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Ue cambi politiche su maternità: dalla tutela alla valorizzazione

Scultura 'L'Europa nel cuore' di Ludmila Tcherina
Scultura 'L'Europa nel cuore' di Ludmila Tcherina
Francesca Marinaro
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Da più parti, anche dal nostro gruppo Se Non Ora Quando – Libere (vedi appello pubblicato il 15 dicembre 2018 dal Corriere della Sera) si dice che le prossime elezioni europee saranno la sfida decisiva sul futuro dell’Unità europea. È chiaro allora che il futuro dell’Unità europea dipenderà molto dal consenso delle cittadine e dei cittadini e quindi dalla loro capacità di identificarsi in un nuovo progetto.

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Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su Sabato 15 dicembre 2018

È importante, perciò, che le proposte su un nuovo progetto per l’Europa, in particolare quello delle forze europeiste, sia in grado di offrire una nuova idea di Europa a dimensione di donne e uomini. Perché, nonostante i risultati conseguiti dall’Unione europea nella promozione della parità uomo donna, bisogna riconoscere che qui permangono ancora dei grandi problemi: una legislazione europea vincolante quasi esclusivamente in ambito lavorativo, individuata come una delle principali ragioni della cittadinanza dimezzata delle donne. La loro cittadinanza vi rimane infatti incompiuta, perché manca l’esplicito riconoscimento della libertà femminile come altra rispetto a quella dell’uomo.

In questi anni abbiamo avuto un certo pudore ad affrontare la libertà femminile come fonte di vita. Ora, di fronte al radicalismo di alcuni diritti soggettivi e alla sbandata sempre in agguato che si rischia di correre con le sofisticatissime applicazioni tecniche alla sfera genetica e biologica, bisogna saper mettere dei punti fermi, senza pertanto rinunciare a contribuire a trovare una via tra l’eccesso e la chiusura, tra l’estremizzazione insensata della libertà individuale e la sua negazione, tra la forma e la vita. È proprio questo il punto quando si parla di una nuova società a dimensione di uomini e donne.

In questo senso i bassi tassi di fecondità in tutti i paesi europei (e non solo) sembrano essere un potente indicatore delle nuove configurazioni relazionali e del rapporto sempre più stretto tra lavoro di cura e lavoro per il mercato.

Oggi, siamo di fronte ad un nuovo e diverso assetto sociale, al cui interno va collocata e valorizzata la scelta di una donna di generare figli. La decisione di mettere al mondo un/a figlio/a è sicuramente qualcosa di personale e responsabile. ma è anche una scelta che coinvolge una comunità, una nazione. Ciò concretamente vuol dire anche ripensare gli strumenti pubblici a sostegno delle donne con particolare riferimento a quelli della cura.

A questo fine il concetto di base per una più efficace politica non può più essere quello della conciliazione tra vita professionale e familiare a senso unico. Il metodo della conciliazione è stato sicuramente una premessa indispensabile per ogni politica non solo di pari opportunità, ma anche di emancipazione femminile. E siccome quello che oggi aspetta ancora di essere mutato è il ruolo tradizionale degli uomini, occorre iniziare la nuova stagione della condivisione di ruoli e potere con un’azione pubblica intenzionale, coerente e continua nei diversi livelli della governance.

Questo passo è importante perché è proprio da qui che potrà passare per la nuova Europa e gli Stati che la compongono un altro cambiamento percepibile, non solo per le donne ma anche per gli uomini. Occorre perciò che le politiche contro la discriminazione uomo-donna e per le pari opportunità cessino di essere politiche di cornice e divengano invece oggetto d’investimenti di risorse umane ed economiche. Una politica di questo tipo sollecita un approccio più ampio che non si limiti alla protezione del posto di lavoro delle donne in congedo di maternità, ma che preveda politiche di condivisione in grado di riequilibrare i carichi familiari.

L’approccio deve essere quello di passare dalla tutela alla valorizzazione della maternità come parte imprescindibile della libertà femminile. Il dato chiaro è che c’è urgente bisogno di avviare un nuovo percorso per l’affermazione della maternità come un valore collettivo e condiviso.

In direzione di quest’obiettivo, che deve essere in un quadro europeo, si deve poter contare su nuovi investimenti, pubblici e privati, che potrebbero in parte essere impiegati per la formazione e l’inserimento nel mercato del lavoro attraverso anche una ricognizione più attenta sulla creazione di nuovi lavori per sostenere la conciliazione d’impegni familiari e di lavoro.

  • Aumentare l’occupazione femminile è diventato un tema urgente, specialmente nelle economie avanzate che si trovano a dover fronteggiare l’invecchiamento, la contrazione della forza lavoro e la modificazione dello stato sociale. Passare dalla tutela alla valorizzazione della maternità dipende in larga misura dalla capacità dell’Unione europea e degli Stati aderenti di garantire servizi alla persona adeguati all’obiettivo della condivisione. Quest’obiettivo si potrebbe realizzare anche attraverso la diffusione di un sistema integrato e universale di “buoni-lavoro” con i quali acquistare ed erogare servizi personalizzati e di qualità a favore della persona in tutto il territorio europeo. Con un tale sistema si potrebbe contrastare il lavoro sommerso presente in molte parti dei Paesi europei, compreso il nostro, nell’ambito dei servizi di cura.

 

  • Si deve inoltre definire un sistema di protezione sociale alla donna durante il congedo di maternità al fine di supportare la famiglia e combattere le diseguaglianze attraverso l’intervento della fiscalità generale. È fondamentale che la comunità si faccia carico dell’indipendenza sociale ed economica della donna diventata madre al fine di evitare disuguaglianze e sentimento di penalizzazione (disparità salariale, avanzamento di carriera, interruzione dei contributi per pensionamento).

 

  • L’altro filone d’impegno riguarda il sistema dei congedi parentali. Un’iniziativa di questo genere deve condurre all’approvazione di una direttiva unitaria che comprenda congedi parentali individuali e non trasferibili e un congedo di paternità obbligatorio affinché non sia un’esclusiva femminile. Si può inoltre sostenere il lavoro agile (smart working), per consentire flessibilità dei tempi e del luogo di lavoro in modo che il genitore lavoratrice/lavoratore possa gestire al meglio l’esigenza vita-lavoro e la cura genitoriale.

 

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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