OCCUPAZIONE FEMMINILE RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ

Una legge di bilancio contro le donne

‘La #leggediBilancio 2019: una lettura al femminile’, parla Annalisa Rosselli
‘La #leggediBilancio 2019: una lettura al femminile’, parla Annalisa Rosselli
Antonella Crescenzi

Il 30 gennaio si è svolto, presso l’Agenzia DIRE, un interessante incontro sul tema La legge di Bilancio 2019, una lettura al femminile a cui hanno partecipato: Annalisa Rosselli, professoressa di Storia dell’Economia politica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Renata Polverini, dal 2016 responsabile Dipartimento nazionale Politiche del lavoro e sindacali di Forza Italia; e Liliana Ocmin, del Coordinamento nazionale donne della Cisl. Ha moderato Sandra Zampa.

Le analisi delle partecipanti concordano nel ritenere la prima legge di bilancio varata dal Governo gialloverde, priva di qualsiasi attenzione nei confronti delle donne e in particolare del lavoro femminile e di conseguenza destinata a non offrire alcun supporto alla crescita del Paese.

Siamo in diretta con Annalisa Rosselli, professore di storia dell’economia politica all'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Renata Polverini, dal 2016 responsabile dipartimento nazionale politiche del lavoro e sindacali di Forza Italia e e Liliana Ocmin del Coordinamento nazionale donne della Cisl. Tema dell'incontro ‘La legge di Bilancio 2019: una lettura al femminile’: Modera Sandra Zampa

Pubblicato da Agenzia di stampa DIRE su Mercoledì 30 gennaio 2019

Infatti, è bene chiarire, come fa molto bene Annalisa Rosselli, che il tema femminile non è un residuo, un aspetto tra i tanti di cui tenere conto nelle decisioni di politica economica, bensì la questione fondamentale che blocca lo sviluppo italiano. Una maggiore partecipazione delle donne alla vita economica innalzerebbe il tasso di crescita del Pil e contrasterebbe al tempo stesso il declino demografico in atto da diversi anni.

La legge di bilancio per il 2019, invece, si basa su due provvedimenti principali, il reddito di cittadinanza e quota 100, che per le loro modalità intrinseche favoriscono la componente maschile dei cittadini e dei lavoratori. In breve, il reddito di cittadinanza, confondendo contrasto alla povertà con sostegno all’occupazione, privilegia i single e le famiglie monoreddito (con insufficiente attenzione al numero dei figli), invece di stimolare la formazione di un secondo reddito familiare, quello femminile. Quota 100 privilegia i lavoratori maschi del nord e comunque tutti quelli che hanno una vita contributiva continuativa, quindi non certo le donne che per le ragioni che possiamo immaginare sono spesso costrette a interrompere i periodi lavorativi e poi a riprenderli.

In altre parole: stiamo buttando via la componente più istruita della popolazione. E poi ci chiediamo perché non si cresce Linkiesta.it

Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su Venerdì 28 dicembre 2018

Si dirà che il Governo ha varato anche una misura che porta il congedo di paternità a cinque giorni, un passo avanti! Basta confrontarci un momento con la situazione della Spagna, quindi non con i paesi del Nord Europa, storicamente più avanzati su queste politiche, per restare delusi! Ebbene, il congedo di paternità in Spagna è attualmente pari a cinque settimane! E dal 2021 sarà portato a 16 come quello delle mamme. Questa sarebbe la strada da imboccare per smuovere la situazione del mercato del lavoro, mettendo sullo stesso piano i lavoratori e le lavoratrici per le aziende che assumono.

In conclusione, una legge di bilancio che non promuove l’occupazione femminile, né la crescita, né gli investimenti e che, di fronte alla recessione già manifestatasi nella seconda metà del 2018, come certificato proprio ieri dall’Istat, si presenta con un’impronta puramente assistenzialistica, rischiosa per la tenuta dei conti pubblici, e inadeguata ad affrontare le complesse questioni dello sviluppo economico.

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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