Se non ora quando? - LA STORIA

Ecco che fine ha fatto la rinascita neofemminista di 10 anni fa

Ph. Officine Corsare, with the courtesy of Mirko Isaia
Ph. Officine Corsare, with the courtesy of Mirko Isaia

Che fine ha fatto la rinascita neofemminista di dieci anni fa, si è chiesta Giovanna Cosenza su Il Fatto Quotidiano di fronte alle manifestazione di questo 8 marzo? E ricorda quella del 13 febbraio 2011 organizzata dal nostro gruppo Se Non Ora Quando? che portò in piazza un milione di persone in duecentotrenta città italiane e trentasei città straniere. C’era Berlusconi – ricorda Cosenza nel suo articolo – travolto in quel momento dagli scandali sessuali. Vero. Ma c’era anche un gran bisogno, per le donne, di fare il punto sulla propria situazione dopo le conquiste e la visibilità ottenuta negli anni Settanta. Noi ce ne eravamo accorte all’inizio dell’estate del 2010, quando, come gruppo “Di Nuovo”, presentammo un testo scritto da Cristina Comencini per rimettere al centro la questione femminile. La gente non riuscì ad entrare nel teatro per la folla.

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Il successo della manifestazione del 13 febbraio 2011 fu perfino troppo imponente per noi del comitato promotore: governare più di cento comitati italiani di donne, sorti spontaneamente, è un’operazione complessa. Noi c’eravamo rivolte a tutte le donne a prescindere dalla loro posizione politica e a tutti gli uomini amici delle donne. Provammo a darci una struttura a Siena, nel luglio dello stesso anno, ma quando salirono sul palco Giulia Bongiorno, Flavia Perina, Rosi Bindi, Livia Turco, dalla piazza partirono fischi all’indirizzo delle donne di destra. Era il segno che tenere unite visioni diverse sarebbe stato un problema. Ci provammo, riuscendoci, nel 2012 con la battaglia contro la violenza sulle donne, lanciando il manifesto “Mai più complici” che portò su tutti i giornali, per la prima volta, la parola femminicidio: il successo fu tale che la nazionale di calcio scese in campo per una partita trasmessa dalla RAI rilanciando il nostro appello. Su questo argomento Cristina Comencini scrisse il testo teatrale “L’amavo più della sua vita” che ha girato per l’Italia andando pure nelle scuole con il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione.

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Intanto la crisi economica cominciava a mordere. Il governo Monti impose sacrifici al Paese; la legge Fornero creò situazioni spesso drammatiche; parlare dei diritti delle donne diventava sempre più difficile. L’arrivo al governo di Renzi che volle fossero donne la metà dei suoi ministri ci illuse. Pensavamo di aver fatto un grosso passo avanti. Come abbiamo scritto in un nostro documento pubblicato sul Corriere della Sera il 15 dicembre scorso ci eravamo sbagliate:

Non essendo riuscite ad imporre come tema pubblico di prima grandezza la maternità, l’accesso delle donne al lavoro resta limitato e troppo spesso ingiustamente mortificato: non abbiamo avuto congedi parentali degni di questo nome e nemmeno asili nido. Sempre più faticosa è diventata la nostra vita.

Proprio sul tema della violenza e sulla nuova legge che si dibatteva nel 2013, il nostro movimento si è spezzettato: una parte voleva che la tutela delle donne fosse affidata ai centri antiviolenza, perché gestiti da donne, mentre noi chiedevamo che le donne, in quanto cittadine, dovessero essere difese dallo Stato e quindi anche dalle forze dell’ordine. Fummo persino accusate di essere sicuritarie. Ogni gruppo potè continuare a chiamarsi Se Non Ora Quando, seguito però dal nome della città. Il comitato promotore si divise in “Se Non Ora Quando Libere” e “Se Non Ora Quando Factory”. Noi di Libere siamo convinte che un mutamento profondo della società deve passare attraverso un mutamento culturale oltre che politico. Da quel momento, perciò, su questo nostro sito abbiamo cominciato a scrivere mettendo al centro della riflessione la maternità. La denatalità italiana è infatti il segno di un paese che ha poca speranza nel futuro. Ma la maternità potrà crescere solo con un ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro, peccato che il lavoro, negli ultimi dieci anni, scarseggi anche per gli uomini e soprattutto per i giovani.

L’attuale governo giallo-verde, da un lato ha parlato di sei milioni di poveri ai quali viene offerta la soluzione del reddito di cittadinanza, dall’altro lato dell’invasione di immigrati disperati che sottraggono agli italiani posti e diritti. Mai ha parlato delle donne. E proprio perché noi ci occupiamo, invece, di donne che abbiamo continuato la nostra riflessione sulla maternità e da questa ci siamo unite a un movimento internazionale che dice no alla maternità surrogata, considerata da noi una forma ulteriore di sfruttamento del corpo femminile. Ne abbiamo discusso pubblicamente alla Camera dei Deputati in un convegno internazionale nel 2017, creando, però, ulteriori frizioni con diversi gruppi femministi. Sappiamo che sono discorsi difficili e divisivi, ma proprio in questi giorni abbiamo deciso di proporre a chi condivide le nostre posizioni una serie di temi su cui provare di nuovo a lavorare insieme, perché la frammentazione ci rende sempre più deboli. Tra poco ci saranno le elezioni europee: noi l’Europa la vogliamo. Crediamo che le donne debbano prendere l’iniziativa e debbano assumersi la responsabilità di partecipare da protagoniste alla costruzione di una nuova Unione Europea. Il 13 aprile abbiamo fissato la data per il nostro incontro che dovrebbe portare a un lungo cammino comune.

Clicca qui per leggere l’articolo di Giovanna Cosenza dal Fatto quotidiano dello scorso 8 marzo

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari e Simonetta Robiony

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