MAI PIÙ COMPLICI

Sì a Codice Rosso, ma perché non unanime?

Fabrizia Giuliani
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Si fatica davvero a comprendere perché non sia stato unanime il voto in Aula sulla proposta di Codice Rosso, la norma sulla violenza contro le donne. E ancora di più si fatica a capire come mai la scelta di astensione venga da sinistra (PD e LEU). Il faticosissimo cammino delle donne per combattere la violenza, per portare questa battaglia nelle sedi istituzionali e aggiornare le norme, chiede che si stia al merito delle proposte; che il confronto avvenga sulle scelte e non sulle appartenenze o sulla tattica parlamentare;  che si guardi alle donne e ai loro bisogni, senza strumentalizzarli per finalità che hanno a che fare con altro.

Ora, stando al merito – contrariamente alla pessima pagina sulla legittima difesa che portando le armi in casa aumenta vertiginosamente i rischi di violenza – anche grazie al confronto parlamentare, la legge è arrivata a definire misure importanti: l’ascolto della donna a tre giorni dalla denuncia (se vincolante sarebbe stato meglio, certo, ma vogliamo dire che non ci sono stati casi di sottovalutazione delle denunce solo per stare agli ultimi femminicidi?); l’eliminazione della possibilità di far prevalere le circostanze attenuanti sulle aggravanti; il raddoppio dei tempi per la denuncia di violenza; il fondo per orfani di femminicidio e il contrasto al revenge porn. È stato poi respinto l’ordine del giorno che puntava a introdurre la castrazione chimica, misura del tutto sbagliata e irricevibile.

Insomma, appare davvero strano, per forze che hanno alle spalle anni di battaglie per le donne e che hanno scritto pagine importanti nel contrasto alla violenza, sospendere il giudizio. Sulla violenza non c’è spazio né tempo per posizioni terze se si vuole dar seguito fattivo all’indignazione dopo le sentenze sbagliate e le morti annunciate. Ascoltare per tempo è prevenire – come scrivemmo anche noi nella 119 -, sanzionare il revenge porn è un’azione che interviene sulla cultura e sulla protezione; riequilibrare le sentenze vuol dire dare seguito alla Convenzione d’Istanbul – art.45 – quando chiede che “i reati, conformemente alla presente Convenzione, siano puniti con sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive”. La condivisione di questi Principi dovrebbe essere sostanzialmente comune, e venire prima di ogni calcolo identitario, per dare piena applicazione alle norme. Auguriamoci si riprenda presto un cammino comune, le donne lo aspettano.

*Fabrizia Giuliani, parlamentare nella scorsa legislatura, da sempre impegnata sui temi legati alla violenza (ricordiamo Codice Rosa), alle pari opportunità ed alle politiche di genere, è anche la prima firmataria della legge per la “tutela ed il sostegno ai figli rimasti orfani a seguito di un crimine domestico”, approvata in Commissione giustizia lo scorso dicembre. Si tratta di norme che prevedono forme di tutela – come il patrocinio gratuito, la pensione di reversibilità, il sequestro conservativo dei beni a garanzia del risarcimento dei danni, l’assistenza medica e psicologica e anche un fondo ad hoc – per i figli delle vittime di femminicidio.

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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