla Quinzaine des Réalisateurs. È proprio così. Non è usuale ricorrere alla Madonna per scongiurare una speculazione edilizia. Appare a Lucia, Alba Rohrwacher, che la scambia per una mendicante o una profuga. È vestita di stracci, ha il capo velato ed afferma di essere la Madonna. Fa una richiesta: vuole che al posto del centro commerciale che si sta per realizzare, violando così un paesaggio incontaminato, si costruisca una chiesa. La richiesta è prima verbale, poi più decisa, infine violenta: la Madonna aggredisce Lucia, la sbatte per terra, la scaraventa contro un muro, la trascina per i capelli.

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Lo spettatore è sconcertato, non sa se ridere o andarsene dalla sala. Poi viene catturato dalla storia stralunata e segue le vicende di questa Madonna manesca, che mai si era vista prima d’ora sullo schermo, né esiste nella tradizione. Per difendere la natura, ci dice il regista Gianni Zanasi, c’è bisogno dell’intervento soprannaturale. Siate realisti, chiedete l’impossibile, si gridava nel ’68, e l’ambientalista Bookchin aggiungeva: se non farete l’impossibile vi troverete di fronte l’impensabile. Nel film, alla fine, succede proprio l’impensabile, con scene suggestive e terribili, che ci riportano ai disastri naturali che troppo spesso si abbattono sulla terra in cui viviamo.  La chiesa che chiedeva la Madonna è solo il rispetto della natura, con la bellezza dei campi di grano e la linea dolce delle colline.

Alba Rohrwacher in “Troppa grazia” di Gianni Zanasi

È stato detto che il tema del film è il sacro. Mi sembra piuttosto che il centro della narrazione sia una donna, Lucia, in connessione con la natura: una donna che non vuole scendere a compromessi, sente la responsabilità verso l’ambiente che la circonda, fa le scelte in cui crede.

 

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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