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Genova, bimba con due madri: domani il pronunciamento della Corte

Roberta Trucco
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Ho letto con interesse, e non nascondo anche con un po’ di irritazione, la Carta Bianca di Luca Borzani su Repubblica, dal titolo “L’assurda guerra alle due mamme”. Stimo l’acume, l’intelligenza e anche la grande capacità di apertura al dialogo del nostro ex presidente della Fondazione per la cultura di Palazzo Ducale, ma oggi sento doveroso rispondere a una sua lettura della contemporaneità che mi pare legata a una vecchia struttura di pensiero e che ricorda tanto una coperta piena di buchi. Oggetto della riflessione è la legittimità del rifiuto dell’amministrazione genovese di trascrivere all’anagrafe l’atto di nascita di una bimba nata da PMA, con due madri; trascrizione che, lo scorso novembre, il Tribunale di Genova ha invece deciso di imporre con una sentenza su cui domani si pronuncerà la Corte d’Appello.

Il tema è complesso e delicato, ma ciò che forse mi ha urtato di più di quanto emerge nell’articolo, è la confusione che si fa tra genitorialità e maternità e la conseguente riflessione sul concetto di ‘naturalità’. La parola ‘genitore’ deriva etimologicamente dal verbo ‘generare’, genitori sono perciò ‘coloro che generano’. In questo caso, grazie alla tecnica, la compartecipazione alla generazione è di tre persone di cui una non si nomina perché anonima e cancellata da chi vuole il figlio, rendendo così il bambino strumento del desiderio di una coppia. Nella nostra contemporaneità, però, alla parola ‘genitore’, più che la proprietà genetica, è legata la figura sociale e cioè quella figura o quelle figure che si occupano della cura e dell’accudimento del bambino/a una volta nato, e dunque si tende ad attribuire a questa parola un’accezione più culturale che ontologica. Se intesa così non c’è nulla da eccepire alla richiesta delle due donne di essere riconosciute come entrambi genitori della bambina, a patto che non si neghi al bambino il diritto alla verità sulle sue origini e si lavori per trovare una definizione adeguata al terzo genitore e un iter ad hoc che lo riconosca come tale.

Quello che mi trova in disaccordo è la richiesta di riconoscimento della doppia maternità. La nostra Costituzione parla chiaro: “la madre è colei che partorisce (mater semper certa est)”, ed è su questa figura che non si può mercanteggiare: la maternità non è negoziabile. Questa madre, sia che si occuperà del bambino/a una volta fuori dalla pancia, sia che non se ne occuperà affatto; sia che lo abbia desiderato e sia che non lo abbia desiderato, resterà inscritta per sempre dentro l’identità dell’individuo generato e questa funzione, con tutto il carico anche drammatico di responsabilità, è per me una funzione sacra, che non va toccata.

‘Spezzettare’ la maternità significa ridurre la gestazione a un processo anonimo ed equivalente alla figura di chi ne rivendica una proprietà genetica; significa inserire il processo complesso e meraviglioso dei nove mesi di relazione feto/madre in un sistema di mercato, in cui il valore di un ovulo o della sperma è equiparato al processo della gravidanza, e dunque significa accettare che il capitale (mercato) entri di imperio nella logica della maternità.

Borzani, inoltre, si spinge a parlare di ‘naturalità’ come di un concetto obsoleto, incapace oggi di definire le nuove famiglie e in parte ha ragione, una ragione dovuta al fatto che alle parole “famiglia” e ‘genitore’ oggi non tutti associano uno stesso significato. Eppure, la naturalità non è solo un concetto culturale, di cui fare a meno quando comoda o modificabile in funzione dell’evoluzione della tecnica; la naturalità resta un concetto fortemente legato al significato di natura e a quanto questa sia misura della nostra umanità. Mai come oggi il rispetto verso la “Natura” sembra essere l’unica risposta al rischio di estinzione del nostro pianeta.

Clicca qui per leggere l’articolo di Luca Borzani, apparso su La Repubblica del 5 gennaio 2019

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Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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