PARI E DIFFERENTI

Lo sguardo giovanile che incrocia il pensiero della differenza

Annamaria Riviello
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Nel 1992 la dodicenne Severn Cullis Suzuki tenne un discorso durante il Summit della Terra organizzato dalle Nazioni Unite a Rio de Janeiro. La giovanissima relatrice disse che parlava a nome delle generazioni future; dei bambini che vivono nella miseria; degli animali che muoiono perché il loro habitat è stato distrutto. Sottolineava anche che non c’era più tempo per porre fine a pratiche che portano alla distruzione del pianeta.

Severn aveva alle spalle una organizzazione di bambini per la difesa della terra. Donne delle comunità indigene misero in atto una protesta per le stesse ragioni e per la salvaguardia del loro territorio. In Colombia, in Ecuador, nella Guinea francese, tra loro c’erano anche note femministe. Insomma, un grande movimento che aveva scosso Paesi più esposti ai cambiamenti climatici e con marcati problemi sociali. Poco o nulla arrivo di tutto questo al dibattito europeo e statunitense.

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Ora questo tipo di problemi sono stati sollevati anche in occidente, impossibile ignorarli. Noto però che in questo caso si tende a circoscrivere riflessioni e commenti alla sola questione del clima. Anche se su questo ci saranno sempre negazionisti a spiegarci che il clima sulla terra è sempre cambiato, a parlarci di dinosauri scomparsi e altre storie. Il fatto è che se li ascoltiamo questi giovani dicono molto di più. Vogliono prendersi cura del pianeta in una maniera del tutto inedita. Segnano un cambio d’epoca: la fine della lotta contro il mondo non umano, la consapevolezza che sia necessario muoversi rispettandolo e che le risorse naturali non sono infinite.

Che ha detto Greta, la giovanissima svedese che ha dato il via a questa ondata? A Katowice, nel 2018, durante la Conferenza internazionale sul clima, ha esortato a lasciare i combustibili fossili sottoterra e a concentrarsi sull’eguaglianza. “Certo tipo di sfruttamento delle risorse – ha detto – serve a pagare i lussi dei ricchi svedesi”. A Davos nel gennaio del 2019, al World Economic Forum, ha ammonito: “basta occuparsi solo di denaro e crescita, una crescita basata sulla sofferenza di molti.”

Insomma, sinora mi era capitato di leggere solo la bellissima enciclica di papa Francesco, Laudato siche mette insieme tipo di sviluppo, ingiustizie planetarie e tutela dell’ambiente. Ora invece è una intera generazione che rivendica un mondo più sobrio e con la coscienza del limite.

Su questo sito mi è accaduto nell’ormai lontano 2013 di parlare del nostro senso del Limite:

…i limiti, le soglie disegnano la nostra irripetibile personalità. Non siamo altro dal mondo che ci circonda, siamo una piccola luce con la coscienza di esserlo.

Più recentemente in un agile libretto, ‘Lo Spariglio’, ho scritto:”..i mutamenti climatici suggeriscono la necessità di porre limiti a uno sfruttamento parossistico delle risorse. E più avanti: “le risorse del pianeta non sono illimitate”. Nello stesso libretto, Francesca Izzo ha scritto un saggio che si chiude così “la cultura deve rispettare l’ineliminabile finitezza naturale. La fine del patriarcato richiede che vi sia un nuovo rapporto tra ciclicità e progresso, tra mutabilità e conservazione.

Questa ispirazione viene evidentemente dalla profonda convinzione che il femminismo della differenza, contrariamente a quanto affermano pensieri più in voga, ha molto ancora da dire, che la libertà femminile, che non è mai incondizionata,  ci consegna uno sguardo più lungo sulla realtà. Lo stesso sguardo lungo che i giovani che si ribellano oggi chiedono a coloro che hanno più potere. Pensieri diversi si incontrano in una inedita alleanza.

 

 

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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