NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Utero in affitto: la Francia non cede nel rapporto di filiazione

Francesca Marinaro
Scritto da

La Corte di Cassazione francese non cede sul rapporto di filiazione automatica per i figli nati da utero in affitto. Interpellata sul caso della famiglia Mennesson, che 19 anni fa ha avuto due figlie tramite maternità surrogata in California, ha respinto la richiesta di riconoscimento della “filiazione per possesso”. Quindi ha proceduto con una soluzione specifica del caso che non potrà essere utilizzata in altre situazioni.

Per l’industria dell’utero in affitto, molto attiva su questo caso e altri, tutte le vie sono buone per affermare la regola del mercato sulla genitorialità. Per la Cassazione, poiché la filiazione è la base primaria dei gruppi sociali, il Diritto prevale, per proteggere l’intera società e in particolare i più deboli. Una decisione importante, dunque, che arriva mentre in Parlamento e nella società francese, si discute su una proposta di legge governativa in materia di bioetica; e soprattutto per quel che riguarda l’estensione della possibilità di procreazione medicalmente assistita (PMA) alle coppie di donne e single, cancellando la figura del padre.

E se la legalizzazione della surrogata non è prevista nel testo in discussione, le manovre per aggirare il divieto esistente anche in Francia, non sono mancate. Per la Cassazione francese, così come per quella italiana, nei casi di figli avuti all’estero con utero in affitto, si  indica la via della adozione per la/il partner della coppia che non ha legami biologici con il nascituro.

Ancora una volta il Diritto prevale sulle pressioni del mercato. Speriamo che anche la Politica, tutta, torni a più miti consigli; e faccia prevalere sulla questione della surrogata il principio universalmente riconosciuto della non commerciabilità della nascita e della dignità delle donne.

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi