MAI PIÙ COMPLICI SUCCEDE

Cosa dire alle mie figlie?

Roberta Trucco
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Due ragazze belle, bionde, sorridenti e piene di vita. Avevano un sogno, salire sulla cima del monte Atlante in Marocco. Le hanno stuprate, poi sgozzate e infine decapitate. Nessuno osa guardare il video della tragedia, anche io, ma non posso più dormire: i loro volti luminosi mi appaiono di continuo e sapere spezzata quella luce mi logora nel profondo.

Sono figlie della generazione di donne che hanno lottato per la loro libertà e autodeterminazione; che hanno spezzato il destino biologico che le relegava al focolare domestico; che hanno reclamato pari opportunità negli studi, nel lavoro, nei sogni, nei viaggi, nelle speranze. Sono figlie della rivoluzione femminista degli anni ’70, ma sono morte lo stesso. Forse, ha ragione Cristina Comencini quando dice nella sua pièce teatrale, “L’amavo più della sua vita”, che oggi possiamo dire i nostri sogni ma non ancora realizzarli.

Molti dicono che è la distanza siderale dei valori dell’Occidente da queste culture a segnare il confine dell’azione di libertà delle donne. L’Isis, l’Islam integralista sono il nemico. Per loro le donne libere sono il male estremo. E certamente è una verità. Ma la libertà delle donne fa paura a tutti, dall’Africa alla Cina, all’India, al Sudamerica all’Europa, agli Stati Uniti d’America: non c’è luogo, non c’è religione, non c’è mercato, in cui la nostra libertà non venga vista come una minaccia ed è questa paura che ha accompagnato l’evoluzione della storia fino ad oggi. Sognare una vetta è il sogno di tutti e tutte. Volercela fare da sole è di nuovo un sogno di tutti e tutte.

Gli uomini che giurano fedeltà all’Isis uccidono con una violenza che pensavamo esserci lasciati alle spalle, anche se la storia recente ci invita a vedere che tale violenza abita le guerre degli ultimi anni, da quella della Bosnia al Ruanda, Congo e Siria in cui gli stupri come arma di guerra premeditata sono una forma di guerra perpetuata con meticolosa attenzione. La radice di tanta furia non risiede, dunque, in pochi uomini isolati ma fa parte di una cultura globale che insegna al maschio fin da piccolo che il suo potere sul mondo lo si misura sul dominio del corpo delle donne; e alle femmine, che il loro corpo non gli appartiene, che il loro corpo fa parte di un mondo materiale e che ha valore solo nella misura in cui è utile all’uomo maschio o alla società intera.

Anche nella progressista America ribellarsi al proprio aguzzino, difendersi fino ad ucciderlo, non è concesso e si paga con l’ergastolo: “Immagina di essere stata costretta alla prostituzione a 16 anni da un pappone che chiamano ‘taglia-gola’. Dopo giorni in cui sei stata drogata e stuprata da uomini diversi, vieni comprata da un predatore sessuale di bambini di 43 anni, che ti porta a casa sua per usarti per i suoi rapporti sessuali. Finisce che trovi il coraggio per lottare, gli spari e lo uccidi. Vieni arrestata e poi processata, condannata come un’adulta a passare tutta la vita in prigione”. Questa è la storia di Cyntoia Brown. “Potrà chiedere la libertà condizionale quando avrà 69 anni”, recita il post condiviso da Rihanna. La sentenza del 2006, infatti, ha stabilito che Cyntoia Brown potrà ottenere la libertà sulla parola solo dopo aver scontato 51 anni di carcere. La popstar delle Barbados non ha potuto fare a meno di esprimere la propria indignazione.

Come madre e femminista non posso che interrogarmi. Cosa dire alle mie figlie? Come proseguire nell’arduo compito di spingerle verso il mondo libere e autodeterminate, senza impaurirle eccessivamente, ma anche informandole dei rischi che corrono?

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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