PARI E DIFFERENTI

La coppia uomo-donna non sia una fortezza armata

Annamaria Riviello
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In un interessante articolo, pubblicato sulla 27esimaOra del Corriere, lo scorso 19 febbraio, Barbara Mapelli introduce il racconto di un uomo, ancora abbastanza giovane, che parla delle “cure” che ha dovuto subire perché alla nascita il suo sesso non era ben definito. Un intersessuale. Cure non richieste, che, come spesso accade, cercavano di definire il suo sesso come appartenente al genere femminile (è più semplice intervenire per creare un organo genitale femminile). Cure ormonali intense, oltre al trauma psicologico di essere trattato come una specie di mostro.

Solo oggi, racconta, ha scelto una identità maschile che nessuno gli ha imposto. È finalmente una persona libera grazie all’evoluzione delle conoscenze scientifiche, ma soprattutto alla nascita di una associazione che difende l’integrità psicofisica degli intersessuali. Ci voleva un mutamento culturale per smettere cure che erano vere e proprie violenze.

Si tratta di una questione che deve interrogare in particolare donne che ritengono che la differenza sessuale non sia solo un dato biologico ma lo trascenda. Produce cultura, cambia la soggettività. Una caratteristica dell’umano che muta l’idea di individuo senza corpo o suo assoluto signore che pare farla da padrona nel nostro Occidente e ci consegna quella di una soggettività relazionale, in cui corpo e mente hanno la stessa autorità nel definire una persona.

I medici dell’ospedale moderno di cui si parla nell’articolo mi sembrano ossessionati da una idea di normalità che nulla ha a che vedere con lo statuto del soggetto, ma con convenzioni sociali radicate, che sia l’autrice dell’articolo che le donne che sostengono la differenza sessuale vogliono combattere. C’è però nello svolgimento dell’articolo una affermazione di Mapelli che merita una considerazione ulteriore. Scrive di una “impostazione binaria che imprigiona, limita le forme plurime dell’essere umani”. Si intravvede qui una contrapposizione tra femminismo e libertà.

La bandiera Intersex è stata creata da Organization Intersex International Australia nel luglio 2013. L’organizzazione mirava a creare un simbolo senza i colori generalmente associati a un genere: rosa e blu. Descrive il giallo e il viola come colori “neutri”.

Judith Butler, nota studiosa americana, ha sostenuto che certo la differenza biologica esiste, ma la categoria donna esclude le multiformi identità. Chi cambia la storia è il soggetto aberrante. In un suo libro su l’Antigone di Sofocle, la fanciulla tebana è considerata, un soggetto rivoluzionario perché  è contro tutti gli schemi parentali. Figlia di un incesto, incestuosa anche lei, innamorata del fratello, “aner” uomo perché parla come Creonte e si occupa della polis e sorregge, quasi fosse un figlio maschio, il padre nell’ultimo viaggio.

Judith Butler

Ora, se si legge senza pregiudizi la tragedia, Antigone nel suo orto di Getsemani, il momento della debolezza dell’eroina e di ogni eroe, rimpiange la sposa che non sarà, i figli che non avrà. Antigone è una giovane donna la cui grandezza può essere interpretata in tanti modi ma nessuno può eradicarla dal suo sesso per dimostrare una teoria. Il fascino che pare eterno di questa figura del mito è appunto quello di una giovane che incarna un’esigenza purissima di moralità anche per preservare la polis, la sua grandezza sta in un gesto che mostra la possibilità di una politica che conosce i suoi limiti.

Antigone secondo Anna Maria Riviello

Antigone irrompe nella politica rimanendo donna.  Le donne possono cambiare il mondo (il patriarcato) restando se stesse, ma non dettano legge sulle tendenze sessuali di nessuna-o. Gli intersessuali, non solo devono essere rispettati e salvaguardata la loro dignità, verrebbe da dire: giù le mani dai loro corpi. La coppia donna-uomo, è il luogo in cui si declina una soggettività relazionale lontanissima dal costituire una fortezza armata che piace ad ogni reazionario, antico e moderno. Nessuno può essere valutato  a partire dai suoi genitali, chi lo fa, come i medici del moderno ospedale del giovane che si racconta nell’articolo, ha in testa uno schema di normalità funzionale al patriarcato che le donne hanno messo in crisi; appunto, quella prigione binaria, gerarchica e funzionale al primato virile, che le donne hanno aperto per sempre e per tutti.

Clicca qui per leggere l’articolo di Barbara Mapelli

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

1 Comment

  • Le teorie di Judith Butler si smentiscono da sole: la teoria queer è molto più conservatrice di quel che sembra. Sostiene lo status quo e non ha messo fine alla logica che classifica le persone appiccicandogli etichette, anzi: si è limitata ad aumentarne il numero, potenzialmente all’infinito. Ma le persone non sono riducibili ad un’unica caratteristica ed essere se stessi, nella propria complessità che non ammette etichette, è la cosa più rivoluzionaria che si possa fare.

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