PARI E DIFFERENTI

L’8 marzo e la meta ancora lontana per tutte

Antonella Crescenzi

“Quest’anno il sito dell’International Women’s day presenta una serie di immagini di uomini e donne sorridenti, con le braccia un po’ aperte e i palmi delle mani rivolti all’insù, come se dovessero sostenere qualcosa. Metaforicamente reggono un mondo in equilibrio, come si capisce chiaramente dal claim della campagna: Better the Balance, Better the World sintetizzato nell’hashtag #BalanceforBetter”. Inizia così l’interessante articolo di Donato Speroni, apparso sul sito della Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), in cui sintetizza i risultati di alcuni studi condotti di recente sul tema della parità di genere nel mondo (Banca mondiale, CNN, McKinsey Global Institute), citando anche l’analisi compiuta da Gabriele Genah sulla 27ora del Corriere della Sera.

Ricorda Speroni: “un mondo “bilanciato”, nel quale poteri e responsabilità fossero equamente suddivisi tra uomini e donne, sarebbe un mondo migliore”. Non solo. Se davvero si annullasse il divario di genere, si potrebbe aumentare il Pil mondiale di oltre un quarto entro il 2025. Eppure, nonostante le riforme e i progressi innegabili dell’ultimo decennio, secondo i sopracitati studi, solo 6 Paesi in tutto il mondo garantiscono una sostanziale uguaglianza tra uomini e donne. Di questo passo non si arriverà alla completa parità di trattamento legale ed economico prima del 2073. I sei Paesi in questione sono tutti europei: Belgio, Danimarca, Francia, Lettonia, Lussemburgo e Svezia che hanno totalizzato il punteggio massimo (100) nella apposita graduatoria. Fra questi, la Francia ha fatto i maggiori progressi, grazie a norme su violenza domestica, molestie sul posto di lavoro e congedo parentale. L’Italia è comunque nella parte alta della classifica (94,38).

Spicca, invece, la grave situazione dei paesi del Medio Oriente e dell’Africa sub Sahariana, dove le donne hanno meno della metà dei diritti legali garantiti agli uomini. Il paese con il punteggio peggiore è l’Arabia Saudita (25,63) seguito da Sudan, Emirati Arabi, Siria, Qatar e Iran, tutti sotto la soglia del 35. Festeggiamo l’8 marzo, quindi, ma non dimentichiamo quanta strada ancora resta da compiere per noi e per le donne di tutto il mondo.

Link utili:
http://asvis.it/home/46-3903/questa-settimana-un-mondo-bilanciato-e-un-mondo-migliore#.XIGG0y2h00q
https://wbl.worldbank.org

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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