MAI PIÙ COMPLICI

Codice Rosso, la lotta alla violenza dovrebbe unire

Con 197 voti a favore, nessun contrario e 47 astensioni il Senato ha approvato il ddl cosiddetto 'codice rosso' contro la violenza di genere
Con 197 voti a favore, nessun contrario e 47 astensioni il Senato ha approvato il ddl cosiddetto 'codice rosso' contro la violenza di genere
Fabrizia Giuliani
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Tante le polemiche seguite al passaggio in Senato del disegno di legge sulla tutela delle vittime di violenza, il cosiddetto Codice rosso, approvato lo scorso 17 luglio senza modifiche. Una cosa è certa: l’approvazione delle misure contenute nella nuova legge è stata un’occasione mancata per le donne e per la politica tutta. Non si capisce, infatti, perché il governo abbia voluto marciare contro le opposizioni, rifiutando contributi che avrebbero potuto migliorare il testo della legge. E d’altra parte si fatica a comprendere l’astensione finale, se si sta al merito delle proposte e non alla tattica parlamentare.

L’arma vincente della trasversalità 

Sembra si sia persa memoria di un dato fondamentale: ogni conquista normativa è diventata tale per la capacità di molte di andare oltre bandiere e appartenenze. Questo non ha certo voluto dire appiattire sul ‘genere’ ogni convinzione. Piuttosto, ha significato essere consapevoli del fatto che gli ostacoli sono trasversali, attrezzandosi di conseguenza. Non occorre ricordare le vicende dei diffusi voti segreti, invocati, legislatura dopo legislatura, per provare ad affossare alcune norme paritarie, dall’Italicum al doppio cognome. Molte cose sono cambiate, e in meglio, ma il fatto che il nostro Gender Gap resti ben inchiodato in fondo alle classifiche europee dovrebbe far capire quanto ancora ci sia da fare. E che la strada da battere non è certo quella dello scontro identitario.

La lotta contro la violenza sulle donne entra a pieno titolo in quest’ordine di riflessioni. Dalla battaglia del ’96 contro la violenza sessuale, allo stalking; dalla 119 (legge contro il femminicidio), all’occupazione bipartisan dei banchi per il revenge porn (vedi foto che segue); passando per le norme a tutela degli orfani di violenza domestica. Ogni singola tappa è stata possibile perché perseguita insieme, diversamente non sarebbe mai stata raggiunta.

18 marzo 2019, Lega e Movimento 5 stelle contro l’inserimento del reato di ‘revenge porn’ nel ddl Codice Rosso. Scoppia la protesta in Aula, con le deputate di Forza Italia che si schierano nell’emiciclo di fronte ai banchi del governo. Si aggiungono anche le deputate di Pd e Fratelli d’Italia, costringendo il presidente Fico a sospendere la seduta e convocare d’urgenza la conferenza dei capigruppo.

Le nuove misure di Codice rosso

Stando al punto, Codice rosso introduce misure condivisibili (contrariamente alla pessima pagina sulla legittima difesa che portando le armi in casa ha aumentato vertiginosamente i rischi di violenza domestica e avrebbe meritato molta più attenzione specifica). Ne sono un esempio: l’inclusione dei reati di violenza domestica e di genere tra quelli che la polizia giudiziaria ha l’obbligo di riferire nell’immediato ai Pm; l’ascolto della persona offesa entro le 72 ore dalla denuncia; l’eliminazione della possibilità di far prevalere le circostanze attenuanti sulle aggravanti; il raddoppio dei tempi per la denuncia di violenza sessuale; e il reato di revenge porn.

Prevenzione, protezione e punizione contro i reati di violenza

Ora, è del tutto evidente che queste norme non sono sufficienti, né risolutive rispetto a un fenomeno che ha proporzioni enormi e radici profondissime. Servirebbe anche un investimento serio, mirato e strutturale, per mettere mano alla cronica mancanza di fondi, per la formazione, per il sostegno ai Centri antiviolenza e per proteggere le donne che scelgono di denunciare. Ma ogni passo in avanti dovrebbe essere condiviso, per poter fare anche il successivo.

Come abbiamo già scritto in occasione del passaggio della legge alla Camera: in materia di violenza non c’è spazio, né tempo per posizioni terze. C’è ancora tanto da fare per far camminare insieme i tre assi che la Convenzione d’Istanbul individua per il contrasto alla violenza. Parliamo di prevenzione, protezione e punizione. Cedere alla tentazione di farli giocare uno contro l’altro – come nei vecchi scontri ideologici – è un errore culturale e politico fatale, non solo per chi lo commette.

 

*Fabrizia Giuliani, parlamentare nella scorsa legislatura, da sempre impegnata sui temi legati alla violenza (ricordiamo Codice Rosa), alle pari opportunità ed alle politiche di genere, è anche la prima firmataria della legge per la “tutela ed il sostegno ai figli rimasti orfani a seguito di un crimine domestico”, approvata in Commissione giustizia lo scorso dicembre. Si tratta di norme che prevedono forme di tutela – come il patrocinio gratuito, la pensione di reversibilità, il sequestro conservativo dei beni a garanzia del risarcimento dei danni, l’assistenza medica e psicologica e anche un fondo ad hoc – per i figli delle vittime di femminicidio.

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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