INTERVISTE PAPA FRANCESCO

LUCETTA SCARAFFIA, volevamo dar voce alle maggioranze invisibili

Roberta Trucco
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Lo scorso 26 marzo, Lucetta Scaraffia, storica e giornalista vaticana, e il suo staff lasciano la redazione dell’inserto femminile “Donne Chiesa Mondo” dell’Osservatore Romano, comunicando le proprie ragioni con una lettera a Papa Francesco: “gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva, da uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito per continuare la nostra collaborazione”. Prontamente, il direttore Andrea Monda dichiara di non avere nulla a che fare con il clima di sopraffazione denunciato dalla donne della redazione, divenuto intollerabile dopo la denuncia dello scandalo degli abusi sessuali sulle suore. La direttrice Scaraffia e le altre lasciano, a sette anni dalla sua fondazione e direzione, il mensile del quotidiano della Santa Sede, fondato durante il pontificato di Benedetto XVI, attento alla vita delle donne, anche di altre religioni, e al rapporto tra Chiesa e donne, cioè, al riconoscimento forte e ufficiale di queste ultime. A quasi un mese dal clamore suscitato dalla notizia, ripresa dai media di tutto il mondo, torniamo a parlare con lei di quanto accaduto. Tra i temi affrontati ci sono anche: la questione del sacerdozio femminile, al centro di molta riflessione femminista; le dichiarazioni del papa emerito Ratzinger e l’attualità. Argomenti su cui Scaraffia assume posizioni come sempre da libera pensatrice, cattolica e politica, attenta alla storia, dallo spirito nettamente indipendente; lo stesso spirito mostrato il giorno del suo allontanamento inaspettato dalla rivista, un segnale che ci fa riflettere tutte e tutti.

 

Secondo quanto ha riferito al Corriere non solo gli uomini ma anche le donne hanno delegittimato il vostro lavoro all’Osservatore…

No, non sono state alcune donne, ma gli uomini che dirigono il nuovo assetto della comunicazione vaticana, che hanno usato delle donne contro di noi. È una cosa diversa. E una delle ragioni delle nostre dimissioni è stata proprio non voler essere indotte a una guerra fra donne.

Come è nata l’idea dell’inserto Donne Chiesa Mondo? 

L’idea è nata dal vedere che le donne nella Chiesa, più numerose degli uomini e più attive e creative, erano invisibili all’esterno. La chiesa sembrava composta solo da sacerdoti. Noi volevamo dare voce a queste donne, farle conoscere. Poi con il tempo i nostri obiettivi si sono approfonditi: abbiamo individuato – anche su segnalazione delle molte lettere che abbiamo ricevuto – temi da approfondire, come la maternità, lo stupro, il rapporto con le donne islamiche, l’identità femminile e siamo passate a fare numeri a tema unico. Il nostro gruppo nel frattempo si stava allargando a persone di fede diversa, età diversa e competenze differenti, diventando un vero e proprio laboratorio di lavoro intellettuale.

Lei dice che le donne nella Chiesa vengono raccontate come fossero metafore, perché allora è contraria al sacerdozio femminile? Non restituirebbe autorevolezza al pensiero teologico femminile?

Negli ultimi trent’anni la ricerca teologica ed esegetica delle donne ha dato risultati importanti, che spingono a una lettura nuova dei testi sacri. L’autorevolezza delle donne sta in questo, nel loro lavoro serio e ricco di nuove intuizioni, non c’è nessun bisogno di diventare sacerdoti per ottenere autorevolezza. Pensiamo invece che è bene che le donne, laiche, rappresentino un punto di vista diverso, libero e nuovo, con cui la Chiesa si deve confrontare. Il problema è riconoscere loro rispetto e valore, che è quello che meritano come persone umane. In questo modo, e solo così, possono portare la loro differenza fin nel cuore del sacro. 

“Sposati e sii sottomessa” è il titolo di un libro della Miriano che lei recensì favorevolmente. Ha cambiato idea?

Avevo pensato che fosse un libro ironico, e mi era piaciuto lo stile divertente e agile, non l’avevo preso sul serio. E ho fatto male, ora me ne pento, avrei dovuto essere più attenta.

Sessantotto e rivoluzione sessuale sono, secondo Ratzinger, l’origine dell’attuale deriva morale. Lei che ne pensa?

Penso che la rivoluzione sessuale abbia cambiato, nel bene e nel male, il rapporto con il sesso, e che la Chiesa non abbia fatto i conti con questo cambiamento, che invece è penetrato, come era ovvio, anche al suo interno. Ratzinger ha indicato la necessità di fare i conti anche con la situazione storica nella quale la questione degli abusi è maturata.

Le chiedo a caldo: cosa è bruciato a livello simbolico con il tragico incendio di Notre Dame a Parigi?

Sono bruciate le radici cristiane d’Europa, ma proprio sulle sue ceneri sembra che stia sorgendo una nuova consapevolezza, proprio quel riconoscimento, prima negato, dell’importanza del Cristianesimo nella costruzione della civiltà europea.

 

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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http://27esimaora.corriere.it/author/roberta-trucco/

1 Comment

  • Oggi la suora deve essere lievito culturale , ha detto suor Maria Barbagallo (per dodici anni superiora generale delle cabriniane) intervistata il 21 dicembre sull Osservatore romano: E infatti quello che manca и proprio l apporto culturale delle donne – aggiunge Lucetta Scaraffia – mentre sono loro a far andare avanti la chiesa. E importante anche la voce delle laiche, ma penso sia fondamentale che si cominci a sentire la voce delle religiose. Spesso la loro visione и diversa da quella degli uomini, perchй entrano diversamente in relazione con le situazioni – aggiunge Scaraffia – oltre al fatto che, non dovendo far carriera come vescovi e cardinali, in genere sono piщ libere, all interno della chiesa. Troppo spesso, invece, sono considerate come assistenti o cameriere. Queste donne hanno moltissime cose da dire sui temi di cui discute la chiesa, mentre ora la loro voce non viene ascoltata .

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