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Marianna, la resa dello Stato

Fabrizia Giuliani
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Le sentenze non si commentano, si appellano, recita un adagio forense, fatto proprio anche dalla politica. Ci sono casi in cui invece è doveroso farlo, perché il verdetto impatta questioni rilavanti che vanno ben oltre il piano giuridico. Stiamo parlando della sentenza d’appello di Messina che ha annullato il risarcimento riconosciuto ai tre figli minorenni di Marianna Manduca, la donna uccisa dal marito nel Catanese nel 2007. La Corte ha agito ribaltando il verdetto di primo grado del 2017, in cui invece si sosteneva che quel delitto poteva essere evitato e che Marianna non era stata adeguatamente ascoltata e protetta. Cerchiamo di riflettere su questa sentenza, andando oltre l’indignazione che ha giustamente suscitato.

Basterebbe fermarsi ai numeri, per es. alle dodici denunce inascoltate e ai dodici anni trascorsi nell’iter processuale, per comprendere la portata della tragedia che si è consumata prima e dopo l’uccisione di Marianna. Ma le cifre non bastano: servono le parole per dare loro un senso e dire che non è accettabile, oggi, la resa dello Stato davanti all’uccisione, pluriannunciata, di una donna da parte del marito. Questi argomenti sono macigni nella battaglia che le donne combattono per vedere garantito il diritto alla propria integrità, in ogni parte del mondo da oltre un secolo. Sappiamo bene che la parte più aspra e difficile di questa lotta riguarda il piano privato: le mura domestiche, la famiglia, i rapporti personali, la sessualità.

Marianna Manduca è la donna al quale si ispira la fiction “I nostri figli”

La Convenzione d’Istanbul, solo per stare all’Europa, non ha ancora concluso il suo iter; il nostro ordinamento, per stare a noi, non è ancora ‘a norma’ con i parametri della Convenzione, nonostante i grandi passi avanti degli ultimi anni. La legge sull’equiparazione del femminicidio e sulla tutela degli orfani – per restare in tema – è passata per un soffio solo alla fine della scorsa legislatura. Questo perchè le resistenze a rovesciare una visione che vede nella vicinanza tra chi uccide e chi è uccisa un’attenuante, invece di un’aggravante, sono ancora fortissime. Altrettanto difficile è far passare fino in fondo, oltre ogni retorica, l’idea che i rapporti sono basati sulla libertà, sul consenso, e non sul possesso; e che è su questi pilastri che oggi si costruisce una famiglia.

Fonte Corriere della Sera: le proposte avanzate dalle forze politiche

Servono dunque norme, regole e serve che siano rigide fino a quando la cultura non sarà finalmente cambiata. Regole scritte insieme, trasversalmente, da tutte le forze politiche che condividono la battaglia per la libertà delle donne, senza la quale nessuna idea di civiltà è possibile. Si è già fatto, si può fare.

*Fabrizia Giuliani, parlamentare nella scorsa legislatura, da sempre impegnata sui temi legati alla violenza (ricordiamo Codice Rosa), alle pari opportunità ed alle politiche di genere, è anche la prima firmataria della legge per la “tutela ed il sostegno ai figli rimasti orfani a seguito di un crimine domestico”, approvata in Commissione giustizia lo scorso dicembre. Si tratta di norme che prevedono forme di tutela – come il patrocinio gratuito, la pensione di reversibilità, il sequestro conservativo dei beni a garanzia del risarcimento dei danni, l’assistenza medica e psicologica e anche un fondo ad hoc – per i figli delle vittime di femminicidio.

 

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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