LUCI ROSSE SENZA CATEGORIA

La Consulta a tutela della dignità e libertà delle donne

Annamaria Riviello
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La sentenza della Consulta, che ha salvato le norme della legge Merlin che incrimina gli atti di favoreggiamento della prostituzione, non ha bisogno di commenti. Con un linguaggio limpido e una logica stringente, dimostra che la prostituzione non è mai un’attività totalmente libera. Adduce poi tutti i motivi: labilità dei confini tra autodeterminazione e costrizione, svilimento della dignità della persona, e rischi per la salute e per l’integrità psicofisica. L’occasione di questo atto è la punibilità del favoreggiamento da parte di terzi, previsto dalla legge che impose la chiusura della case di prostituzione.

La legge, come è noto, fu voluta fortemente da Angela Merlin, socialista, una delle madri della Repubblica: fu un autorevole membro della Commissione dei 75 che preparò il testo della Costituzione Italiana. La senatrice fu certo colpita dalla vista della sofferenza delle ragazze della sua terra costrette a prostituirsi dalla fame. La Corte Costituzionale ci dice però che alcuni valori costitutivi della nostra democrazia repubblicana – la dignità della persona umana è tra questi – non si tutelano solo in casi di evidente sfruttamento, si tutelano in ogni caso. La dignità di ogni donna e ogni uomo è un valore fondante della nostra civiltà.

Lina Merlin

Lina Merlin

Questa saggia decisione, oltre a salvare una buona legge, riapre ancora una volta gli interrogativi su due quesiti di grande importanza. Sulla natura della prostituzione e, ancora più radicalmente, sulla concezione della nostra libertà. Sono temi di grande rilevanza che non possono esaurirsi in un articolo. Mi limito a un accenno. Vendere il proprio corpo non può considerarsi un lavoro, perché il corpo non è cosa, ma parte integrante della persona. Questa scissione non ha fondamento se non in una forzatura ideologica, inconsistente sia dal punto di vista scientifico che da quello dell’esperienza.

La libertà, inoltre, è sempre “in condizione”, lo sanno bene le donne quando devono scegliere se essere o non essere madri. La libertà, infatti, non è un gesto autistico, è sempre in relazione, ma si realizza quando contribuisce allo sviluppo e alla pienezza della persona. Impossibile collegarla al suo degrado. È questo un ragionamento che non impedisce leggi di tutela per chi si prostituisce, uomo o donna che sia, né cura della salute, né protezione per le persone coinvolte, né che mira a imporra criteri morali, o vagheggia perbenismi o costrizioni alla libertà sessuale. È un discorso però che afferma che quando si parla di prostituzione non si parli di libertà, non abita da quelle parti.

 

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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