NO ALL'UTERO IN AFFITTO

La CEDU e la surrogata

Silvia Niccolai, docente di diritto costituzionale, interviene al convegno per l'abolizione universale della surrogata organizzato da Libere
Silvia Niccolai, docente di diritto costituzionale, interviene al convegno per l'abolizione universale della surrogata organizzato da Libere
Simonetta Robiony
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Prima di tutto il bambino: i suoi diritti, i suoi affetti, il suo benessere. È quanto ha deciso la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), a proposito dei bambini nati con la surrogata in paesi dove questa tecnica è legale, bambini arrivati, poi, nei tanti paesi europei dove invece è vietata, creando contrasti tra i differenti sistemi. Non è una sentenza vincolante, ma è stata presa all’unanimità dai diciassette membri di questa Corte: è, dunque, una sentenza forte. In sostanza, anche se non interviene direttamente sulla legislazione dei quarantasette paesi che vi aderiscono, la Corte ha indicato un modo per indirizzare, laddove possibile, il comportamento dei giudici oppure invitare i paesi a promulgare future norme, dove non ne fosse possibile l’applicazione. Quindi, un bambino nato con la surrogata, da una coppia etero o omosessuale maschile o femminile, deve poter essere registrato all’anagrafe, tanto con il nome del genitore a cui è legato geneticamente, quanto con il nome del genitore con il quale, invece, non ha alcun vincolo di sangue, definito ‘genitore intenzionale’. L’interesse del bambino, perciò, viene messo avanti a qualsiasi altro interesse.

Questa decisione è nata da una richiesta della Corte di Cassazione francese sul caso di una coppia eterosessuale che ha fatto ricorso, in California dove la pratica è legale, alla gestazione per altri. Da questa gravidanza sono nati due bambini concepiti con il seme paterno e con un ovulo offerto da una donatrice; un’altra donna ha poi portato a termine la gravidanza. Il caso sottoposto alla Corte europea era questo, ma, come sempre succede, la decisione presa si estende a tutti i possibili altri casi. Alla ‘madre intenzionale’, dice questa speciale corte europea, nonostante non esistano legami biologici con il neonato, vanno riconosciuti tutti i diritti e i doveri di ogni altra madre; si deve agire trascrivendo immediatamente il certificato di nascita del bambino ottenuto nel paese dove è venuto al mondo, o ricorrendo a una adozione speciale così detta ’piena’. E questo, per estensione dell’art. 8 della Convenzione  europea per  la salvaguardia dei diritti dell’uomo e la tutela delle libertà fondamentali, deve valere sia per le coppie formate da un uomo e da una donna, come per quelle formate da due uomini oppure da due donne.

Dietro tale decisione non c’è la volontà di rendere legale in Europa la ‘gravidanza per altri’, ma di tutelare nella maniera più completa il bambino nato ricorrendo a questa tecnica. I singoli paesi sceglieranno quale sia per loro il modo più appropriato di dare al nuovo arrivato, un futuro cittadino, il rispetto della sua vita privata che viene prima della tutela dai rischi connessi alla maternità surrogata. Il sistema più semplice è la trascrizione dell’atto di nascita rilasciato dal paese straniero dove è stato effettuato il parto, e questo è già avvenuto, talvolta, anche da noi. L’altro, il sistema dell’adozione ‘piena’ – che non sarà la stepchild, assai più limitata – è più complicato ma, se verrà preferito, sempre secondo questa corte, dovrà essere effettuato in tempi rapidi, affinché  il minore non si trovi a lungo in una situazione di incertezza giuridica.

Per noi in Italia non dovrebbero cambiare molto le cose. La giurista Silvia Nicolai, docente di diritto costituzionale, infatti, spiega che il parere della CEDU conferma le posizioni espresse dalla nostra Corte Costituzionale. “L’adozione piena in casi particolari”, dice Silvia Nicolai, “salvaguarda da un lato il diritto del bambino alla verità sulla sua nascita e dall’altro il diritto a uno stato giuridico corrispondente alle relazioni in cui si è venuto a trovare. Il divieto italiano di praticare la gravidanza surrogata può convivere con la tutela dei soggetti coinvolti. Le tante obiezioni che pure si sono mosse per casi simili a questo sono fumo alzato per creare confusione”.

Se qualcosa dovesse essere modificata riguarderebbe la pratica dell’adozione che in Italia, rispetto a quanto auspica la direttiva della Corte europea, presenta due o tre difetti: l’adozione è spesso assai lunga e a volte costosa da ottenere; non costruisce legami con la famiglia di chi adotta; ma soprattutto è vietata alle coppie omosessuali che ne sono oggi escluse. Però esiste già, anche in Italia, una forma di adozione rivolta a situazioni di “natura particolare”, una adozione che ha suscitato e suscita perplessità proprio perchè costituisce un’eccezione alla regola. Alcuni giudici, infatti, ricorrendo a questa “adozione particolare”, hanno dato anche alle coppie gay il riconoscimento di entrambi i genitori, ma queste sentenze non si sono poi trasformate in una legge da applicare in tutti i casi: servirebbe un intervento della Corte costituzionale, che, in nome della parità di diritti, riconoscesse anche alle coppie omosessuali quello di adottare un bambino. Con la tecnica della gravidanza assistita effettuata all’estero oppure senza ricorrere a questa pratica, accettando le lungaggini burocratiche che da noi una adozione comporta.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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