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Contrasto alla violenza, quello che dice Spadafora non basta

Francesca Marinaro
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Nell’intervista di Repubblica al titolare delle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora, non c’è solo l’accusa di sessismo a Salvini. C’è anche un’idea precisa di contrasto alla violenza maschile e cioè che si tratti prevalentemente di un affare di donne. Poco, infatti, si legge nell’intervista del riconoscimento della violenza contro le donne quale “violazione dei diritti umani” oltre che come “forma di discriminazione contro le donne”. Eppure la Convenzione di Istanbul parla molto chiaramente.

La Convenzione stabilisce l’obbligo per le Parti di adottare normative che permettano alle vittime di ottenere giustizia, nel campo civile, e compensazioni, in primo luogo dall’offensore, ma anche dalle autorità statali se queste non hanno messo in atto tutte le misure preventive e di tutela volte ad impedire la violenza. [www.senato.it].

L’obiettivo della Convenzione non è solo quello del sostegno ai centri antiviolenza, ma soprattutto di puntare alla prevenzione, alla tutela, all’educazione, e a politiche sociali integrate per tutelare non solo le donne, ma anche i bambini e gli anziani (quali soggetti più deboli all’interno della famiglia). Per arrivarci serve che l’intera società si faccia carico del problema, promuovendo tutti quei cambiamenti nei comportamenti socio-culturali che eliminino «pregiudizi, costumi, tradizioni, basati sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini».

Pedro Sanchez

“All’amministrazione giudiziaria servono i giusti criteri di interpretazione di genere per comprendere la violenza maschile e poter emettere sentenze giuste” così Pedro Sanchez parlava nel 2018 di una delle 122 misure previste dal suo ‘Patto di Stato’ contro la violenza maschile. Si trattava di una proposta di legge per fornire ai giudici spagnoli una formazione specifica in materia di violenza di genere. 

La Convenzione sottolinea la necessità di un impegno dello Stato per prevenire, combattere e perseguire gli atti di violenza contro le donne attraverso la realizzazione di diverse misure: maggiore cooperazione tra Istituzioni e forze dell’ordine; armonizzazione delle leggi; nuovi organismi ufficiali di controllo e monitoraggio del fenomeno; raccolta di dati e informazioni; più attenzione e protezione nei confronti delle vittime ponendo al centro i loro diritti; stessa attenzione e protezione deve essere rivolta anche ai bambini, testimoni della violenza o figli delle vittime.

Si chiede di prevedere la formazione di nuove figure professionali; l’educazione nelle scuole, orientata alla parità dei sessi, al reciproco rispetto, alla risoluzione non violenta dei conflitti, alla sensibilizzazione sul tema della violenza di genere. E la maggiore partecipazione dei media nel promuovere norme di autoregolazione nella diffusione delle notizie.

Inoltre, si invocano misure legislative tempestive ed appropriate e l’introduzione di alcuni reati (che riguardano violenza fisica e psicologica, sessuale, stupro, mutilazioni genitali, aborto forzato, molestie sessuali, stalking) perseguibili penalmente. Di tutto ciò nessun accenno nell’intervista e nel dibattito infuocato che ne è seguito.

 

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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