INTERVISTE MAI PIÙ COMPLICI

MARA CARFAGNA: contro la violenza serve una rivoluzione culturale

Mara Carfagna interviene in un convegno organizzato da Se non ora quando - Libere (Ph. Eljor Kerciku)
Mara Carfagna interviene in un convegno organizzato da Se non ora quando - Libere (Ph. Eljor Kerciku)
Simonetta Robiony
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Nell’ultimo mese, tre pronunciamenti della magistratura su casi di violenza sulle donne, più o meno gravi, hanno riaperto il dibattito sul delitto d’onore, abrogato in Italia nel 1981, paradossalmente dopo le leggi che hanno istituito il diritto al divorzio e all’interruzione volontaria di gravidanza. Nel primo caso, la pena inflitta ad un uomo che aveva ucciso la compagna per gelosia è viene ridotta perchè l’uomo sarebbe stato “preda di una tempesta emotiva”, come se si potesse uccidere perfettamente calmi la persona che si sostiene di amare. Nel secondo caso, uno stupro viene messo in dubbio, perchè la donna sarebbe “troppo brutta” per poter essere oggetto di desiderio, dimenticando che ci sono stati stupri di donne molto vecchie e poco appetibili. Ma è l’ultimo caso il più grave. In un processo per femminicidio accaduto dodici anni fa, la sentenza di secondo grado, contraddicendo quella di primo grado, sostiene che “il marito avrebbe ucciso comunque la moglie” e, quindi, non si può imputare all’inerzia delle forze dell’ordine la sua fine: la conseguenza è che il risarcimento dato ai tre figli per la morte della madre va restituito indietro. Lo Stato, e per lui le forze dell’ordine che non hanno fatto niente, non sono colpevoli. Abbiamo chiesto un commento su questi fatti all’onorevole Mara Carfagna, parlamentare di Forza Italia, ex Ministro delle Pari Opportunità, vice-presidente della Camera, una che molto si è battuta per fare istituire il reato di stalking e, comunque, sempre attenta a tutti i problemi che riguardano le donne.

Queste ultime recentissime sentenze hanno turbato l’opinione pubblica tanto che si è perfino parlato di un ritorno al delitto d’onore: lei che ne pensa?

La sentenza d’appello che ha imposto ai tre orfani di Marianna Manduca di restituire il misero risarcimento che avevano ottenuto in primo grado è sconvolgente. I giudici hanno sentenziato in nome del popolo italiano, ovvero di tutti noi, che non vi fu negligenza da parte della Procura di Caltagirone che ha ignorato le fondate e disperate richieste di aiuto di Marianna: ben dodici denunce prima che il marito la uccidesse. Le altre sentenze, invece, hanno rivelato nelle motivazioni una grave indifferenza, se non ignoranza, verso i meccanismi che sono dietro la violenza maschile.

Come mai, proprio adesso, arrivano queste sentenze: è cambiato il clima politico?

Per sconfiggere la violenza sulle donne serve una rivoluzione culturale, ma di segno diametralmente opposto a quella profondamente illiberale delle attuali forze di governo, favorevoli alla riapertura delle ‘case chiuse’ e a una riforma del diritto di famiglia che minaccia la sicurezza di donne e figli e viola le norme della Convenzione di Istanbul. Chi oggi cerca di accreditarsi come difensore delle donne a scopo propagandistico ed elettorale, è chi da anni si scatena con violenza contro personalità femminili non gradite, fatte oggetto sulla rete di volgarità, scherno e persecuzioni misogine.

Da tempo invitiamo le donne a sporgere denuncia, sempre e in ogni caso. Ma, a volte, anche la denuncia non basta o non viene presa in considerazione. Che si deve fare?

La denuncia è fondamentale, ma dobbiamo proteggere e sostenere chi trova il coraggio di farla. È molto importante che i Centri Antiviolenza siano adeguatamente finanziati e così le Case Rifugio che salvano la vita di molte donne e spesso dei loro bambini. Inoltre, da parte della magistratura c’è una certa resistenza ad applicare misure cautelari, mentre sappiamo che molte rischiano la vita proprio fra la denuncia e il processo. Con le colleghe di Forza Italia abbiamo presentato alcuni emendamenti alla proposta Codice Rosso, per ampliare l’ambito di applicazione del braccialetto elettronico: deve diventare complementare all’allontanamento dalla casa familiare e al divieto di avvicinamento.

Alcuni sostengono che a provocare questa ondata di femminicidi è la maggiore libertà delle donne, altri che questi delitti ci sono sempre stati ma che oggi non li accettiamo più e perciò abbiamo cominciato a distinguerli nelle statistiche dai delitti comuni: quale è il suo pensiero?

Credo che molti uomini non si rassegnino a considerare le donne come persone autonome, della cui vita e sorte non hanno titolo per disporre a proprio piacimento. Faccio un esempio. Da un’indagine del ministero della Giustizia risulta che chi viene processato per stalking dichiara come movente il tentativo di “ricomporre il rapporto”, perchè, nella maggior parte dei casi, il persecutore e la vittima hanno intrattenuto una relazione sentimentale. Ma nessuno può credere veramente che l’amore rifiorirà perseguitando e terrorizzando una donna, costringendola a cambiare le sue abitudini per la paura. È evidente che si tratta di violenza, di prepotenza, di un sentimento di possesso, dell’incapacità di accettare la libertà dell’altra.

Servirebbero pene più severe per limitare il fenomeno, oppure l’inasprimento delle pene non avrebbe alcun effetto?

Ho sempre ritenuto giusto introdurre pene più severe per i reati contro le donne e sostenuto che le norme debbano essere applicate con rigore, ma la violenza maschile è un fenomeno criminale con profonde radici culturali e quindi, se vogliamo che diminuisca, sono necessari investimenti e politiche attive per prevenzione, formazione, educazione.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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