NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Cisl su surrogata: questione importante che anche il sindacato deve affrontare

Annamaria Furlan, Segretaria generale Cisl
Annamaria Furlan, Segretaria generale Cisl
Libere
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Care amiche del gruppo Se non ora quando – Libere,

voglio ringraziarvi di cuore per l’invito di oggi, e per questo voglio comunicarvi tutto il mio personale sostegno e condivisione alla vostra iniziativa. In questi giorni è tornato alla ribalta il tema della maternità surrogata e di una sua possibile regolamentazione. È una questione importante che anche il sindacato non può non affrontare, sapendo sempre distinguere tra le legittime posizioni individuali dei nostri iscritti e la difesa di principi umanitari e morali, sanciti anche dalla nostra Costituzione.

L’ utero in affitto è una cosa umanamente inaccettabile, sia per le donne che non sono incubatrici ma madri, sia per i bambini. È solo il denaro che determina questo processo, come avviene in California, uno dei principali Stati ‘surrogacy friendly’ negli Usa, dove i contratti sono scritti per proteggere chi commissiona un bambino, e non la madre o il nascituro. Una vera follia. Ecco perchè dobbiamo dire no allo sfruttamento della donna ed alla riduzione del corpo femminile a puro “strumento” e dei bambini a “merce”. Operazioni che, purtroppo, sono sempre connesse alla pratica della maternità surrogata.

Non esiste il “sex work”, un lavoro sessuale da regolamentare nel nostro paese, cosi come non accetteremo mai una prostituzione definitivamente legittimata e mercatizzata.

Un bambino non si prenota, affitta o compra. Un bambino si ama, che è una cosa molto diversa. E non si può immaginare di rendere etico e morale quello che non lo è attraverso una legge. Il grembo di una donna non è una provetta. Tra gestante e bambino che nascerà, pur se concepito con gameti “estranei”, si crea un legame psicologico e persino biologico davvero unico.

Si può parlare di ‘dono’ quando si fa nascere un neonato per l’esclusiva volontà di soddisfare un desiderio che naturalmente non potrebbe realizzarsi? Io penso di no. È comprensibile l’ aspirazione alla maternità o alla paternità. Ma un bambino non può essere regalato come un oggetto, né scelto, né acquistato, né è un diritto per nessuno, coppia etero o omosessuale o singolo che sia. Un figlio è una persona per sé stessa, ha una sua individualità. Un figlio non può essere solo il realizzarsi a ogni costo di un desiderio, per quanto tenace. Quello che si vuole regolamentare per legge, di fatto, è la separazione di un figlio da colei che l’ha portato in grembo. L’alienazione di una madre. La trasformazione di una donna in strumento di produzione e il neonato in prodotto. Adozione e fecondazione assistita non sono scelte equivalenti, anzi bisognerebbe rendere più semplici questi processi, per offrire amore a chi ne ha più bisogno.

Cosi come dovremmo fare di più per sostenere la maternità, favorire le assunzioni di donne ed una migliore conciliazione tra famiglia e lavoro, questioni importanti sulle quali la Cisl è impegnata da tempo, per colmare i ritardi del nostro paese rispetto ad altre realtà europee. Sappiamo bene che in Italia l’argine della legge 40 c’è ancora e resta importantissimo, così come quello che impedisce il commercio di seme e ovociti. Tuttavia sappiamo altrettanto bene che entrambi quegli argini vengono aggirati con viaggi all’estero o mascherando i prezzi pagati da “rimborsi”. Tutto questo è inaccettabile. L’utero in affitto è vietato, ma chi lo usa per farsi fare figli, sta riuscendo a realizzare per via giudiziaria e amministrativa i propri progetti e a violare senza conseguenze la legge vigente in Italia.

Ecco perché bisognerebbe, con buone ragioni e toni giusti, portare avanti una battaglia a livello mondiale, per uscire da questa disumanizzante deriva. Serve un fronte ampio come fu quello contro la schiavitù, o come quello che oggi è in campo contro la pena di morte. Un fronte davvero plurale, che unisca credenti e laici, gruppi intellettuali, realtà associative, singoli cittadini e cittadine, sindacalisti, politici, giornalisti, che via via con sempre maggiore chiarezza hanno compreso l’importanza della questione, che non è puramente ideologica ma fondata sulla difesa della persona e sul rispetto della dignità della donna e dei bambini.

Chi ha scritto questo post

Libere

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

1 Comment

  • Sono assolutamente contro la regolamentazione di questa pratica… Condivido e sottoscrivo quanto scritto e sostenuto da AnnaMaria Furlan… Non si puó mercanteggiare i bambini e mercificare la maternità!!! Chapeau a Furlan e a tutte le donne e le associazioni che si battono su questo fronte… 👏👏❤️Ovviamente mi associo

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