NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Lettera aperta di una donna alla CGIL sull’utero in affitto

Ph. dal sito www.cgilbo.it
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Lunedì verrà recapitata al segretario della CGIL, Maurizio Landini, ma sta già facendo il giro della Rete e raccogliendo consensi unanimi: è la lettera di Emanuela Mariotto che dopo trent’anni di impegno ha ritirato la propria iscrizione al sindacato per via delle posizioni prese da quest’ultimo in favore del ‘sex work’ e della legalizzazione della pratica dell’utero in affitto. “Può la CGIL decidere di riconoscere come diritti individuali pratiche che violano i diritti umani di donne e bambini e stravolgono l’orizzonte della riproduzione umana?”, chiede indignata Emanuela e con lei tanti altri tra singoli/e, organizzazioni e associazioni. Riportiamo di seguito il testo che chiunque, anche chi non è un iscritto alla CGIL, potrà sottoscrivere. 

Caro Segretario, 

sono una donna, femminista e di sinistra. Per circa trent’anni ho speso parte del mio impegno politico nella CGIL Scuola. Sono stata delegata sindacale, con altre donne ho fondato il Gruppo donne Cgil per affermare la soggettività di noi donne e valorizzare il nostro lavoro.

Ora non ho più la tessera. L’ho restituita, con grande dispiacere, mesi fa, quando l’Ufficio Nuovi Diritti ha promosso un Convegno nel quale ha proposto di riconoscere e tutelare la prostituzione come lavoro, sex work is work. Anche in quella circostanza, ho scritto una lettera aperta alla allora Segretaria Susanna Camusso in cui esprimevo il mio disaccordo. Non sono stata la sola, l’hanno fatto anche molte Associazioni di donne e singole.

Ora siamo daccapo. Il 19 giugno, sempre promosso dall’Ufficio Nuovi Diritti insieme a associazioni come Certi Diritti, Famiglie Arcobaleno e la Luca Coscioni, si terrà il Convegno dal suggestivo titolo “Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019”, una spinta per avviare anche in Italia un iter legislativo, verranno invitati i parlamentari e presentate ben due proposte di legge, per regolamentare la pratica dell’ utero in affitto, che da noi è vietata.

Contro l’utero in affitto da tempo agisce un movimento nazionale e internazionale di donne, che chiede l’abolizione universale di questa pratica disumana. Può la Cgil, che dice di difendere la dignità degli esseri umani, sostenerla? Può accettare che delle donne vengano trasformate in materia prima (i loro ovuli venduti) e in mezzi di produzione (le gestanti), trattate come incubatrici, a cui, per contratto, viene tolta ogni libera decisione sul “prodotto” del loro lavoro di riproduzione, a cui, per contratto e tramite il passaggio di denaro, la creatura viene sottratta per essere venduta a ricche coppie, omosessuali e eterosessuali? Può la Cgil avallare la legittimità di confezionare una creatura su misura? Può essere d’accordo sul recidere il legame che fonda la nostra vita, separando la madre dal bambino? Può decidere di riconoscere come diritti individuali pratiche che violano i diritti umani di donne e bambini e stravolgono l’orizzonte della riproduzione umana?

Io penso di no e come me, ne sono certa, molte donne e uomini del Sindacato. Una non strana alleanza si realizza con la richiesta del “diritto” ad affittare l’utero: il moderno liberismo sposa il mai defunto diritto patriarcale di controllo del corpo delle donne in nome del mercato e del business: tutto diventa merce, tutto può essere comprato e venduto. Questa nuova schiavitù delle donne viene spacciata come progresso e come una nuova libertà, quando, in realtà, gli unici a essere liberi sono i ricchi committenti.

Sono molte le voci autorevoli contrarie all’utero in affitto. Una per tutte, la Corte costituzionale, secondo la quale questa pratica “offende in modo intollerabile la dignità delle donne e mina nel profondo le relazioni umane”.

Caro Segretario, i problemi delle donne sono tanti e gravi. Questo è uno di quelli. 

Emanuela Mariotto, ex-iscritta Cgil

 

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

16 Comments

  • Sottoscrivo il testo della lettera. Lo sgomento mi accompagna già da quando appresi delle posizioni della Cgil in merito alla prostituzione. Non riuscivo a crederci.

  • Non sono per demonizzare posizioni pro utero in affitto; non è così che riusciremo a fermare la campagna pseudo libertaria che si basa sul: “si può quindi facciamolo”. Sono coinvolte donne e uomini in carne ed ossa, con i loro sentimenti, i più profondi. Un dialogo costruttivo deve avere rispetto delle posizioni dell’altro/a, del dolore che nasce dalla mancanza.
    Coppie etero, omosessuali, lesbiche: le situazioni sono oggettivamente diverse e non possiamo eludere la complessità affrontando tutto in termini di diritti che eludono le diversità. Detto questo il mercato deve essere escluso dal confronto tra le parti, trattandosi di un bene indisponibile alla valutazione economica: la vita.

  • sono perfettamente d’accordo con il testo della lettera contro la maternità surrogata e aderisco all’appello. Cecilia Brighi, Roma ex sindacalista CISL

  • E’ la dimostrazione che le etichette non sono esaustive per loro intrinseca natura! Un conto sono i diritti civili ed altri quelli individuali. Testimonia l’incapacità di reggere il contrasto ed il dissenso da parte delle organizzazioni, la paura di perdere il consenso per cui si sdogana tutto, anche ciò che tocca temi delicatissimi. Questo “libero tutti” indica la vacuità delle organizzazioni sindacali che non hanno saputo difendere i lavoratori e si riuniscono per questioni di lana caprina, lasciando le altre alla fatalità del mercato.

  • Sostengo e approvo la lettera di Emanuela Mariotto prendendo in seria considerazione la possibilità di restituire la tessera

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