PARI E DIFFERENTI SUCCEDE

Cosa è successo alla più amata dagli italiani?

Silvia Pizzoli
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Da ragazza nata negli anni Ottanta, cresciuta a pane e ‘Fantastico’ e “fra sogni e Tv, pomeriggi che non passano più”, mai mi sarei immaginata di ritrovarmi a scrivere questi pensieri dopo aver letto l’intervista rilasciata al settimanale “Oggi” di Lorella Cuccarini, icona indiscussa di quegli anni. Alcune dichiarazioni mi hanno di fatto lasciata perplessa a cominciare da:

..mai stata femminista. Sempre contro le quote rosa. Le donne la credibilità devono guadagnarla sul campo. Io sono un’azienda, decido quando e come lavorare. 

La mia prima reazione, istintiva e istantanea, è quella di chiedermi, perché? Perché ogni volta che si tratta di riconoscere un diritto delle donne ci deve sempre essere una qualche contropartita? Perché solo le donne la credibilità devono guadagnarla sul campo? Gli uomini non devono? L’hanno forse ereditata per diritto divino?

Alessandra Martines, Pippo Baudo e Lorella Cuccarini in Fantastico 7 (1986).

Alessandra Martines, Pippo Baudo e Lorella Cuccarini in Fantastico 7 (1986).

Le quote rosa dovrebbero servire proprio a questo, a darci libero accesso a quel “campo” che, se qualcuno/a non se ne fosse accorto è, ancora oggi, in modo preponderante, appannaggio maschile. Lo strumento della quota rosa (che può essere concettualmente discutibile e migliorabile) nasce infatti per tutelare la parità di genere, per consentirci di vivere in una democrazia paritaria in cui non sentirci una minoranza da difendere ma l’altra metà della popolazione da rappresentare.
Altro passaggio dell’intervista che merita un commento è il seguente:

Altrove e in politica servono una determinazione e una “cattiveria” che impongono di rinunciare ad alcune caratteristiche femminili. Dobbiamo accettare il fatto che uomini e donne sono diversi, seppure complementari. Se ci sono più uomini ai vertici è perché loro sono più predisposti.

Ritengo la ‘cattiveria’ sopracitata un disvalore, la stessa è anche concettualmente diversa dalla ‘determinazione’, caratteristica tra l’altro, che non ha una connotazione di genere. Credo che in politica, così come nel lavoro e nella vita, dovrebbero contare piuttosto doti come l’onestà, l’affidabilità, l’empatia, la credibilità, il pragmatismo, la conoscenza, anch’esse prescindenti da connotazioni di genere. Possibile che poi i modi in cui queste si declinano possano essere diversi e possano dar vita a modelli diversi e nuovi rispetto a quelli finora sperimentati ma non per forza meno validi o efficaci.

È indubbio che uomini e donne siano “diversi” e non trovo nemmeno così scontato che siano “complementari”, ma se ci sono più uomini ai vertici non è “perché sono più predisposti”, come affermato sempre dalla Cuccarini, ma perché ci sono sempre stati. E questo tipo di affermazioni non fanno altro che riaffermare quanto sinora è stato, fino a renderlo l’unico modello possibile.

Lo spazio pubblico, così come i palcoscenici, i teatri, gli uffici, le scuole, le università etc.. sono anche per le donne e delle donne meritevoli e capaci, proprio come gli uomini, alle quali deve essere riconosciuta prima ancora che l’opportunità, la possibilità di “abitare” quei luoghi e, perché no, di raggiungerne i vertici. È un peccato che proprio da chi potrebbe essere presa ad esempio per i successi raggiunti nella vita professionale e personale, arrivino questo tipo di affermazioni che piuttosto che un incoraggiamento suonano come un monito a fare un passo indietro.

Chi ha scritto questo post

Silvia Pizzoli

Silvia Pizzoli

Nata a Roma. Studentessa, commessa, receptionist e oggi segretaria. Il 13 febbraio 2011, a pochi giorni dalla laurea, ero in Piazza del Popolo a manifestare per il rispetto della dignità delle donne. Alla soglia dei trent’anni le domande che da qualche anno ormai mi ronzavano nella testa hanno cominciato a farsi sentire di più. È passato un po’ e ancora non ho trovato tutte le risposte che cercavo, così ho deciso di ripartire da un aspetto determinante e imprescindibile: il mio essere donna nella relazione con l’altro e la società. Di qui l'incontro con Libere; è venuto il momento di impegnarmi perché mi sono convinta che la società civile non possa più restare silenziosa di fronte ai cambiamenti che la investono.

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