DONNE&GOVERNO SUCCEDE

Quando il velo è simbolo di forza femminile

Annamaria Riviello
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Dopo il massacro avvenuto per opera di un suprematista bianco nella moschea di Christchurch in Nuova Zelanda, la Prima Ministra, Jacinda Ardern, ha indossato uno hijab in segno di solidarietà verso una comunità, quella islamica, così profondamente colpita. Tale gesto è stato apprezzato dalle comunità islamiche. A Dubai, sull’edificio più alto del mondo, è stato mostrato con la parola pace, scritta in arabo e inglese: importante segno di possibile convivenza pacifica, contro ogni idea di suprematismo bianco e di integralismo islamico. In un mondo attraversato da pulsioni di odio e di intolleranza, un lucido messaggio politico. Si, perché quel gesto è stato consapevolmente politico: ha indossato il velo per dire: sono con voi, soffro con voi. Prima di tutto ha espresso compassione, senza smarrire la necessità che venga fatta giustizia.

La Premier ha mostrato come può far politica una donna. Non c’è bisogno di freddezza per essere fermi nel comando, c’è bisogno di condivisione con chi è colpito, chi è vittima. C’è bisogno di “mettersi nei suoi panni”. La vera forza, la vera forza femminile conosce la pietà. Qualcuna-o può obiettare che, proprio perché donna, non doveva indossare un simbolo, il velo, della sottomissione femminile, contro il quale in molte lottano. A me pare, invece, che vestirlo come le donne che sono state massacrate insieme ai propri compagni sia un segnale di libertà. Solo mostrando che la differenza femminile non sta nella sottomissione, ma in una più profonda comprensione di ciò che è umano, si aiuta la lotta di quelle che ancora vivono in stato di soggezione.

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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