BATTAGLIE

Contro gli oscurantismi, sventolare la bandiera dei diritti non basta

Family day 2018
Family day 2018
Annamaria Riviello
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Lo scorso sabato sera, ho potuto seguire la trasmissione televisiva Otto e mezzo in cui Lilli Gruber ha affrontato il tema della famiglia con il giornalista Luigi Amicone, direttore di Tempi, l’on. Laura Boldrini e la scrittrice Chiara Gamberale. Il tema è stato suggerito dall’imminente Congresso internazionale delle famiglie che verrà celebrato a Verona, dal 29 al 31 marzo. Si prevede un grande evento. Gli ospiti saranno accolti dal sindaco della città, dal presidente della Provincia e dal presidente della Regione, l’on. Luca Zaia. Parteciperanno, a partire dal vicepremier, ministro dell’Interno, Matteo Salvini, gli esponenti della destra italiana, da Forza nuova, all’on. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo. Molte le personalità straniere. Un incontro quindi che non può passare inosservato. Questo compatto schieramento delle destre europee, e non solo, mostra che la posta in gioco non è solo la riduzione delle donne al “tradizionale” ruolo subalterno, ma anche a una vagheggiata ‘Europa delle Nazioni’, dimentica dei suoi principi di tolleranza, accoglienza e laicità.

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La discussione tra gli invitati di Gruber non poteva quindi non essere serrata. Soprattutto tra Boldrini e Amicone, per quanto sobrio nei toni, lo scontro era su tutto. Io, naturalmente, non ero una spettatrice imparziale: facevo un tifo, silenzioso ma spudorato, per l’ex presidente della Camera di cui condividevo ogni parola. Qua e là però ho avvertito un disagio: emergeva il ricordo di un altro scontro, il referendum sulla legge per la procreazione assistita in cui noi donne ci siamo trovate senza parole, strette tra l’integralismo della posizione della Chiesa di allora e la sicurezza granitica della Scienza. Noi donne, il nostro vissuto: scomparso. Si trattava di emendare in qualche punto una legge ideologica che non avrebbe funzionato. Ci ha dovuto pensare in seguito la Corte Costituzionale a far rientrare gli emendamenti bocciati a tutela della salute delle donne. Perché mi aveva preso lo stesso disagio seguendo lo scontro? Perchè avvertivo che i diritti di cui parlava Boldrini erano una troppo fragile trincea alla massa di oscurantismo che vuole cancellare la libertà femminile e ogni idea di Europa tollerante e civile.

Il femminismo nasce dalla critica al soggetto disincarnato della modernità. Per questo la libertà femminile è una cosa nuova, perché sa del corpo, del corpo che può generare, del corpo che può ammalarsi, del corpo che è sessuato. È di qui che bisogna ripartire. Bisogna avere il coraggio di dire che la coppia uomo-donna è diversa dalla coppia omosessuale, perché può generare. Bisogna dirlo, togliere alibi all’oscurantismo che avanza. L’amore è sempre un dono meraviglioso ed è uguale per tutti, gay, etero e trans, il punto non è questo. Le persone senza pregiudizi lo sanno. La tolleranza popolare ottocentesca verso “i travestiti” di Napoli è proverbiale.

Frame da ‘Skam’ Italia

Ma, se vogliamo difendere le nostre conquiste, non possiamo appellarci a quei diritti individuali che hanno fondato la modernità occidentale. Sia chiaro, le donne devono a questa cultura l’acquisizione di diritti che non avevano, solo che il prezzo è stata l’omologazione agli uomini. Per difenderne il valore, questi diritti vanno ora intestati a soggetti diversi, a soggettività incarnate. Non ci sono primati tra famiglie, ma ci sono differenze: accettarle è il modo per tutelarle tutte e sottrarle al fumus ideologico degli agitatori di paure, fautori di un ordine patriarcale che è finito.

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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