PAPA FRANCESCO

Dal pensiero religioso una risorsa di senso per tutti

Adamo ed Eva di Albrecht Dürer, firmato e datato 1507
Adamo ed Eva di Albrecht Dürer, firmato e datato 1507
Annamaria Riviello
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La lettura del documento della Congregazione per l’educazione cattolica “Maschio e femmina Dio li creò” mi ha fatto pensare a quanto sostiene il filosofo tedesco Jurgen Habermas sulle risorse di senso che le religioni possono contenere anche per le società secolarizzate come la nostra. Il testo, commissionato da papa Francesco, dal sottotitolo “per una via di dialogo sulla questione del gender, ha una sua intrinseca coerenza: la fede e la retta ragione, particolarmente care a Benedetto XVI, non sono mai disgiunte nella riflessione sulla natura umana; la vita come dono originario; gli uomini e le donne creature di Dio.

Partendo da questa premessa, vi si svolge una serrata critica alla teoria del gender che sostiene l’inessenzialità della determinazione sessuale del corpo e vede l’identificazione dell’identità sessuale come pura costruzione sociale. Si instaura così un ‘dualismo antropologico’, in cui il corpo è materia inerte a disposizione dell’individuo, manipolabile a piacimento con l’ausilio delle biotecnologie; e si rinnega la differenza sessuale tra uomo e donna: ciò che vale, secondo questa teoria, è l’assoluta libertà di autodeterminazione di ciascun individuo. Il testo a firma del cardinale Giuseppe Versaldi riconosce, invece, che la sessualità è “parte integrante della soggettività degli uomini e della donne, una ricchezza di tutta la persona, corpo, sentimenti, anima”.

Cosa ha detto il #Vaticano nel documento “Maschio e Femmina li creò”? Risponde la nostra Serena Sapegno andando oltre…

Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su Sabato 15 giugno 2019

Il documento, che si inquadra nella Dottrina della Chiesa, nella sua parte propositiva, esprime giudizi granitici sulla struttura della famiglia, aperta alla procreazione, naturalmente determinata e quindi non storicizzabile. Sembra dimenticare la presenza di quella parte, non marginale, di umanità che sono gli omosessuali. La certezza della fede, insomma, stabilisce norme inderogabili e non soggette all’arbitrio di chi volesse contrastarle. Così si esprime la Dottrina ecclesiale e questa è la guida che intende dare ai formatori e agli insegnanti cattolici. Sarebbe però sbagliato, per un pensiero laico,  fermarsi qui. Non guardare appunto alle “risorse  di senso“ di cui questo documento da prova.

Intanto si accetta la distinzione tra: sesso come determinazione biologica e genere come costruzione storica. Il problema è la riduzione del sesso a pura costruzione culturale, frutto di una normativa tesa a  limitare e disciplinare la libertà dell’individuo. Su questo tema credo che il dibattito debba riguardare credenti e non credenti.

La libertà umana non nasce sola, fuori dalla relazione primaria con la madre e in seguito con altri “tu” che contribuiscono alla formazione dell’identità. Nessuno è del tutto predeterminato, perché nella relazione nasce una storia che è esattamente il campo della libertà che si dispiegherà nella parola nuova di ogni bambina/o. Una libertà autentica ma sempre in condizione. Il nostro corpo, i nostri neuroni, la nostra mente e il pensiero sono una unità inscindibile che concorrono a formare la persona che siamo. Solo uno sguardo distratto può pensare che questi legami costituiscano un impedimento, in realtà essi sono la grandezza della nostra specie che si riconosce nell’idea di limite ed è capace di guardarlo sapendo che è quello che fa di ognuno una creatura umana.

Sulla base di queste premesse antropologiche si può, si deve, discutere, ma non si può ignorarle. L’idea di scissione che anima molto pensiero contemporaneo, di uso del corpo oggettivato, protesizzato dalle nuove tecnologie, può dare una sensazione di potenza illimitata del fare. Si tratta di capire se questa pretesa interpreti più compiutamente la inesausta domanda di senso che accompagna le nostre vite o ci consegni ad una “illimitata” solitudine.

Clicca qui per consultare il documento della Congregazione.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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