DONNE SUL GRANDE E PICCOLO SCHERMO LA RECENSIONE

La Favorita, pronte a ogni perfidia in nome del potere

Simonetta Robiony
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Già premiatissimo ovunque, con 10 candidature agli Oscar e con critiche assai favorevoli, è arrivato da noi il film inglese “La favorita” del greco Yorgos Lanthimos, interpretato da tre attrici al loro meglio: Olivia Colman, Emma Stone, e Rachel Weisz. Racconta di Anna, la Colman, ultima regina della casata degli Stuart, alle prese con una lunghissima guerra con la Francia per via di una successione sul trono di Parigi, nonché con la formazione dei due partiti, i Wing e i Tories, che sul proseguimento di questa guerra avevano differenti posizioni.

Pronte a tutto in nome del Potere

Ma il cuore del film non è lo sfondo storico, appena accennato e poco noto a chi inglese non è, quanto il rapporto tra queste tre donne scelte a simbolo della lotta senza risparmio di colpi che ciascuna compie per il potere. La regina Anna, grassa, sfatta, capricciosa, golosa, instabile, malata di gotta, ma specialmente provata dall’aver avuto diciassette gravidanze ed essersi ritrovata senza un erede, non è in grado di governare una corte disfatta e sciocca, ma non rinuncia a esercitare il suo dispotismo ogni volta che le è possibile. A contendersi i suoi favori Lady Sarah, sua amica dall’infanzia, la Weisz, e la nuova arrivata la bellissima Abigail, la Stone. Straordinari costumi, straordinarie riprese, straordinarie ambientazioni, ma quello che colpisce, in questo film, è il ritratto di tre donne pronte a ogni perfidia in nome del potere.

Un film in controtendenza

È un momento in cui il cinema, chissà se per rimorso o che altro, ci mostra in genere storie di donne che, nel passato come nel presente, si battono o si sono battute per nobili cause, hanno compiuto o compiono imprese strabilianti, scoprono nuove vie nella Scienza come nell’Arte, sono insomma delle eroine, a volte non riconosciute ai loro tempi, a volte, soprattutto nell’oggi, meritevoli subito di fama e di stima. Un effetto del femminismo, probabilmente, o almeno di un modo di intenderlo. “La favorita” fa il contrario. Niente sorellanza, qua. Nessuna alleanza femminile. Neanche un pizzico di quell’umanità generosa che di solito viene attribuita alle donne non fosse altro perchè madri. L’impianto ideologico su cui si fonda il movimento delle donne in questa storia viene annullato. Zero. Tutte chiacchiere.

Il piacere di comandare non ha sesso

“La favorita” esce dal politicamente corretto dei giorni nostri e ci comunica che il piacere di comandare appartiene in ugual misura a maschi e femmine e per esercitarlo ogni mezzo è lecito. Questo è, e questo è. O almeno questo accadeva nel Settecento alla corte inglese, diventata proprio allora con la regina Anna e l’unione tra la Scozia e l’Inghilterra, dopo le lunghe lotte tra cattolici e protestanti, il Regno della Gran Bretagna, l’United Kingdom.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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