MOLESTIE NUOVI PADRI

Gillette, è questo il meglio di un uomo?

Cecilia Sabelli
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Un uomo di colore dai capelli e la barba brizzolati, alza lo sguardo e scruta serio la propria immagine riflessa nello specchio. Lo stesso fanno altri uomini con volti, età e storie diverse ma che come lui si guardano alla ricerca di qualcosa, come in attesa di una risposta mentre al notiziario si parla di bullismo e molestie, si parla perciò di mascolinità. Inizia così il nuovo spot della Gillette, il marchio di rasoi made in USA, pubblicato appena 48 ore fa e già visualizzato oltre due milioni e mezzo di volte.

Via le mascelle oversize coccolate da mani femminili (non solo perché in epoca di hipster e Barber shop non era il caso) e via le scene in cui il maschio bianco, naturalmente alto e bello, ottiene la promozione, il contratto, il premio per aver vinto: l’uomo Gillette del 2019, non è pieno di certezze, non è a lavoro ma a casa ed è da solo, senza altri uomini intorno che gli danno pacche sulle spalle, o che inneggiano alla “nostra tradizione”, come nello spot degli anni Novanta. A ripensarci, si chiede: “è questo il meglio di un uomo”?, parafrasando quello che da 30 anni è lo slogan del marchio.

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Non è che proprio quella ‘tradizione’ c’entra qualcosa con la scena dello spot di oggi, in cui il figlio, invece di dargli ‘il cinque’, è vittima di cyberbullismo e finisce per rifugiarsi in lacrime tra le braccia della madre? E se quest’ultima viene normalmente palpeggiata o peggio insultata e aggredita, in televisione come sul lavoro: c’entra qualcosa una cultura avvelenata da visioni e schemi stereotipati? E davvero si può continuare a giustificare certi comportamenti maschili con un “boys will be boys” (che a casa nostra somiglia al classico “lascia fare, so ragazzi”)?

La risposta è no: «finalmente qualcosa è cambiato, non si potrà tornare indietro», recita la voce fuori campo riferendosi all’ondata di denunce contro le molestie sessuali del #Metoo americano. “Noi – continua lo spot Gillette – crediamo nel meglio di un uomo”. E il meglio di un uomo è tutto quello che si vede nelle scene finali dello spot e fa davvero commuovere.

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Lo spot si chiude poi con un invito diretto agli uomini – i tanti uomini che già fanno o “dicono la cosa giusta” e che allo specchio si possono guardare e sorridere-, a «richiamare gli altri uomini alle loro responsabilità», anche per «i bambini che oggi ci guardano» e che «saranno gli uomini di domani».

La pubblicità diretta da Kim Gehrig dell’agenzia di produzione con sede nel Regno Unito, Somesuch, (la stessa di “This girl can”, da vedere assolutamente), elogiata anche da esponenti della scena pubblica internazionale, ha ricevuto diverse critiche, soprattutto dagli ambienti più conservatori della destra americana. Critiche che mostrano quanta strada resta ancora da fare nonostante in una parte di mondo sia finita l’epoca in cui abusi, molestie e aggressioni ai danni delle donne vengono taciuti o non hanno conseguenze.

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Se marchi potenti come quello di Gillette,  il cui prodotto è diretto al mercato maschile, decidono di rappresentare una nuova idea di mascolinità, decidono di sostenere il #MeToo e il cambiamento che almeno negli USA ha prodotto, è chiaro che il merito è delle battaglie delle donne e degli uomini delle nuove generazioni. Sono loro in primis a chiedere che vengano aboliti i cliché di una volta e a voler superare una crisi che ha investito i loro padri e che loro vogliono capire e superare.

Negli USA è in corso una vera e propria rielaborazione dei principali concetti legati all’essere uomo e alla paternità. Che dietro ci sia ‘lo zampino’ delle nuova libertà femminili e che fenomeni come il #MeToo ne accelerino ogni volta il passo, non c’è dubbio. La sfida è difficilissima, a volte solitaria, e richiederà del tempo, e una nuova capacità di introspezione, ma quello che molti uomini hanno capito, anche nel mondo della pubblicità, è che per riuscire sarà sempre più necessario passare per il riconoscimento dell’altra.


		
	

Chi ha scritto questo post

Cecilia Sabelli

Cecilia Sabelli

Nasco a Roma, nello stesso anno in cui un Papa abbraccia il suo attentatore, un militare sovietico evita la guerra nucleare e una nota azienda informatica rilascia la prima versione di Word. Tutte anticipazioni sul mio futuro. Non diventerò Pontefice e non sventerò guerre, ma mi dedicherò all'arte dello scrivere imparando tanto nelle redazioni di Radio Vaticana, e di servizi esteri di agenzie stampa come l'AdnKronos. Giovane e donna, vivo, mi interrogo e scrivo di entrambi le condizioni. Mi sono affidata a Se non ora quando-Libere per trovare risposte: voglio capire come capitalizzare i risultati delle lotte che altre hanno fatto o stanno facendo per la mia libertà. Come reagire a una natura che mi impone dei tempi e a una società che sfrutta la scienza perché io li ignori pur di essere produttiva. Per ricambiare sono diventata autrice e web-editor del sito del gruppo. Finite le domande volerò in Brasile per parlare la lingua in cui ho avuto l’immenso piacere di discutere la mia tesi di laurea.

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