UNIONE EUROPEA

Ue: bene vertice al femminile ma ancora in affanno cittadinanza donne

Francesca Marinaro
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Per la prima volta due donne sono indicate nei posti chiavi dell’Unione europea, la tedesca Ursula Van Der Leyen alla guida della Commissione europea e la francese Cristine Lagarde alla Banca centrale europea (Bce). Il nostro auspicio è che riescano nell’impresa di ridare una nuova prospettiva politica e culturale all’Unione europea del terzo millennio.

Il compito maggiore sarà quello di evitare il rischio che il senso di appartenenza a uno spirito e alla civiltà europei siano soppiantati da posizioni populiste, disgregatrici e isolazioniste. Deve esserci la consapevolezza della sfida di una nuova Europa, che non pensi solo all’economia monetaria o di mercato, ma anche al modo di stare e vivere insieme delle donne e gli uomini che la popolano. La sfida appunto di saper guardare al fatto che l’Europa è fatta di donne e uomini con le loro esigenze e bisogni che non sono uguali.

Christine Lagarde, ex direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale

A questo scopo è bene ricordare che la normativa, la giurisprudenza e la politica comunitaria hanno indubbiamente esercitato un’influenza positiva su tutti gli ordinamenti degli Stati membri in materia di parità tra uomini e donne. Tuttavia, in particolare con l’avvento della crisi, si conferma una situazione reale statica e priva di variazioni per le donne. I dati segnalano la persistenza di divari qualitativi e quantitativi tra donne e uomini: nel tasso di occupazione, nella valutazione delle competenze, nell’impiego a tempo parziale, nella salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nel tasso di disoccupazione, nelle retribuzioni, nelle carriere professionali più brevi, più lente e meno remunerative delle donne, nei rischi di povertà, negli atti di violenza nei confronti delle donne e nella rappresentanza.

In questo ragionamento ci sembra di non sbagliare nell’affermare che, nonostante le opportunità e le potenzialità contenute nel diritto comunitario, con particolare riferimento alla Carta dei diritti fondamentali, la cittadinanza delle donne rimane ancora una volta incompiuta, permanendo, di fatto, la radice strutturale della cittadinanza diseguale per il mancato esplicito riconoscimento della loro capacità riproduttiva.

È questo che deve essere affrontato se effettivamente si vuole costruire un’Europa di donne e uomini, uguali ma differenti. La crisi di sistema che stiamo attraversando in Europa e nel Mondo è anche il risultato del contrasto tra libertà femminile e una politica ancora tutta rinchiusa all’interno di paradigmi tutti maschili, in affanno di fronte alle necessità di affrontare una nuova agenda di problemi come i nuovi flussi migratori e i cambiamenti climatici. Tocca alle donne superare l’impasse politica dell’Unione europea nel suo processo d’integrazione.

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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