PARI E DIFFERENTI

Parlamento d’estate, il dress code per la parità

Simonetta Robiony
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Fa caldo. Anzi fa candissimo. E in città ancora di più, tanto che i meteorologi parlano di ‘bolla di calore urbana’, nel senso che la temperatura in città può salire dai 4 ai 12 gradi in più rispetto a quello che si registra in campagna. E col calore fioriscono le polemiche estive, un po’ sceme e un po’ no, sempre e comunque reali. Fa caldo, dunque, in tutta Europa, in mezza Italia, a Roma e perfino dentro la Camera dei Deputati, nonostante l’aria condizionata ‘a palla’. Le parlamentari donne reagiscono spogliandosi. Magliette a maniche corte, gonne sopra il ginocchio, pantaloni larghissimi per far passare l’aria, perfino fuseaux di cotone e nient’altro; e poi trafori, spacchi, tagli e ai piedi non più calzature tacco dodici, ma semplici infradito raso terra.

Ph. da sito open.online

A un parlamentare, Federico Mollicone di Fratelli d’italia, pare una provocazione. E sbotta. Senza aver chiesto prima la parola si toglie la giacca e si lancia in un monologo in difesa della dignità dell’istituto parlamentare, urlando contro le colleghe che, a suo dire, si presentano in aula come se andassero a uno stabilimento balneare a chiedere due sdraio e un ombrellone. Finge di farlo in nome della parità tra uomini e donne. Se i maschi alla Camera hanno l’obbligo di presentarsi in camicia e giacca, la cravatta è stata abolita, perchè questo obbligo non deve valere anche per le donne che, invece, possono spogliarsi a piacimento per combattere l’afa?

Benvenuti a "Montecitorio beach"… 😂😂😂 I temi sono… rispetto per l'Aula e pari opportunità… poi ognuno si veste…

Pubblicato da Federico Mollicone su Martedì 2 luglio 2019

Non frequento il Parlamento, né la Camera, né il Senato, dove agli uomini è imposta ancora la cravatta, ma alcune foto dimostrerebbero che merletti a maglia assai larga, sottovesti multicolori svolazzanti, e scollature da discoteca, non sono casi rari. L’on. Mollicone finge turbamento e invoca la decenza. Fa ridere l’aula, ma un pò ha ragione. Solo che la soluzione da lui auspicata sfiora il ridicolo: giacca per tutti. È vero che in Parlamento le donne non dovrebbero esagerare con la nudità. Ma io direi: perchè solo in Parlamento? Sui luoghi di lavoro non si dovrebbe esagerare per rispetto al compito che si deve svolgere, sempre dignitoso, qualsiasi ruolo sia. Solo i bagnini e le bagnine devono stare spogliati: agli altri è concesso un vestito di lino, fresco anche se spiegazzato come solo il lino sa fare. Lino per tutti: donne e uomini, allora.

Non solo, al contrario di quello che propone il deputato Mollicone: niente più obbligo di giacca per i maschi, ma maglietta a mezza manica e basta. Se parità deve esserci non si capisce perchè  proporla in maniera che sia punitiva per le donne e non in maniera che sia liberatoria per tutti. Una bella ‘polo’ non mi pare possa danneggiare l’importanza del ruolo delle nostre due Camere. Ben altro ha ormai provocato danni all’immagine di quel consesso che dovrebbe rappresentare nobilmente tutti noi italiani. Ed è inutile ricordare i tempi che furono, quando Nilde Iotti, presidente della Camera, non si levava le calze neppure d’estate e Tina Anselmi, eroica democristiana, portava sempre quelle a copertura totale con scarpe chiuse e severo mezzo tacco. Erano altre estati. Ce lo dice l’innalzamento annuale della temperatura, questo sì, problema serissimo per il quale si fa ancora troppo poco.

Nilde Iotti e Tina Anselmi

Se ogni anno fa più caldo, ci si deve adeguare, uomini e donne. Senza arrivare al ridicolo delle parlamentari mezze nude e dei maschi abbottonati fino al collo. Nella vita privata, poi, ognuno faccia come vuole. Anche se non è bello camminare per le strade di Roma e vedere uomini in pantaloncini corti, a volte addirittura a busto scoperto anche quando non ci sono pettorali degni di questo nome. Sono stranieri, spesso, fiaccati dal nostro calore, ma se gli italiani mantenessero tutti un pò di contegno, forse anche loro eviterebbero di mostrarsi per le vie cittadine con la stessa divisa che si usa per andare al mare, comprese le ciabatte di gomma ai piedi. Piedi arrossati e gonfi ma pronti a trovare ristoro in una delle nostre fontane monumentali.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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