PAPA FRANCESCO PARI E DIFFERENTI

Genere e differenza, la Chiesa apre al dialogo

Serena Sapegno
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“Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” è il titolo del documento fortemente voluto da Papa Francesco, che segna una svolta importante nell’ormai decennale confronto tra l’antropologia cristiana sulla coppia e sulla famiglia e le cosiddette ‘teorie del gender’. Con la nostra Serena Sapegno abbiamo provato a indagare se è davvero così e per quali ragioni. Lo abbiamo fatto cercando di andare oltre gli slogan social e i titoli dei giornali che hanno accompagnato, lo scorso 10 giugno, la diffusione del testo redatto da esperti di pedagogia, filosofia, diritto e didattica.

Occorre distinguere tra ideologia e studi di genere

Il documento della Congregazione per l’educazione cattolica, a firma del cardinale Giuseppe Versaldi, sembra rappresentare un importante cambiamento nell’atteggiamento della Chiesa sulle ‘questioni del gender’. Intanto perché è esplicitamente rivolto a trovare un dialogo.

Tanto per cominciare va rilevato che il documento scelga di fondare il discorso a partire dal versetto «Dio creò l’uomo a sua immagine […] maschio e femmina li creò» (Gen 1, 27), un passaggio biblico che nella tradizione esegetica ha avuto assai meno visibilità e fortuna di quell’altro passo «Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.» (Gen 2,22) che ha fondato la concezione della donna come compagnia derivativa dell’uomo e quindi la sua subordinazione. Inoltre, la Chiesa prende le distanze dalle modalità superficiali e caotiche in cui fino ad ora si è svolto il dibattito pubblico dichiarando che «è necessario tener presente la differenza tra l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane».

Nuovi messaggi su sessualità e differenza

La riflessione, rivolta soprattutto agli educatori, viene poi inquadrata all’interno di una cornice che pare voler fare tesoro dei cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni, riconnettendosi esplicitamente al Concilio Vaticano II e mettendo nero su bianco alcune acquisizioni non banali:

La visione antropologica cristiana vede nella sessualità una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l’amore umano. Pertanto, essa è parte integrante dello sviluppo della personalità e del suo processo educativo.

Critica alla libertà fondata sui diritti del singolo

Ѐ in questo quadro che si sente la necessità di riconoscere che la differenza sessuale è sempre stata letta nella nostra cultura come una gerarchia naturale con «forme di ingiusta subordinazione che hanno tristemente segnato la storia, e che hanno avuto influsso anche all’interno della Chiesa.»

La cornice del ragionamento è naturalmente tutta interna alla concezione cristiana della vita umana e della sua fondazione ontologica nella Creazione divina e perciò si ritiene «necessario ribadire la radice metafisica della differenza sessuale», pur se si conviene che «Il genere, invece, è il modo in cui si vive, in ogni cultura la diffe­renza tra i due sessi. Il problema non sta nella distinzione in sé, la quale può essere interpretata rettamente, ma in una separazione tra sesso e gender. (…) lo stesso concetto di gender va a dipendere dall’atteggiamento soggettivo della persona, che può scegliere un genere che non corrisponde con la sua sessualità biologica».

Qui sta il nucleo interessante del ragionamento e la sua forza, che va ben al di là di una concezione religiosa della vita umana. Ciò contro cui si punta infatti il dito è l’evoluzione contemporanea di quella scissione profonda tra corpo e anima che del resto tanto deve alla tradizione cristiana. In effetti, si va incontro oggi a un «dualismo antropologico: alla separazione tra corpo ridotto a materia inerte e volontà che diviene assoluta, manipolando il corpo a suo piacimento.»

La cultura del ‘neutro’ che cancella la differenza

Importante inoltre l’osservazione di papa Francesco, citata nel documento:

Invece di contrastare le interpretazioni negative della differenza sessuale, che mortificano la sua irriducibile valenza per la dignità umana, si vuole cancellare di fatto tale differenza, proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane. Ma l’utopia del “neutro” rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita. 

Un testo importante per l’attuale dibattito politico e culturale 

Naturalmente, come si diceva, la concezione della differenza sessuale è nel pensiero della Chiesa fondata su basi ontologiche e teologiche e quindi si spinge ben oltre quella «complementarità fisiologica, basata sulla differenza sessuale, (che) assi­cura le condizioni necessarie per la procreazione», per configurare piuttosto una complementarietà assoluta, che tende necessariamente ad attribuire a tale differenza delle valenze fisse, ormai rifiutate dalla coscienza di tanta parte delle donne. Così come la storia delle donne non può che motivare una certa diffidenza verso i riconoscimenti ecclesiastici del ruolo delle donne che «realizzano una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal va­lore veramente inestimabile».

Resta il fatto che questo documento, rivolto alle strutture educative cristiane, può tuttavia effettivamente aprire un dialogo su alcuni punti non secondari del dibattito politico e culturale attuale, contribuendo a sparigliare ancora una volta la fissità superficiale degli schieramenti, per costringere ad una riflessione sui contenuti più importanti della nostra cultura comune.

Clicca qui per consultare il documento della Congregazione.

 

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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